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Una vita senza optional.La sobrietà al tempo della crisi

Anche i consumatori di fascia medio-alta temono per i risparmi. Addio lusso e gadget, lo shopping diventa frugale.

CINQUANT'ANNI, professionista affermato, sensibile al fascino delle tecnologie, Mariano è uno che difficilmente resiste alle tentazioni. A casa, ha tre computer portatili (due sono Mac), la tv ad alta definizione, il frigo-cantina. L'ultimo gadget comprato (a luglio) è l'immancabile iPhone, quarto telefonino in due anni.

"Adesso, avevo pensato di destinare 1500-2000 euro ad una fotocamera digitale. Una reflex, semiprofessionale, roba seria, con un buon obiettivo. In fondo, ho solo una Kodak supercompatta. Be', arrivato il momento, non me la sono sentita. C'è la crisi, le borse a picco. M'è venuta paura. Inconsulta. Della serie: questi soldi mi possono servire. Non è che non li ho più: stanno ancora lì. E neanche penso di comprare qualcosa di più utile ed importante. Semplicemente, non mi pare il momento di fare spese che non siano proprio necessarie. Anche al supermercato, niente salmone scozzese. E, già che ci siamo, neppure norvegese".

Da consumisti sfrenati siamo diventati, di colpo, sobri e misurati? Stiamo riscoprendo, anche con i soldi in tasca, il valore morale di una frugalità quotidiana? Più che il risveglio spirituale ad un nuovo stile di vita, il sentimento dominante sembra, in realtà, la paura. "In America - dice Mariano - un mio amico, che fa il mio stesso lavoro, l'hanno licenziato. E, anche intorno a me, la gente che conosco ci va piano con lo shopping". E, così, crollano le vendite di Mercedes e Bmw, si ferma la corsa alla tv a schermo piatto, al nuovo lettore laser per i dvd. Vanno forte le macchine per fare la pizza: 70 euro e la famiglia ci mangia, vita natural durante. Insomma, dicono i giornali, è la crisi.

"Come sarebbe a dire, è la crisi?", sbotta Fabio, che lavora al settore commerciale di una compagnia telefonica. "Sono tre anni, e anche più, che la gente normale non arriva a fine mese, che c'è il problema di scavallare la famosa terza settimana, che si sta a guardare quanto costa un pacco di spaghetti. E adesso parliamo di crisi, solo perché tocca anche ai ricchi"? Andiamoci piano: ricchi è una parola grossa ed è un concetto relativo.

È improbabile che le 600 mila famiglie italiane (il 3 per cento del totale) che risultano avere in banca più di 500 mila euro sentano il morso delle ristrettezze. Maserati e Ferrari piazzano poche decine di auto al mese, ma, a settembre, le vendite sono aumentate. "Io - racconta il gioielliere di una piccola località sulla costa toscana - la settimana scorsa ho venduto 16 Rolex. E' l'orecchino da 300 euro che non vendo più". Insomma, la crisi italiana parte da lontano. Gli ultimi dati Istat danno la foto di un paese che annaspa sott'acqua: fra gennaio ed agosto, rispetto ad un anno prima, i consumatori italiani, in generale, hanno tagliato drasticamente le spese per scarpe, vestiti, elettrodomestici, macchine fotografiche, computer.

La novità - che i dati ancora non catturano, ma di cui si avvertono i segnali - è che, da quest'estate, se non il gelo, i brividi hanno investito anche quella fascia medio-alta di consumatori che, come Mariano, sono abituati a non preoccuparsi del necessario e a non lesinarsi il superfluo. Cosa è successo? Questi consumatori relativamente floridi non temono davvero (per lo meno non ancora) di perdere il posto di lavoro. In bilico, per il momento, non c'è il loro reddito. La chiave è la crisi finanziaria esplosa quest'estate. In bilico, dunque, ci sono piuttosto i loro risparmi ed investimenti. Congelati - questi sì - perché non si sa quanto renderanno in futuro e non si può vendere e smobilitare adesso, con i mercati finanziari in profondo rosso.

A prima vista, non si direbbe. Le indagini a campione della Banca d'Italia registrano che oltre il 60 per cento delle famiglie con qualche soldo da parte, in realtà, ha solo il deposito in banca, magari con qualche Bot. Meno del 20 per cento ha investimenti (azioni, obbligazioni, fondi) che possono essere definiti "di rischio". Ma, scavando nei dati, gli economisti di via Nazionale sono giunti alla conclusione che gli intervistati barano (più al Nord che al Sud, più i ricchi dei meno ricchi): solo un terzo dei risparmiatori è davvero confinato al conto in banca. Non il 20, ma oltre il 40 per cento ha investito in titoli e fondi.

Adesso, con borse e mercati sull'ottovolante, la paura, la sensazione di incertezza nascono dalla sensazione diffusa di non avere più le spalle coperte. Ecco perché lo spartiacque della fuga dal superfluo è questa estate.
Fra luglio e settembre, il mercato italiano dell'auto ha cambiato volto. Il 2007 era stato un anno di vendite-record. Alla Fiat, ma anche a simboli del lusso, come la Mercedes, arrivata al picco storico assoluto delle sue vendite in Italia. Quest'estate, si sono vendute complessivamente meno auto, ma, soprattutto, sono cambiati i modelli. Si sono vendute meno utilitarie e più superutilitarie, meno megaberline e più medie cilindrate. A conferma che, chi ha comprato una macchina, ha scalato verso il basso le sue ambizioni.

I dati dicono che gli italiani hanno comprato più superutilitarie e più medie cilindrate di un anno prima. Tutto il resto è crollato: meno 36 per cento le auto "superiori", meno 25 per cento le "lusso", meno 35 per cento le sportive. A settembre, rispetto al 2007, la Bmw ha venduto il 27 per cento in meno, la Mercedes il 21, le Mini sono scese del 36 per cento, le Smart del 12, le Volvo del 28 per cento. E la ventata sta investendo anche acquisti meno impegnativi, ma quasi altrettanto gratificanti: quell'infinito ventaglio di gadget, soprattutto dell'elettronica (tv, consolle, computer, telefonini) che meglio interpretano l'universo del superfluo o, più semplicemente, come dice Pierluigi Bernasconi, uno dei grandi operatori del settore, "fanno la vita bella". "Il 2008 è un anno difficile" dice Bernasconi, amministratore delegato di Mediaworld, una delle maggiori catene commerciali italiane specializzate, con 90 negozi e 2 miliardi di euro di fatturato: "Soprattutto, da settembre. Da allora, abbiamo la crisi in pancia".

Per capire cosa succede, bisogna rileggere meglio le statistiche. I dati dell'Istat sui consumi si riferiscono agli incassi delle vendite. "Ma il nostro - spiega Renato Picinini, direttore generale di Trony, un'altra grande catena, 160 punti vendita, 1 miliardo di euro di fatturato - è un mercato deflazionistico. La tecnologia avanza e i prezzi continuano a scendere. Un anno fa, per un megaschermo tv da 32 pollici ci volevano mille euro, oggi ne bastano meno della metà. Voglio dire che, in questo settore, anche solo per tenere fermo il fatturato, bisogna vendere sempre più pezzi". E, per buona parte del 2008, il numero dei pezzi venduti è aumentato, anche vorticosamente.

Altro che sobrietà: i consumatori si sono riempiti dei gadget desiderati. In volume, il numero di fotocamere digitali vendute, soprattutto la reflex che voleva Mariano, è aumentato del 65 per cento. I televisori al plasma del 20-25 per cento. Poi è arrivata quella che Picinini chiama "una pausa di riflessione": l'esercito dei nuovi consumatori frugali si è fermato. Forse, è più esatto dire che si è frenato, non compra più con la furia dei mesi passati. "Noi - dice Giuseppe Salvioni, amministratore delegato di Panasonic Italia, uno dei giganti dell'elettronica mondiale - non prevediamo una caduta dei consumi. Neanche una crescita, però".

"Prenda le tv al plasma - dice Bernasconi - viaggiavamo sul 25 per cento, Oggi, i pezzi venduti aumentano ad un ritmo dell'1-2 per cento".
A sentire gli operatori, comunque, i consumatori, compresi quelli abbienti, più che inaspettatamente sobri e lontani da scelte impulsive, appaiono soprattutto risparmiosi e attenti al portafoglio. Perché a comprare ci vanno. "Noi - dice Bernasconi - gli ingressi nei negozi Mediaworld li contiamo e non sono diminuiti". E la gente non esce a mani vuote.

"Però compra cose semplici e che costano poco. Per la casa, ad esempio. Le vendite di macchine per il caffè crescono del 20 per cento, quelle per fare il pane del 30-40 per cento. Le macchine per cuocere la pizza vanno fortissimo". E' roba che costa sui 70 euro e, in prospettiva, fa anche risparmiare. Ma vanno anche cose che si fa fatica a non definire superflue. Le cornici digitali, ad esempio, che servono a vedere ingrandite le foto della macchina digitale. O i massaggiatori elettrici da sistemare nella poltrona, mentre si guarda la tv. Prezzo: fra i 69 e i 200 euro.

E, poi, si vendono bene i contenuti. "Noi del mestiere - spiega Bernasconi - diciamo che quando l'economia va forte, si vendono i pezzi di ferro. L'hardware, insomma: le tv, i lettori dvd eccetera. Quando l'economia va male, si vende il software, cioè quello che ci si vede sopra". Le vendite di dvd stanno crescendo del 20 per cento, quelle di videogiochi del 25. "Lei entra nel negozio e, invece del nuovissimo lettore Blu-ray, ultimo grido della tecnologia, si compra un paio di film da vedere sul vecchio lettore. L'istinto a comprare è appagato e se l'è cavata con 50 euro".

L'unico comparto che regge, a sentire Bernasconi, è quello degli smartphones, i telefonini per vedere Internet: l'iPhone e i suoi fratelli. Sul 2007, le vendite sono in crescita del 15 per cento. E', per gli operatori, la grande speranza del Natale. L'iPhone come ultimo baluardo del superfluo. O, se preferite, dell'irrinunciabile.

da http://www.repubblica.it - (24 ottobre 2008)

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