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Una nuova comunità mondiale

Solo lavorando insieme Stati Uniti, Europa e Russia possono assicurarsi una posizione di leadership e di influenza in un mondo globale in rapido cambiamento.

 

 

In Russia come negli Stati Uniti il «reset» nelle relazioni Usa-Russia, a cui i leader dei due Paesi avevano promesso di dedicarsi oltre 18 mesi fa, è ora in corso di valutazione. Alcuni, spesso per ragioni di politica interna, stanno cercando di sminuire ogni risultato. Altri si chiedono se è veramente iniziata una nuova fase del rapporto o se questa è solo un’altra oscillazione positiva del pendolo seguita inevitabilmente da un passo indietro.
Per valutare a che punto siamo è utile riandare alla storia delle nostre relazioni. Ancora più importante, dobbiamo considerare quelle relazioni in un contesto più ampio, come parte dei cambiamenti nel nostro mondo globalizzato.

Nei primi Anni 90 le aspettative russe sulla cooperazione con gli Stati Uniti erano così grandi, il clima era euforico. Un po’ di quell’euforia era basata su illusioni e su una visione idealizzata degli Stati Uniti - un sentimento particolarmente diffuso tra gli intellettuali. Eppure, quelle aspettative riflettevano anche la solida convinzione che le nostre nazioni insieme avrebbero potuto fare grandi cose, sia nel proprio interesse sia per il bene comune.
L’euforia ben presto lasciò il posto alla disillusione. Più avanti nel decennio, quando l’economia russa era minata da riforme inefficaci e mentre milioni di russi erano ridotti alla povertà, gli Stati Uniti applaudivano i leader russi.

Molti russi non potevano fare a meno di chiedersi se una Russia debole, ridotta all’angolo fosse quello che gli Usa volevano.

Sempre negli Anni 90 la Nato fu ampliata mentre gli Stati Uniti proclamavano la loro vittoria nella Guerra Fredda e l’intenzione di mantenere la superiorità militare.
Che cosa valeva allora l’impegno preso dal presidente Ronald Reagan al vertice di Ginevra del 1985, quando si unì a me nel dichiarare solennemente che le nostre due nazioni non avrebbero mai cercato di prevalere militarmente? E come si poteva costruire un rapporto di fiducia sulle fondamenta poste negli Anni 90?

Il periodo in cui gli Stati Uniti potevano considerarsi l’unica superpotenza rimasta e persino una «iperpotenza», capace di creare un nuovo tipo di impero, si rivelò relativamente breve. La crisi finanziaria globale - iniziata stavolta negli stessi Stati Uniti piuttosto che alla periferia del mondo - ha stimolato il processo di riallineamento globale in favore di nuovi centri di potere e influenza. Gli Stati Uniti hanno dovuto adeguarsi a questo cambiamento, e non è facile.

La proposta di «resettare» le relazioni con la Russia rifletteva il riconoscimento che la politica precedente era fallita. E riconosceva il grande potenziale di un partenariato tra le due nazioni. Tuttavia, le obiezioni sorsero fin dall’inizio. Gli oppositori hanno sottolineato che le nostre nazioni erano troppo diverse per essere in grado di costruire un rapporto «organico» sostenibile a lungo termine. Inoltre, sia in Russia che negli Stati Uniti è apparso chiaro come alcune persone credano ancora che i nostri Paesi sono potenziali avversari.

Né la Russia né gli Stati Uniti possono permettersi un altro scontro. Anche se molto diverse, stanno entrambe attraversando una transizione. Stanno cercando di creare nuove relazioni, spesso difficili da configurare, con poteri emergenti. Anche l’Unione europea affronta questa sfida - resa ancora più difficile dai problemi nati dal frettoloso allargamento e dall’integrazione monetaria.

L’area intercontinentale da Vancouver a Vladivostok affronta problemi simili e stanno emergendo molti interessi comuni. Così come devono emergere potenti forze di reciproca attrazione. Il reset tra Usa e Russia e il «partenariato per la modernizzazione» deciso tra l’Ue e la Russia dovrebbero segnare l’inizio della strada verso una nuova comunità intercontinentale.

Solo lavorando insieme Stati Uniti, Europa e Russia possono assicurarsi una posizione di leadership e di influenza in un mondo globale in rapido cambiamento.
Sto forse chiedendo un’associazione del «Nord» contrapposto al «Sud», al mondo islamico o forse alla Cina? Niente affatto.

Sarebbe la ricetta per un vero scontro di civiltà, qualcosa che nel mondo di oggi è totalmente inaccettabile. Nei rapporti con gli altri Paesi dobbiamo sempre cercare la cooperazione, la soluzione condivisa dei problemi e i modi per superare le difficoltà - sia quelle già emerse sia quelle che verranno.

Il mondo islamico, la cui presenza si fa sentire non solo all’esterno ma anche in Europa e negli Stati Uniti, è alle prese con la sfida dell’adattamento alla modernità, cercando allo stesso tempo di proteggere la sua identità culturale e la sua peculiare civiltà.

In conseguenza di questo processo doloroso le tendenze estremiste all’interno dell’Islam politico si oppongono alle tendenze moderate e ai regimi che non sono contrari alla modernizzazione e sono pronti al dialogo. Una comunità di civiltà condivisa, con radici culturali comuni ed esperienze di vario tipo, capace di interagire con il mondo islamico, deve essere parte di tale dialogo. Un tal genere di comunità potrebbe svolgere un ruolo altrettanto importante nel dialogo con la Cina.

L’importanza politica della Cina aumenterà indubbiamente con la sua popolazione e il suo potere economico. Questo sarà un test importante per la comunità internazionale così come per la Cina, soprattutto perché l’evoluzione storica di una nazione non è sempre lineare. Ci sono snodi che richiedono decisioni difficili. La Cina prima o poi dovrà affrontare una scelta politica - o, per chiamare le cose col loro nome, il problema della democrazia. L’impegno e la collaborazione con una grande nazione che è diventata non solo la «fabbrica del mondo», ma anche un gigante economico e un «laboratorio» politico sarà un altro compito fondamentale per la comunità intercontinentale da me sostenuta.

Non è ancora chiaro come si formerà questa comunità e quale sarà il suo assetto finale. Ciò che è chiaro è che dobbiamo iniziare a costruire un’architettura di sicurezza durevole, in primo luogo in Europa, con Stati Uniti e Russia come partner. Le recenti dichiarazioni politiche degli Stati Uniti suggeriscono che, finalmente, anche i leader degli Stati Uniti riconoscono che la sicurezza non può essere raggiunta unilateralmente, richiede collaborazione.

La proposta del presidente russo Dmitry Medvedev di concludere un trattato di sicurezza pan-europeo si applica alla stessa area, che si estende dal Nord America all’Europa e a tutta la Russia.
Sono convinto che in futuro emergerà un’associazione intercontinentale di nazioni con un destino comune.

I grandi obiettivi possono sembrare eccessivamente ambiziosi o astratti, soprattutto in un momento in cui la Russia e gli Stati Uniti non sono d’accordo nemmeno sulla questione del pollame importato, nonostante il loro impegno pubblico a un nuovo rapporto, e l’Ue continua a negare ai cittadini russi l’ingresso senza visto.
Eppure sono convinto che la mia proposta non sia un sogno irrealizzabile. La portata del cambiamento globale è così vasta, e il potenziale contributo delle nazioni attraverso lo spazio intercontinentale di Russia, Europa e Nord America è così enorme, che la loro stretta associazione dovrebbe essere vista come un imperativo. Dobbiamo passare dal resettare e dal collaborare a una riconfigurazione delle relazioni politiche globali.
© 2010 Mikhail Gorbachev Distributed by The New York Times Syndicate
Traduzione di Carla Reschia

 

http://www.lastampa.it 11/10/2010

 

 

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