Un'overdose di austerità sta drogando l'economia
Le prospettive dell'economia mondiale mi sembrano molto poco incoraggianti.
Mentre avanziamo a grandi falcate verso un decennio perduto, è difficile non provare la sensazione che, specialmente in Europa, ci si aggrappi a qualunque motivazione disponibile per giustificare le misure di austerità (l'ultima è l'idea infondata che una politica di contrazione della spesa possa produrre effetti espansivi).
Purtroppo quest'idea si sta diffondendo rapidamente.
L'ultimo bollettino mensile della Banca centrale europea dimostra che
Francoforte ha sposato in pieno la tesi della «contrazione che produce
espansione», basandosi in gran parte sugli esempi di quei paesi che hanno
registrato una crescita economica dopo l'applicazione di severi programmi di
austerità. Ma se si va a guardare più da vicino ci si rende conto che questi
casi non possono valere come precedenti.
Prendiamo l'esempio della contrazione della spesa pubblica operata in Irlanda
negli anni 80, con i suoi presunti effetti espansivi sull'economia. È vero,
l'Irlanda aveva introdotto misure di austerità, ma aveva anche beneficiato
della svalutazione della sua moneta e di un boom inflazionistico nel Regno
Unito. E come se non bastasse i tassi d'interesse erano scesi drasticamente,
cosa possibile perché partivano da livelli alti. Oggi tali misure non sarebbero
applicabili, specialmente negli Stati Uniti, dove i tassi sono già a livelli
molto bassi.
A questo proposito, all'inizio dell'anno, negli Stati Uniti, il Committee for a Responsible Federal Budget (un'organizzazione senza scopo di lucro, composta da esperti di contabilità pubblica con la finalità di accrescere la consapevolezza dei cittadini sulle tematiche di maggior impatto in materia di politiche di spesa) ha sostenuto una tesi analoga per giustificare l'adozione di misure di austerity, e ha raccomandato una lista di interventi di risanamento.
Che dire allora di questi presunti modelli da imitare?
Canada, 1994-1998: la contrazione della spesa pubblica avvenne in un momento in
cui la ripresa era già in corso ed era solida: le esportazioni erano in pieno
boom e la Banca
del Canada stava tagliando i tassi d'interesse. Ma come ha spiegato Stephen
Gordon, professore di economia all'Università Laval del Québec,
quell'esperienza non è di grande utilità oggi, in un momento in cui è il mondo
intero a trovarsi in una situazione di depressione economica e i tassi
d'interesse sono talmente bassi che più di così è difficile possano scendere.
Danimarca, 1982-1986: è vero, in quegli anni la spesa privata in Danimarca salì, grazie soprattutto a un calo dei tassi d'interesse a lungo termine di 10 punti percentuali. Ma sarebbe difficile replicare quelle condizioni oggi, con i tassi nei paesi più importanti assestati fra il 2 e il 3%, e in alcuni casi quasi a zero.
Finlandia, 1992-2000: questo esempio dimostra semplicemente che una drastica contrazione della spesa pubblica può favorire l'espansione dell'economia se abbinata a una variazione in attivo della bilancia delle partite correnti nella misura del 12% del Prodotto interno lordo (l'espansione finlandese fu trainata da una crescita delle esportazioni, in particolare dei prodotti Nokia). Quindi, fondamentalmente, se tutto il mondo passasse a un forte attivo nel saldo con l'estero, le cose andrebbero per il meglio.
In realtà, questi esempi dimostrano che una nazione può procedere a una riduzione
della spesa pubblica senza mettere in crisi l'economia solo se gli effetti
depressivi possono essere compensati da eccedenze commerciali e/o da drastiche
riduzioni dei tassi di interesse. Ma dal momento che non è possibile che ogni
paese sia in attivo nel saldo con l'estero, e dal momento che quasi tutte le
principali economie hanno già dei tassi di interesse molto bassi, tutto ciò è
di scarsa rilevanza per la situazione economica corrente.
Eppure esempi del genere vengono sbandierati come ragioni per non preoccuparsi
di questa austerity dilagante. Le prospettive dell'economia mondiale mi
sembrano molto poco incoraggianti.
http://www.ilsole24ore.com 3 luglio 2010

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