Sull'imbroglio decida la consulta
Un governo e una maggioranza senza dignità accantonano uno dopo l'altro gli strumenti della democrazia
Sia lode al presidente del Consiglio. Con la disinvoltura
istituzionale che lo contraddistingue ha svelato le vere carte del governo sul
nucleare, carte peraltro niente affatto coperte. La frode legislativa, già
evidente, diviene ora conclamata. Berlusconi è stato chiaro. Un tema tanto
importante come il nucleare non può essere affidato a cittadini
"spaventati" da quanto è avvenuto in Giappone, che debbono "tranquillizzarsi".
Meglio, dunque, non far votare un popolo emotivo, disinformato. Gli abbiamo
scippato con uno stratagemma un referendum che avrebbe reso impossibile per
anni il nucleare, e ora abbiamo le mani libere per tornare in pista già tra
dodici mesi. Gabbati i cittadini, ma rassicurati gli imprenditori, poiché il
presidente del Consiglio si è premurato di dire che i rapporti tra Enel e
Electricité de France andranno comunque avanti.
Un governo e una maggioranza senza dignità accantonano uno dopo l'altro gli strumenti
della democrazia, non hanno neppure il pudore della reticenza, teorizzano il
silenzio dei cittadini. Ma si può davvero restare passivi davanti a questo
gioco delle tre carte istituzionali? Il famigerato emendamento approvato dal
Senato diceva chiaramente quale fosse l'obiettivo che si voleva perseguire. Le
parole di Berlusconi confermano l'interpretazione dei tanti che avevano
sottolineato come la formale abrogazione delle norme sulle centrali nucleari
fosse un espediente, anzi un imbroglio, per far sì che la politica nuclearista
potesse continuare e per impedire che la partecipazione al voto di cittadini
emotivi facesse raggiungere il quorum, consentendo così anche il successo del
temutissimo referendum sul legittimo impedimento.
È bene ricordare i fatti. Quell'emendamento si presenta formalmente come una
abrogazione delle norme oggetto del quesito referendario. Ma il primo e
l'ultimo comma dicono il contrario. Si comincia con lo stabilire che il governo
si riserva di tornare sulla questione, una volta acquisite "nuove evidenze
scientifiche mediante il supporto dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, sui
profili relativi alla sicurezza, tenendo conto dello sviluppo tecnologico e
delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea". E alla
fine si dice che lo farà entro dodici mesi adottando una "Strategia
energetica nazionale", per la quale furbescamente non si nomina, ma
neppure si esclude, il ricorso al nucleare, di cui peraltro si parla
esplicitamente all'inizio dell'emendamento. Il Parlamento ha trangugiato senza
batter ciglio questa brodaglia, ennesimo esempio dell'incultura politica e
istituzionale che ci circonda.
Una volta che il decreto nel quale è stato infilato l'emendamento sarà stato
convertito in legge, la parola passerà all'Ufficio per il referendum della
Corte di Cassazione, che ha il compito di accertare se la nuova legge va nella
direzione voluta dai promotori. Se la sua valutazione è positiva, il referendum
non si tiene. Nel caso contrario, il referendum è "trasferito" sulle
nuove norme e si va al voto. Dopo la clamorosa confessione pubblica del
presidente del Consiglio, è dichiarato l'obiettivo di impedire il rispetto
della volontà dei promotori.
A questo punto, però, le cose si complicano assai. Che cosa accadrebbe, infatti,
se la Cassazione,
prendendo atto della frode ai danni dei cittadini, decidesse di far tenere il
referendum facendo votare pro o contro l'abrogazione
dell'emendamento-imbroglio? Se gli elettori votassero sì all'abrogazione,
cancellerebbero certamente le norme con le quali il governo ha voluto
riservarsi di riprendere la politica nucleare a proprio piacimento. Ma
cancellerebbero pure la parte dell'emendamento che abroga le attuali norme sul
nucleare. Queste tornerebbero in vigore, ridando al governo, da subito, il
potere di procedere sulla strada della costruzione delle centrali nucleari.
Come uscire da questo pasticcio? Facciamo un passo indietro. Nel 1978 la Corte costituzionale dovette
affrontare appunto il problema di norme che, abrogando le disposizioni alle
quali si riferiva il referendum, non rispettavano la volontà dei promotori. La
soluzione fu trovata dichiarando l'incostituzionalità della norma della legge
sul referendum che non prevedeva questa eventualità, e prevedendo il
trasferimento del referendum sulle nuove norme. Ma, di fronte all'imbroglio
attuale, questa strada non è praticabile, poiché produrrebbe l'esito
paradossale di un voto referendario che si ritorce ancora di più contro
l'intenzione dei proponenti. La
Cassazione, allora, potrebbe sollevare la nuova questione,
investendone la Corte
costituzionale che, come nel 1978, dovrebbe cercar di porre riparo all'ennesima
torsione alla quale il governo attuale sottopone le istituzioni.
Una parola sul modo in cui Berlusconi considera i cittadini, ai quali sarebbe
precluso il diritto di votare in situazioni di emotività, di sostanziale
incompetenza. Già in occasione del referendum sulla legge sulla procreazione
assistita, nel 2005, uno degli argomenti adoperati per indurre all'astensione
fu quello che sottolineava la complessità tecnica di taluni quesiti, che
avrebbe impedito ai cittadini di esprimere una valutazione adeguata. Tutti
questi sono argomenti pericolosissimi dal punto di vista democratico, perché
subordinano la possibilità di votare al giudizio che qualcuno esprime sulla
competenza di ciascuno di noi e mettono così "sotto tutela" la stessa
sovranità popolare. In questi casi la via non è quella del silenzio forzato, ma
dell'informazione adeguata, quella che produce lo "scientific citizen",
il "cittadino biologico", cioè persone dotate dei dati che le mettono
in condizione di formarsi una opinione critica. È un caso che la Commissione di
vigilanza della Rai non abbia ancora approvato il regolamento sulle
trasmissioni per i referendum, precludendo ai cittadini proprio quell'accesso
all'informazione che li riscatterebbe dall'emotività?
http://www.repubblica.it (27 aprile 2011)

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