Siamo tutti stufi di questa politica
La Costituzione stabilisce che spetta al capo dello Stato il potere di sciogliere le Camere se il Parlamento non è in grado di esprimere una maggioranza.
Sono maledettamente stufo di dover seguire i miei obblighi
professionali commentando la ripetitiva rissosità e inconcludenza dei politici,
l’incontenibile pulsione anticostituzionale di Berlusconi, l’uso dei dossier
nei confronti di Fini e le controaccuse dei finiani contro il Cavaliere, gli
sbraiti di Di Pietro contro tutto e tutti, il bastone secessionista della Lega
che spunta dai borbottii di Umberto Bossi, l’attesa del Partito democratico e
Godot che non arriva perché ce ne sono troppi e si paralizzano reciprocamente.
Sono maledettamente stufo e non sono il solo. Sono stufi la maggioranza
schiacciante degli italiani con il pessimo risultato che il distacco dalle
istituzioni è diventato un abisso. Ed è stufo e molto preoccupato il Presidente
della Repubblica, come lui stesso ha detto con parole sue nell’intervista
rilasciata tre giorni fa all’Unità.
Napolitano ha segnalato il vuoto che si è aperto da quando la rissa politica si
è trasformata in rissa istituzionale; ha chiesto ai responsabili di questo
stato di cose di mettervi fine al più presto; ha osservato che una crisi di
governo al buio e un’eventuale campagna elettorale «selvaggia» rischierebbero
di avere esiti nefasti per la democrazia. Quanto a lui, ha confermato quanto
già sapevamo del suo modo di pensare e di agire: farà tutto ciò che la Costituzione gli
consente e gli impone di fare se si aprirà una crisi di governo. Niente di più
e niente di meno.
Questo suo rispetto degli obblighi costituzionali ai quali ha giurato di
attenersi (l’hanno giurato anche tutti gli altri "pubblici ufficiali"
a cominciare dal presidente del Consiglio, dai membri del governo e dai
presidenti delle Camere, ma sempre più spesso se ne scordano) gli ha infatti
procurato un livello di fiducia popolare che sfiora l’unanimità e rappresenta
uno dei pochi elementi positivi, forse il solo, della pessima situazione che
stiamo vivendo.
La Costituzione
stabilisce che spetta al capo dello Stato il potere di sciogliere le Camere se
il Parlamento non è in grado di esprimere una maggioranza, così come è in suo
potere nominare il presidente del Consiglio e su sua proposta i ministri
rinviando il governo alle Camere per ottenerne la fiducia.
Da questo punto di vista ha ragione Napolitano di ricordare che non esiste un
governo tecnico: i governi debbono ottenere la fiducia del Parlamento e quindi
sono tutti e sempre governi politici, quali che siano il presidente del
Consiglio e i ministri che ne fanno parte. Purtroppo gran parte dei politici
ignorano o dimenticano questi principi costituzionali e le norme che li
configurano. Di qui lo stucchevole teatrino che va in scena ogni giorno con
poche varianti.
* * *
Una variante notevole era sembrata la separazione dei finiani dal Pdl. Le
motivazioni erano chiare, il dissenso su punti decisivi – a cominciare col
rispetto della legalità – e la mancanza di luoghi e strumenti per renderlo
palese all’interno del partito giustificavano la secessione. Essa però non fu
portata alle logiche conseguenze. Si volle mantenere una fittizia appartenenza
dei finiani al Pdl «per non tradire la volontà degli elettori che li avevano
votati».
Va detto – e Fini lo sa perfettamente – che uno dei cardini portanti della
nostra Costituzione è l’articolo 67 che stabilisce che «i membri del Parlamento
rappresentano la nazione e sono eletti senza vincolo di mandato».
Quest’articolo è fondamentale perché è il solo strumento che impedisce alle
oligarchie dei partiti di asservire gli eletti dal popolo. Il popolo
trasferisce ai suoi delegati la propria sovranità fino a quando si tornerà a
votare. Non c’era dunque alcun bisogno della finzione finiana che il cordone
ombelicale con il Pdl non potesse essere tagliato. Quella finzione è stata
adottata affinché fosse evidente chi era stato il responsabile della secessione:
un’evidenza però talmente plateale da non richiedere percorsi così tortuosi e
sterilizzanti.
Ma ora, dopo che è cominciato e continua ad andare avanti il massacro mediatico
che i giornali berlusconiani infliggono a Fini con l’evidente supporto dei dossier
dei Servizi segreti, si è delineata un’altra anomalia di segno opposto: i
finiani, per difendere il loro leader dall’attacco di cui è vittima, sono
partiti al contrattacco non solo ricordando fatti antichi e non sanate
illegalità del Cavaliere, ma indicando temi recenti di gravissima portata e
cioè: l’uso dei Servizi di sicurezza per distruggere gli avversari politici del
premier, rapporti di comparaggio del presidente del Consiglio con il primo
ministro russo Putin; analoghi rapporti di comparaggio di Berlusconi con il
leader libico Gheddafi.
Se i finiani dispongono di prove o almeno di gravi indizi su queste presunte e
gravissime illegalità, hanno a nostro avviso l’obbligo di esibirle informandone
la competente Procura della Repubblica; non possono invece tenerle in serbo
come potenziale deterrente. Chi ha sollevato una questione di legalità deve
anzitutto difendere se stesso esibendo prove certe contro le accuse che gli
sono state lanciate, ma non può a sua volta ritorcerle senza provarne la consistenza.
Qui risiede il coraggio e la forza della propria coscienza morale.
La Repubblica, 15 agosto 2010

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