Vita assai romanzata di Marcel Duchamp, inventore dell'arte contemporanea nonché maggior umorista del novecento
Perle dalla rete
1913 - Il giovane pittore Marcel Duchamp dà una svolta alla
sua carriera. Decide di abbandonare pennelli e colori per dedicarsi a una assai
meno tradizionale e faticosa forma di rappresentazione, priva di manualità: la decontestualizzazione
di oggetti. Anziché dipingere un oggetto, l’artista si limita a
prenderlo e mostrarlo così com'è. A estrarlo dal suo contesto per esporlo,
bello e pronto, in un museo. Oggi sembrerebbe una sciocchezza, ma fino ad
allora non ci aveva mai pensato nessuno. Duchamp presenta la sua prima opera
del genere: una vera ruota di bicicletta posata su uno sgabello.
1917 - Duchamp sbalordisce il mondo con un altro capolavoro: stacca dai bagni
pubblici un orinatoio, lo firma (con un nome falso) e lo espone come sua
creazione. Invero, anche in questo caso l’oggetto non è stato realizzato da lui
ma da altri. Una fabbrica di orinatoi, si presume. Al pubblico domandante cosa diavolo
sia quella roba, lui replica che la risposta non spetta all’autore (che per
inciso ha ben altro da fare che perdere tempo a cercare significati chiari
nella sua arte) ma spetta semmai allo spettatore stesso, il quale proprio per
questo suo nuovo ruolo attivo e non più passivo dovrebbe sentirsi orgoglioso
del coinvolgimento nel processo creativo e smetterla di rompergli l'anima.
1919 - Duchamp si cimenta con l’autoritratto, ma alla sua maniera. Si fa
tagliare i capelli rasando a zero la nuca con un disegno a forma di stella.
L'autoritratto consiste proprio nella fotografia della nuova capigliatura.
1920 - Siamo all'acme della fama. Qualcuno lo definisce “l'uomo più
intelligente del secolo". Duchamp compra una riproduzione della Gioconda e
le disegna a matita i baffi e la barba.
1921 - Duchamp è oramai una superstar, l'artista più ammirato del mondo. Lo
ritroviamo a New York dove assume lo pseudonimo femminile Rose Sélavy. Per
avvalorare l'enigma, talora si presenta in pubblico vestito da donna.
1923 - Duchamp da anni è alle prese con il Grande Vetro. Due grandi lastre di
vetro, decorate ai margini da misteriose figure in metallo. Ai critici che
diventano pazzi per interpretarne invano i significati, l'autore fornisce
spiegazioni ermetiche, indecifrabili. Parla persino di alchimia. L'opera viene
da lui presentata come “definitivamente incompiuta”: Duchamp la conclude
smettendo di lavorarci. In seguito, durante un trasporto, le lastre si rompono.
L'artista non sembra preoccuparsene, anzi apprezza l'intervento del caso come
parte del progetto.
Stabilisce quindi di trascorrere il resto della vita nel suo passatempo
preferito, il giuoco degli scacchi.
http://personalitaconfusa.splinder.com 21/01/2010

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