Strumenti personali

Sinistra, fatti più umana La sinistra si occupi anche di realtà umana

Ecco che diventa vitale che la sinistra passi dall’analisi delle condizioni strutturali al rendersi conto che quella che un tempo si chiamava sovrastruttura, cioè le idee che muovono gli atti delle persone, sono non solo effetto ma causa di cambiamenti sociali.

 




In un convegno di psichiatria all’Aula magna dell’università di Roma, tenutosi alcuni anni fa, mi aveva colpito, tra le tante, una relazione che proponeva che aiutare gli altri è l’idea che distingue la specie umana.
Si ipotizzava che quello che ci fa umani è il muoversi di fronte alla difficoltà, alla malattia dell’altro per prendersene cura, per tentare di curare. A un’ipotesi così delineata si potrebbe obiettare che nell’uomo è il sentimento religioso che lo porta ad aiutare gli altri.

Noi preferiamo sostenere che, invece, aiutare gli altri è nella natura della specie umana. Possibilità di aiutare che non significa soltanto sollievo dalla sofferenza, ma una ricerca per eliminare la sofferenza perché il male, concetto inventato dalla religione, ha come conseguenza un’impossibilità di aiutare gli altri. Esiste solo la malattia che può essere curata.
Poi, alle primarie delle idee al teatro Eliseo di Roma del dicembre 2008 ho ascoltato le parole di una giovane studentessa. Questa giovane studentessa, con l’entusiasmo di chi vuole essere protagonista della costruzione della propria vita e di una nuova società, con le parole del suo discorso proponeva una parola che ormai da molto tempo non si sente più negli incontri della sinistra: utopia.
Non solo, parlava anche di uguaglianza, libertà e identità.
I primi due termini si sono contrapposti nella storia della sinistra non riuscendo a trovare una sintesi. Il terzo termine, identità, è divenuto, dopo il Sessantotto, portatore di verità autoritarie da combattere.
Ora è arrivato il tempo di dirsi che il tentativo di rinnovare la società, e in particolare la sinistra, iniziato nella metà degli anni Sessanta come movimento mondiale, con gli anni Ottanta è fallito.
Certo, è fallito perché erano cambiate le condizioni strutturali dello scontro tra capitale e lavoro per cui ci si incamminava verso la società di consumatori, mentre la sinistra rimaneva strabicamente rivolta a esaminare la realtà con categorie concettuali obsolete. Il rinnovamento è fallito perché in quel grande movimento hanno prevalso le idee, le utopie e gli slanci che sembravano nuovi ma che in realtà erano vecchi perché parlavano di un’idea della specie umana in cui la soggettività, cioè la specifica identità dell’uomo, non era distinguibile, specificabile.
L’emarginazione sociale era la chiave di lettura di tutte le realtà umane, sociali e culturali, regalando così al campo avversario la ricerca dell’identità, che da destra non poteva che essere riproposizione di stereotipi autoritari e discriminatori.
Invece la sinistra nasce e si caratterizza come utopica e comunitaria alla ricerca del senso della realtà umana come realtà sociale, legata quindi alla qualità dei rapporti interumani.
Ecco che diventa vitale che la sinistra si occupi di realtà umana, altrimenti, come già accaduto storicamente, resterà imbrigliata in una visione amministrativa e caritatevole della politica in cui il disincanto e i falsi miti del successo personale diventano imbattibili.
Ecco che diventa vitale che la sinistra passi dall’analisi delle condizioni strutturali al rendersi conto che quella che un tempo si chiamava sovrastruttura, cioè le idee che muovono gli atti delle persone, sono non solo effetto ma causa di cambiamenti sociali.
Sapere della realtà umana, interrogarsi sui temi della nascita, del rapporto tra l’uomo e la donna, della sofferenza, della malattia, della morte, non rappresenta uno sterile esercizio filosofico ma è l’essenza stessa di una sinistra del Ventunesimo secolo.
Interrogarsi, infine, sul dilemma della malattia mentale, come essa si instaura e diventa ostacolo allo sviluppo personale e sociale del soggetto, non è soltanto compito della ricerca psichiatrica.
Questo interrogarsi impone una ricerca sull’essenza stessa dell’uomo e delle sue possibilità utopiche e creative, o viceversa sul fallimento di queste possibilità. Se la sinistra non recepisce la sfida culturale e scientifica che tali temi ci impongono, nonostante noi stessi, rischia di ammalarsi per lungo tempo del virus della subalternità che renderà impossibile far evidenziare quella parola, utopia, che caratterizzava il primo socialismo.
E che, oggi, ritrova le ragioni del suo essere più attuale che mai.

 

da Terra 5.6.09

Azioni sul documento