Spirito, natura e ragione. Ecco il credo di un laico
Se decidessi di avere un solo Signore e Salvatore questo sarebbe l'Uomo o l'Umanità
Anticipiamo un brano da Caro Papa ti scrivo in uscita da Mondadori
Alla fine del nostro confronto, lei, caro papa Ratzinger, sa ormai che il suo
non è un Credo che possiamo condividere, né che io possa professare. Ma cosa
dunque potrei professare, se proprio volessi pregare? In conclusione, prima dei
commiati, cercherò brevemente di riassumere la mia posizione, sfrondandola
degli argomenti che ho portato a suo sostegno, e cristallizzandola appunto in
una forma il più possibile parallela al suo Credo, benché opposta nella
sostanza.
Così facendo manterrò, da un lato, un legame formale con la tradizione
occidentale, che ha aderito fino al Medioevo e al Rinascimento alle formule
della professione di fede che abbiamo appena finito di commentare. Ma,
dall´altro lato, opererò una cesura sostanziale col contenuto di quelle stesse
formule, che a partire dall´Era Moderna e Contemporanea sono state sempre più
identificate come l´espressione di una fede sorpassata filosoficamente,
inadeguata storicamente e sbagliata scientificamente.
Nello stilare il mio Credo mi schiererò allo stesso tempo a favore del realismo
scientifico e storico, che accetta tutto ciò che c´è, o è accaduto, e contro
l´illusionismo fantascientifico e fantastorico, che indulge in ciò che non c´è,
o non è mai accaduto. Anche se, come d´altronde non fa neppure il Credo
originale, non tenterò di completare il mio Credo positivo con un suo
complemento negativo, che pretendesse di enumerare e specificare in dettaglio
ciò in cui non credo. (…)
Se dunque proprio volessi adattarmi a parlare il suo linguaggio e decidessi di
professare anch´io la fede in un solo Dio, che mi trascende e mi sovrasta, ai
voleri del quale volessi e dovessi inchinarmi, e che potessi adorare e amare,
questo sarebbe la Natura,
che tutto genera da sé e per sé.
Così come, se decidessi di avere un solo Signore e Salvatore, questo sarebbe
l´Uomo o l´Umanità. Da ritenere non il metaforico primogenito della Natura, col
diritto biblico di "soggiogare la terra e dominare su ogni essere
vivente" (Genesi, 1, 28), ma il letterale ultimogenito, col dovere
naturale di rispettare e preservare l´ambiente e tutte le altre forme di vita.
E, soprattutto, da considerare come un´entità superiore agli individui che la
compongono, e della quale gli uomini dovrebbero chiedersi costantemente che
cosa possono fare per essa, invece di limitarsi a pretendere soltanto che
l´Umanità e la Natura
facciano qualcosa per loro.
Ma questo duplice "materialismo umanistico" e "umanesimo
materialista" sarebbe un ben misero sostituto della religione, se non
fosse accompagnato da una fede non solo nella Natura e nell´Uomo, ma anche
nello Spirito che si manifesta nella coscienza che noi abbiamo del mondo e di
noi stessi.
Uno Spirito puramente immanente, che procede dalla Natura e dall´Uomo, e che
noi giustamente consideriamo una nostra caratteristica tanto costitutiva, da
arrivare a commettere spesso due complementari errori di sopravvalutazione al
suo riguardo. Ritenendolo, da un lato, trascendente, invece che emergente. E,
dall´altro lato, necessariamente umano, invece che legato soltanto alla
complessità di un sistema: in particolare, già attualmente presente in altri
animali superiori, e potenzialmente anche nelle macchine in generale, e nei
computer in particolare.
Come uomini, però, a noi interessano soprattutto il nostro Spirito e le sue
conquiste: prima fra tutte, la sorprendente scoperta che la Natura non è caotica, come
ci si sarebbe potuto aspettare, bensì ordinata. E che il suo ordine non appare
soggettivamente imposto dall´Uomo, come quello alfabetico delle parole di un
linguaggio. Bensì risulta oggettivamente intrinseco alle cose, come quello
matematico degli oggetti aritmetici o geometrici, o quello logico dei
ragionamenti.
Nella Natura si manifesta dunque un ordine universale, che si chiama Logós in
greco, Ratio in latino e Ragione in italiano. Il che ci permette di dare un
senso letterale al versetto metaforico del Rig Veda, poi annesso dal versetto
1,1 di Giovanni: "in principio era la Ragione, e la Ragione era presso Dio, e Dio era la Ragione". Intendendo,
naturalmente, per "Dio" la Natura.
Analogamente possiamo interpretare il versetto 1,14: "la Ragione si fece carne e
venne ad abitare in mezzo a noi", intendendolo nel senso che la ragione
umana è uno dei modi in cui la
Ragione cosmica si manifesta nell´ordine della Natura.
Essendone una manifestazione, essa partecipa della Sua essenza. E può
percepirne altre analoghe manifestazioni, che esprime in quelle leggi di
Natura, la cui ricerca e scoperta costituiscono gli scopi primi e ultimi
dell´impresa scientifica. Ma essendone appunto soltanto una manifestazione, la
ragione umana trova nella Ragione cosmica una trascendenza che la sovrasta, e
al cospetto della quale non può che percepire la propria limitatezza.
Il cerchio aperto dalla mia riformulazione laica del Credo si chiude dunque con
la scoperta che non soltanto le parole della sua professione di fede possono
essere reinterpretate sensatamente. Ma che anche l´esperienza religiosa trova
una sua sublimazione nel sentimento che l´Uomo arriva a provare di fronte alla
Natura attraverso la mediazione dello Spirito, e più specificamente di quella
sua quintessenza che è la
Ragione.
Si arriva così a una "vera religione", profonda e
intellettuale, che gli scienziati da Pitagora ad Einstein hanno da sempre
professato, e di cui le religioni istituzionali costituiscono soltanto
superficiali caricature. Di qui i motti che esprimevo, forse in maniera un po´
provocatoria, fin dagli inizi della mia opera divulgativa in Il Vangelo secondo
la scienza. Da un lato, che la matematica e la scienza sono l´unica vera religione,
il resto è superstizione. E, dall´altro lato, che la religione è la matematica,
o la scienza, dei poveri di spirito.
Anche questa "vera religione" ha i suoi misteri, che si manifestano
anzitutto nell´astratta e stupefacente constatazione che l´Uomo può comprendere
qualcosa della Natura. E poi, nei concreti e stimolanti problemi scientifici
che ancora non hanno trovato soluzione definitiva: primi fra tutti, le origini
dell´universo dal vuoto, della vita dalla materia inanimata, e della coscienza
dai primati superiori.
Al confronto di questi veri misteri, ancora una volta quelli delle religioni,
dai dogmi ai miracoli, non appaiono che misere caricature, buone soltanto per
coloro che credono appunto che "beati sono i poveri di spirito, perché di
essi è il regno dei Cieli" (Matteo, 5,3). Io preferisco credere invece che
beati siano i ricchi di Spirito, perché di essi è la repubblica della Terra.
Quanto alla mia professione di fede, è dunque così che enuncerei il mio Credo
laico. Come promesso, sulla falsariga del suo: "Credo in un solo Dio, la Natura, Madre onnipotente,
generatrice del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.
Credo in un solo Signore, l´Uomo, plurigenito Figlio della Natura, nato dalla
Madre alla fine di tutti i secoli: natura da Natura, materia da Materia, natura
vera da Natura vera, generato, non creato, della stessa sostanza della Madre.
Credo nello Spirito, che è Signore e dà coscienza della vita, e procede dalla
Madre e dal Figlio, e con la
Madre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per
mezzo dei profeti dell´Intelletto. Aspetto la dissoluzione della morte, ma non
un´altra vita in un mondo che non verrà".
Repubblica 10.5.11

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