Troppi farmaci per i nostri figli
Otto bambini su dieci hanno ricevuto almeno una prescrizione all´anno "Bisognerebbe intervenire sullo stile di vita dei piccoli, come l´alimentazione"
La prima volta è successo a settembre, con l´inizio della scuola materna. A
Pietro, 5 anni, è venuta la febbre con mal di gola e placche e il pediatra gli
ha dato l´antibiotico. Quattro settimane dopo la guarigione, è arrivato il mal
di orecchie. Questa volta ci ha pensato la mamma. Aveva ancora mezza scatola di
amoxicillina in casa, ha visto il figlio con la febbre alta e ha rotto gli
indugi. E Pietro, che vive a Firenze, ha fatto di nuovo l´antibiotico. Poi,
prima di Natale, è stata la volta di un´influenza che ha coinvolto i polmoni
spingendo il medico alla cautela: altra prescrizione, altro
"derivato" della penicillina. Quattro mesi, tre antibiotici. E
durante e dopo mucolitici, farmaci contro la febbre, integratori per rinforzare
il sistema immunitario.
I bambini italiani prendono un sacco di medicine, con o senza la ricetta del
pediatra. Soprattutto ne prendono di più di un tempo. Aumenta il consumo e
aumenta il consumo scorretto, di chi usa un farmaco purchessia alla ricerca
della guarigione immediata: magari sbagliando principio attivo e senza rispettare
i tempi della cura.
Nel nostro paese, dice il rapporto Osmed sull´uso dei farmaci, tra il 2004 e il
2009 il numero medio di dosi giornaliere di medicinali rimborsabili (cioè di
classe A) assunte tra 0 e 4 anni è aumentato del 29% e tra 5 e 14 anni del 19%.
Soprattutto il primo dei due dati è molto alto. Nello stesso periodo
nessun´altra classe di età ha avuto un incremento percentuale maggiore, anche
se ovviamente quando si considerano gli anziani i numeri assoluti sono
enormemente superiori, e trascinano la crescita media di consumo e spesa
farmaceutica. C´è però un dato su cui i più giovani sono a livello dei più
vecchi anche in termini assoluti: le ricette. Si calcola che nel 2004, 7
bambini da 0 a
4 anni su 10 ricevessero almeno la prescrizione di un farmaco all´anno, nel
2009 si passa a 8 su 10 (da 6 a
7 su 10 per la classe di età superiore). «Del resto le famiglie tollerano
sempre meno i sintomi, che ci vengono descritti sempre come abnormi, e non
vedono l´ora di rimandare il figlio a scuola. Con lui a casa sballa
l´organizzazione familiare. Così molti malati non hanno tempo di guarire». A
parlare è Paolo Sarti, il pediatra di Pietro (un nome inventato) e di decine di
altri bambini come lui, che ha scritto per Giunti "Neonati maleducati - imparare
ad essere genitori e riconoscere i propri errori".
La situazione è seria, anche se da noi non si toccano i livelli degli Usa dove,
secondo una ricerca pubblicata dal Wall Street Journal, un quarto dei giovani
prenderebbe medicine per problemi cronici. «L´aumento di consumo può essere
anche dovuto allo spostamento in classe A di farmaci che un tempo non erano
rimborsati, come gli antistaminici», tranquillizza Maurizio Bonati che dirige
il laboratorio per la salute materno infantile del Mario Negri di Milano.
«Certo i fenomeni preoccupanti ci sono, come l´uso di antidepressivi. In Italia
stimiamo che li prendano almeno 30mia adolescenti». E i prodotti da banco o non
rimborsabili? «È presumibile che questi medicinali segnino una crescita anche
più accentuata ma è difficile calcolarla perché la spesa è a carico delle
famiglie».
Le medicine che si comprano senza ricetta, come i mucolitici o certi
antinfiammatori e antipiretici, sono al centro della partita
dell´inappropriatezza, cioè dell´uso di prodotti che non servono per un
determinato caso e addirittura potrebbero essere dannosi. Insieme a queste ci
sono gli antibiotici (per cui è necessaria la prescrizione) spesso usati anche
quando non si è certi dell´origine batterica del problema. Sul punto
dell´appropriatezza e sull´aumento dei consumi la Fimp, federazione italiana
dei pediatri e, l´Aifa, agenzia per il farmaco, stanno per avviare una campagna
informativa con l´obiettivo di ridurre l´uso delle medicine e spingere medici e
famiglie a scegliere le molecole giuste. «Stiamo notando un abuso di farmaci -
dice Giuseppe Mele, responsabile nazionale Fimp - C´è una richiesta esagerata
da parte delle famiglie e invece bisognerebbe intervenire di più sullo stile di
vita dei bambini, ad esempio sull´alimentazione da 0 a 3 anni, fondamentale per lo
sviluppo successivo. Il farmaco va dato esclusivamente quando serve, bisogna
creare cure sempre più personalizzate: è inutile far prendere a un bambino una
pasticca per 7 giorni perché va bene a un altro, quando nel suo caso basta una
terapia di 3». Per raggiungere questi obiettivi una maggiore presenza dei
pediatri con le famiglie non guasterebbe. «Ma noi ci siamo, al di là della
visita domiciliare che ormai è una questione risolta dal nostro contratto: si
fa solo se il medico ritiene che serva - dice sempre Mele - I nostri ambulatori
sono tutti di alto livello, in grado di fare diagnosi con strumenti come il
tampone faringeo, l´esame dell´emocromo o delle urine».
Secondo Bonati oltre alle campagne di informazione bisognerebbe fare
qualcos´altro. «Siamo il paese con più antibiotici, e non solo, autorizzati.
Abbiamo addirittura 29 cefalosporine. L´Aifa dovrebbe pensare soprattutto a
ridurre il numero dei farmaci in commercio. E magari realizzare un prontuario
nazionale di quelli pediatrici: l´Italia è tra i pochi a non averlo. Così si
ridurrebbero consumi e inappropriatezza». Il Mario Negri ha tenuto sotto
controllo per anni le prescrizioni dei pediatri. Sono circa 650 i farmaci usati
da questi professionisti. «Abbiamo presentato uno studio in cui si dimostra che
al medico basterebbe una borsa con 20 principi attivi - prosegue Bonati - per
curare il 95% dei bambini suoi pazienti». Quali sono i medicinali usati di più?
«Intanto un antibiotico, l´amoxicillina con clavulanico, ma anche il
beclometasone, che sarebbe un antiasmatico che si prescrive per fare l´aerosol
contro raffreddore e naso che cola. Poi abbiamo le cefalosporine e altri
antibiotici come la claritromicina». Non ritiene che in Italia ci siano troppi
principi attivi la professoressa Adriana Ceci, componente del comitato
pediatrico dell´Emea (agenzia europea del farmaco) e docente a Bari. «La
situazione non è dissimile da quella di altri paesi. Le differenze che c´erano
tra i mercati si sono molto attenuate. Certo, ad esempio in Olanda c´è un picco
di utilizzo di ormoni per le bambine perché si inizia a dare la pillola presto,
mentre in Italia lo vediamo tra i bambini piccoli perché si prescrive molto il
cortisone per problemi respiratori e comunque banali».
La professoressa Ceci ha fatto una classificazione dei farmaci pediatrici: i
principi attivi in fascia A sono 248, per 1.727 prodotti commercializzati.
«Oggi - spiega - è imposto che si scriva nel foglio illustrativo se quel
medicinale è pediatrico. Il fatto che venga ricordato sulla confezione non
significa niente». Il particolare non è irrilevante. Secondo la stessa Aifa,
l´80% e il 60% dei farmaci usati rispettivamente sui neonati e sui bambini più
grandi sono off label. «Vuol dire - spiega Ettore Napoleone, responsabile del
settore farmaci per la Fimp
- che magari si è fatto un dosaggio ad hoc, ma non sono stati controllati i
loro risultati sui più piccoli». Per questo l´Aifa promuove la ricerca nel
settore. Nel 2010 sono partite in Italia 70 sperimentazioni (su 3mila in tutta
Europa) per chiarire come funzionano certi medicinali dal punto di vista
pediatrico. «È giusto fare questi lavori solo se servono davvero - ammonisce
Bonati - Smettiamo di controllare l´efficacia degli antibatterici sull´otite, è
già stato fatto decine di volte. I soldi vanno spesi per ricerche utili». Così
che Pietro con tutti quegli antibiotici guarisca davvero.
| 28 Gennaio 2011

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