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Un week end sul tetto

Tecniche e pratica di bioedilizia a Fortunato (PV)

 

 

Metti un week end sotto il sole di luglio, shakera un gruppo di incoscienti avventurieri, mescola con un po' d’argilla, impasta col sorriso, un giro di valzer in betoniera e…voilà, è tutto pronto!

Cos’è? È il 'cantiere aperto' che si è tenuto a Fortunago tra le splendide colline pavesi, organizzato per l’avanzamento lavori della casetta di paglia. Una costruzione ottagonale di 45 mq realizzata in stile Nebraska (quindi autoportante) con tetto reciproco, pavimentazione in terra battuta, intonacatura in argilla dentro e fuori, tetto verde… ce n’era per tutti i gusti.

Lo Chef non poteva essere che Saviana Parodi*  (SuperSavi per gli amici) che come un abile pasticcere, anche ad occhi chiusi, sa riconoscere il buon impasto (di sabbia e argilla ovviamente) da come volteggia in betoniera o da come si spiaccica lanciato a terra o sul muro.

Saviana è di una specie rara, fata quando serve, strega quanto basta… si destreggia a suo agio tra mescole e serpenti, sollevando secchi stracolmi di terra come fossero piume. L’abbiamo vista fare l’equilibrista tra le geometrie del tetto e impartire ordini a destra e a manca, tesa come una corda di violino per ultimare in fretta i lavori prima che arrivasse la pioggia.

Le persone che, sotto la sua guida, decidono di intraprendere questo tipo di esperienze sono molto eterogenee, spinte da grandi ideali o da semplice curiosità, veri intellettuali o generosi contadini: dall’architetto con le sue certezze allo studente con i suoi quesiti.

C’è chi filma, chi curiosa, chi chiacchiera all’infinito, chi controlla e soprattutto… chi lavora e lavora duro. Un insieme 'variegato' di cervelli e muscoli per un’attività in cui non devono esistere problemi, ma solo nuove opportunità e soluzioni (e in genere le più ingegnose arrivano proprio dai non addetti ai lavori).

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Di parole come bioedilizia ormai si fa grand’uso, soprattutto un grande business, ma questo tipo di avventure tendono invece a rimettere le cose nell’ordine, dando un senso profondo e quasi ancestrale anche al più piccolo gesto. Uno sperimentare impiastricciandosi d’argilla, riprendendo il vero contatto con gli elementi della natura e le loro potenzialità dando vita a nuove tecniche, nuove logiche che prendono forma in una sorta di danza al ritmo dei chiodi e del martello, dei colpi di sega e di cazzuola, tra perle di sudore e granelli di saggezza in un’armonia imprevedibile e sorprendente che intreccia energie, fatiche, animi e destini.

In cantieri come questo di Fortunago che non hanno pretese architettonico-edilizie alla fine non sai più se ciò che stai esplorando sono le molteplici risorse del cervello o l’infinita potenza creatrice della Natura, se l’importante sia il perfezionamento di una tecnica o la conoscenza profonda del materiale, e non sai mai quello che puoi portare a casa, sia esso la realizzazione di una costruzione o semplicemente l’inizio di un’amicizia.

Il tetto vegetale è sicuramente una valida soluzione ecologica seppur con grandi limiti, realizzato con un ottimo mix di elementi la cui posa però necessita di un grande impiego di energia e tempo. Ma l’intonacatura in argilla, le case di paglia, i tetti verdi non sono solo sfide per spiriti anticonformisti e alternativi, sono utili palestre d’ingegno, sono pezzi di storie e di sperimentazioni che come in un collage, se uniti e condivisi, prendono forma divenendo opere d’arte, arte di vita.

http://www.ilcambiamento.it

 

*Saviana Parodi Delfino: biologa, presidente dell’Accademia italiana di Permacultura.

 

Nel video alcune fasi dei lavori:

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