Unire Illuminismo e Romanticismo è la sfida del secolo
Viviamo in una dittatura del calcolo pur vedendone i limiti Per questo abbiamo l'esigenza di rifondare l'umanesimo
La cultura occidentale, da sempre prigioniera del mito della ragione, ha idealizzato una razionalità pura, radicalmente separata dalle emozioni e dalle passioni. Antonio Damasio ci ha però insegnato che la razionalità pura non esiste. Ogni attività razionale è sempre accompagnata da una dimensione emotiva. Anche il più razionale dei matematici è animato dalla passione della matematica. Non si può pensare – come faceva Hegel – che tutto sia riconducibile al dominio della ragione, al contrario dobbiamo essere coscienti che moltissimi aspetti del reale sfuggono alla comprensione razionale. Una razionalità aperta e non ottusa, dovrebbe cercare di comprendere e integrare quest´altra dimensione.
La nostra cultura, invece, ha sempre inseguito un illusorio dominio della ragione, favorendo – come ha ricordato Adorno – una razionalità puramente strumentale, spesso al servizio di progetti deliranti. Per questo, lo sviluppo della civiltà occidentale – tutto sotto il segno dell´efficacia economica e del dominio della natura – è spesso figlio dell´hybris nata da una ragione troppo sicura di sé. Lo sviluppo scientifico ed economico – che pensavamo essere perfettamente razionale – produce così risultati del tutto irrazionali, come ad esempio la distruzione della biosfera, che è la nostra condizione vitale.
Questa visione riduttiva e semplicistica della razionalità è all´origine dell´odierna dittatura del calcolo, che il razionalismo occidentale considera una condizione necessaria e sufficiente per dominare la realtà, dimenticando che molti degli aspetti essenziali della nostra vita – l´amore, l´odio, il desiderio, la gelosia, la paura, ecc. – sfuggono del tutto ad ogni logica quantitativa. E perfino negli ambiti in cui il calcolo dovrebbe trionfare, ad esempio l´economia, la dimensione irrazionale è spesso decisiva, come ha dimostrato l´ultima crisi.
A questa razionalità chiusa e ottusa, va contrapposta un´altra razionalità, aperta e autocritica, che è sempre stata una corrente minoritaria del pensiero occidentale. È la razionalità di Montaigne, ma anche di Montesquieu o Lévi-Strauss. Una razionalità critica che accetta l´idea che le sue teorie possano essere rimesse in discussione. Essa non solo riconosce i propri errori, come ha insegnato Popper, ma sa anche accettare ciò che sfugge al suo dominio e alla sua comprensione. «Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce», ha scritto Pascal, ricordandoci l´importanza delle passioni, che devono essere integrate alle nostre modalità di conoscenza e di relazione con il mondo. Accanto alla lucidità razionale, occorre quindi valorizzare il potere conoscitivo delle passioni e delle emozioni (da sottoporre comunque a un controllo critico). Tra ragione e passione il dialogo deve essere continuo. Questa esigenza non è una novità. Basti pensare a Jean-Jacques Rousseau, che già ai tempi dell´Illuminismo sottolineava l´insufficienza del pensiero razionale e l´importanza dei sentimenti. Lo stesso vale per il romanticismo.
Oggi sarebbe importante tenere insieme le verità dell´illuminismo e quelle del romanticismo. Purtroppo non lo si fa quasi mai, perché siamo tutti prigionieri di una logica binaria che domina anche il mondo dell´educazione, dove si privilegia la razionalità, in nome di un universo fatto solo di certezze e una visione riduttiva dell´uomo. In realtà, accanto ad alcuni arcipelaghi di certezze incontestabili, noi ci muoviamo in un universo fatto da oceani d´incertezza. Se veramente volessimo insegnare ai giovani la complessità della realtà umana, dovremmo spiegare loro che, accanto all´homo sapiens, figura sempre l´homo demens, giacché il delirio e la follia sono da sempre una delle polarità umane. Come pure, accanto all´homo oeconomicus, non manca mai l´homo ludens, quello che adora il sogno e il gioco. Insomma, l´homo faber non è solo un inventore di macchine, ma anche un produttore di miti e di credenze che non poggiano certo sulla razionalità. Riconoscere questa ricchezza e questa complessità è oggi una necessità, perché solo così sarà possibile affrontare le sfide della contemporaneità.
(testo raccolto da Fabio Gambaro)
Repubblica 2.4.11

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