Sogni e partecipazione ecco la vera politica
C’è vita a sinistra. Quelle parole che la sinistra deve riscoprire - Marc Lazar
La crisi della sinistra riformista europea oggi è oramai un´idea condivisa.
Essa non ha motivo di vergognarsi del proprio passato. Ha contribuito a
forgiare la democrazia e il welfare e, dunque, un´ampia parte dell´identità
europea. Ciò nonostante, il suo modello di cambiamento graduale delle società
nel quadro degli Stati-nazione è in via di esaurimento. La sinistra, più della
destra, soffre la globalizzazione, le trasformazioni del capitalismo mondiale,
il processo di individualizzazione, la sensazione sempre più ossessiva del
declino del vecchio continente, le tentazioni di ripiegamento identitario
sfruttate dai movimenti populisti.
La Storia dimostra che ciò che ha fatto la forza della socialdemocrazia è stata
la sua capacità di adattamento alle evoluzioni delle società, il più delle
volte generate esse stesse dalle metamorfosi del capitalismo. Un aggiornamento
spesso difficile, nutrito da vivaci dibattiti interni sulle proposte definite
“revisioniste”, da Eduard Berstein (fine del secolo XIX) a Anthony Giddens
(fine del secolo XX), passando per tanti altri pensatori e responsabili
politici. E, tuttavia, con una domanda ossessiva dei nostri giorni al
socialismo: il suo avvenire si iscrive nella linea dell´ideologia e dei suoi
punti di riferimento, oppure suppone di varcare le frontiere tradizionali della
sinistra e di esplorare altri orizzonti?
Per pensare la sinistra oggi e domani bisogna, più che mai, tornare alla famosa
affermazione di Norberto Bobbio, per il quale il valore dell´uguaglianza
traccia la linea di separazione dalla destra. La crisi economica del 2008 ha ricordato la
pertinenza di quest´idea, adattata al mondo di oggi, che non significa
egualitarismo, ma un´uguaglianza delle opportunità, rispettosa dei percorsi e
delle aspirazioni individuali. Un´uguaglianza che deve rendere possibili non
tanto degli Stati-forti, divenuti impossibili, quanto degli Stati ammodernati,
regolatori e animatori, coordinati a livello europeo. Uguaglianza nel mondo e
in Europa. Uguaglianza sociale tra i diversi gruppi e individui. Uguaglianza
tra i sessi, mentre le donne rimangono sempre discriminate. Uguaglianza tra le
generazioni, in un´Europa che subisce il complesso di Cronos, il dio greco che
divorava i propri figli. Uguaglianza tra i territori, mentre oggi si
approfondisce la divaricazione tra le regioni ricche e le zone più in
difficoltà. Uguaglianza tra i cittadini e gli immigrati in regola che fanno
ormai parte integrante della nostra Europa. Uguaglianza, ancora, in rapporto
all´ambiente.
Ma c´è l´altro Bobbio, quello che nel 1955 constatava come gli intellettuali
italiani sapessero perfettamente che cosa avrebbe dovuto essere la società
italiana, ma ignoravano che cosa fosse. Cinquantacinque anni dopo, la sua
riflessione si può allargare all´insieme dei partiti della sinistra europea,
troppo chiusi su se stessi, in mano a oligarchie che stanno invecchiando, più
che mai preoccupate di difendere i loro piccoli interessi. Conoscere la società
nella sua complessità attuale, segnata da tendenze contraddittorie e
antagonistiche, per ritrovare il popolo e, così, non lasciare più questa parola
e ciò che comporta alle forze populistiche. La sinistra deve unirsi a lui in
questo grido di dolore e di rabbia di cui parlava il sociologo Durkheim per
definire il socialismo, ma anche in un grido di speranza, non per creare sogni
che si trasformano generalmente in incubi, ma per ridare un senso alla
politica. Per esempio, nell´accettare la forza della leadership nelle nostre
democrazie, ma combinandola con l´estensione della partecipazione dei cittadini
alla vita democratica.
(traduzione di Luis E. Moriones)
La Repubblica 27 dicembre 2010

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