So al 93% cosa farete: siete tutti prevedibili
I comportamenti umani obbediscono alla logica dei lampi, tra frenesia e pigrizia
Siamo prevedibili. Così banali da far ghignare di gioia gli spioni che
controllano ogni nostro movimento e decisione, lungo un’infinita scia di foto,
video, tracce fisiche ed elettroniche. Ed è proprio l’universo della
sorveglianza 24 ore su 24 e dei social networks, a cui entusiasticamente ci
abbandoniamo, a erigere oggi il più mastodontico archivio dei comportamenti
individuali e collettivi: esplorando i suoi segreti e saccheggiandone i dati,
un fisico della Northeastern University, AlbertLászló Barabási, sta costruendo
la sua teoria, affascinante e controversa. E’ convinto che le azioni umane si
muovano lungo modelli decifrabili (e dunque prevedibili) e ha cercato di
dimostrarlo con un saggio, «Lampi», nel quale annoda e riannoda il presente e
il passato ed eventi in apparenza scollegati, come l’era dei cellulari e della
mobilità compulsiva con l’epoca delle rivolte contadine nell’Ungheria del XVI
secolo.
Professore, la «network theory» la teoria
delle reti - ipotizza che viviamo e agiamo attraverso una serie di «bursts»,
lampi di frenetica attività inframmezzati a lunghi periodi di calma e perfino
di passività: è solo colpa di una malaccorta gestione del tempo che non ci
basta mai o ci sono anche ragioni biologiche e genetiche?
«In realtà questo tipo di comportamento si può osservare in un vasto campione
di sistemi, compresi i processi che hanno luogo all’interno delle nostre
cellule. E anche la stessa attività dei geni segue il modello dei “lampi”.
Questo, però, non significa che ci siano delle ragioni note di tipo genetico.
E’ probabile che il motivo principale dei “bursts” sia legato al modo con cui
prendiamo le decisioni e le distribuiamo nel tempo, vista la quantità di
compiti che dobbiamo affrontare in contemporanea».
Lei pensa che e-mails e social networks
stiano trasformandoci? Siamo oggi più scontati di quanto non fossimo nel
passato, nelle epoche pre-high tech?
«Sotto certo aspetti le e-mails, il social networking e i cellulari, in
effetti, ci cambiano. E tuttavia non ci rendono più prevedibili. Grazie a
questi strumenti elettronici, semmai, le nostre azioni diventano più semplici
da seguire e da misurare e in alcuni casi la precisione di queste analisi può
essere sorprendentemente alta».
Un esempio?
«Si è scoperto che i nostri modelli di mobilità presentano un 93% di
prevedibilità: significa che diventa possibile scrivere un software che predica
i nostri futuri spostamenti con un livello di precisione pari a 93 su 100».
Se siamo così «trasparenti», quali
trucchi ci restano per sfuggire alla «società della sorveglianza» che minaccia
di comprimere la nostra libertà e il diritto alla privacy?
«Abbiamo sempre la libertà di cambiare i nostri comportamenti, anche in modo
drastico, ma la verità è che lo facciamo di rado. Almeno in linea teorica tutti
possiamo abbandonare il lavoro e cambiare casa, cominciando da zero uno stile
di vita libertario e anarchico. Poche persone, però, scelgono di farlo davvero.
La maggior parte di noi è intrappolato sia nel tempo sia nello spazio: non è
pensabile aprire un nuovo business a mezzanotte, se i clienti vogliono venire a
mezzogiorno. Significa che siamo costretti a seguire modelli preordinati e
conformisti».
Ma come pensa di riuscire a combinare
questa prevedibilità degli individui con le continue sorprese dei comportamenti
sociali e degli eventi collettivi? La storia è molto meno scontata di quanto
lei non suggerisca.
«I processi storici rappresentano la somma di milioni di scelte individuali e,
quindi, è perfettamente logico che le diverse componenti possano essere
prevedibili, mentre il sistema - nel suo complesso - risulta più difficile da
studiare. Le leggi di Newton, per esempio, forniscono la traiettoria delle
molecole in un gas e, tuttavia, è impossibile prevedere quella di trilioni di
particelle, senza dimenticare che si deve tenere conto di una serie di altri
elementi come la temperatura, la pressione o la viscosità. Ecco, quindi, dove
si colloca la sfida scientifica: come sia possibile innalzarsi dalle azioni di
miliardi di singole persone fino alla società nella sua globalità. Al momento
non abbiamo ancora una risposta, ma è proprio questo il “Santo Graal” della
complessità».
Nel libro lei ha raccolto una serie di
esempi delle «power laws» - le leggi di potenza - che ci governano (o ci
governerebbero), dall’irregolare corrispondenza di Albert Einstein alle
disavventure di un artista americano con l’Fbi: crede di poter estendere queste
invisibili linee al futuro prossimo e di tentare qualche previsione
sull’evoluzione di una serie di tendenze attuali, dalle mode alla finanza?
«Le “power laws”, di per sé, non sono uno strumento di previsione, perché, in
realtà, rappresentano una caratteristica dei nostri comportamenti. E c’è da
aggiungere che queste leggi sono piuttosto stabili e costanti nel tempo: erano
le stesse un decennio fa e ritengo che persisteranno invariate anche nel
futuro. Questa è già - essa stessa - una previsione: è proprio la permanenza
delle leggi che caratterizzano i sistemi complessi, come la nostra società».
Lei scrive che non siamo altro che «robots sognanti»: non lo trova un giudizio
inquietante?
«I nostri sogni sono liberi di fluire. Sono le nostre azioni a essere
profondamente prevedibili».
Intervista di Gabriele Beccarla
La Stampa TuttoScienze 22.6.11

Precedente: Quella miopia politica delle misure di austerità

