Una lezione per atei devoti e gerarchie ecclesiastiche.
Giusto che il Vaticano faccia sentire la sua voce, non che imponga i propri valori a chi non li condivide grazie ad accordi di bassa cucina
«Benedetto XVI si conferma un Papa teologo, più attento al lato contemplativo che a quello politico. In questo, la differenza con il carro armato Wojtyla appare netta ancora una volta». Da laico, il filosofo Remo Bodei commenta i punti del nuovo libro del pontefice, Gesù di Nazaret.
Nel saggio il Papa
ribadisce proprio la separazione tra sfera religiosa e sfera politica
realizzata da Gesù. Cosa ne pensa?
«Trovo significativo che il papa abbia considerato non
politico il messaggio di Gesù e sottolineato nuovamente la separazione tra
Chiesa e Stato. Certo, lo ha fatto anche per prendere le distanze dalla
teologia della liberazione, ma implicitamente anche per rifiutare la
commistione fra religione e politica, praticata a lungo dalle gerarchie
ecclesiastiche e - simmetricamente - anche dai cosiddetti "atei devoti",
che, pur non credendoci, usano la fede per la bassa cucina politica».
Le parole del
pontefice sottintendono un messaggio preciso?
«Anche se si prefigge di essere l´Arca di Noè che
trasporta gli uomini dal tempo all´eternità, la Chiesa vive nel mondo e
nella storia e continua a praticare compromessi con la politica. È, tuttavia,
importante che - almeno in linea di principio - la Chiesa dichiari di
rinunciare a privilegi frutto di scambi politici. Essa ha diritto a far sentire
la sua voce e a orientare l´opinione dei cittadini, ma non a imporre i propri
valori a chi non li condivide mediante accordi politici non sempre
disinteressati».
Il Papa ribadisce il
dialogo con gli ebrei, vittime di "malintesi" e accusati per secoli
di "deicidio".
«Su questo non vorrei pronunciarmi. L´accusa di deicidio è
nei Vangeli, che corrisponderebbero alla parola di Dio».
Scrive il Papa che la resurrezione non è il miracolo «di
un cadavere rianimato». Che senso ha questo per un laico?
«La resurrezione di Gesù ha avuto ed ha un significato più
universale. Significa far passare il messaggio che ciascuno può risollevarsi
dopo ogni caduta, riformulare e ricominciare da capo la propria vita. In
conformità con la buona novella, per cui "il vecchio è distrutto" e
"tutto diventa nuovo", anche l´antica figura del destino appare
sconfitta. Non solo per chi crede, questa idea della resurrezione rinnova
simbolicamente la vita: i suoi strappi vengono ritessuti, l´ostilità svelenita,
l´angoscia placata».
In Italia il libro è
già esaurito. Come lo spiega?
«Un po´ perché negli ambienti religiosi un libro del
genere si compra a prescindere e un po´ perché, di fronte a una politica
degradata, una presa di distanza è vissuta come disintossicante».
Intervista di Dario Pappalardo
| 11 Marzo 2011

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