Siamo tutti figli dell’antimateria
Un esperimento per chiarire il mistero che ci permette di esistere
Secondo Aristotele, una delle caratteristiche della bellezza è la perfetta
simmetria. È una fortuna che questo ideale estetico non si sia realizzato
nell’universo in cui viviamo, visto che è stata proprio la presenza di lievi
imperfezioni a rendere possibile la nostra stessa esistenza. Una delle
asimmetrie più bizzarre che si manifesta nel cosmo è quella tra la materia che
dà forma a tutto ciò di cui abbiamo esperienza diretta, e la sua controparte
speculare: l’antimateria.
Prendete una particella elementare – per esempio un protone o un elettrone, i
costituenti di base degli atomi – lasciate invariata la sua massa e cambiate
segno alla sua carica elettrica: avrete un’antiparticella. Con gli antiprotoni
e gli antielettroni potreste poi costruire antiatomi, con gli antiatomi
potreste mettere insieme antielementi e antimolecole, secondo le regole di una
chimica perfettamente identica a quella che conosciamo. Procedendo di questo
passo potreste costruire un intero mondo fatto di antimateria. Ma allora,
perché il nostro mondo sembra fatto esclusivamente di materia?
Che le antiparticelle esistano è provato sperimentalmente. Ma sono mosche
bianche. Per trovarle, bisogna andare a cercarle con il lanternino: per esempio
tra le miriadi di particelle prodotte quando i raggi cosmici (particelle
cariche veloci provenienti dallo spazio esterno) entrano nella nostra
atmosfera. Oppure negli acceleratori di particelle, dove i fisici sono persino
riusciti, superando grandi difficoltà tecniche, a produrre per brevi attimi
antiatomi di idrogeno e di elio. Questa predominanza della materia rispetto
all’antimateria risulta molto strana, dal momento che la simmetria tra
particelle e antiparticelle sembrerebbe praticamente perfetta da ogni punto di
vista. Un fisico che osservasse a distanza un oggetto fatto di antimateria non
noterebbe differenze rispetto a una sua copia identica fatta di materia. E se
un astronomo osservasse una galassia di antimateria avrebbe serie difficoltà a
distinguerla da una fatta di materia.
L’unico effetto eclatante della coesistenza di materia e antimateria si ha
quando esse vengono a contatto diretto. Se una particella incontra la propria antiparticella,
le due si elidono a vicenda, rilasciando un’energia corrispondente alla somma
delle proprie masse. Ma questo pone un problema. Se all’origine dell’universo
la simmetria tra materia e antimateria fosse stata perfetta, tutto si sarebbe
risolto in una generale annichilazione tra particelle e antiparticelle, che
avrebbe lasciato dietro di sé solo energia, e nemmeno un mattone per costruire
il mondo. Non ci sarebbero atomi, né tantomeno galassie, stelle, pianeti e
persone. L’universo è quello che è in virtù di una inspiegabile (almeno per il
momento) asimmetria, che ha portato a preferire la materia all’antimateria.
Siamo figli di una piccola imperfezione. Di questa imperfezione, i fisici non
conoscono ancora la causa. Esistono diversi tentativi teorici di interpretare
il fenomeno, ma nessuna ipotesi ha ancora avuto una prova sperimentale certa.
Lo scorso 16 maggio, uno dei tentativi di soluzione ha affrontato un viaggio
complicato, chiuso nella stiva dello Shuttle Endeavour (per inciso, l’ultimo viaggio
di quella navetta spaziale), che lo ha portato con successo a bordo della
Stazione Spaziale Internazionale. Si tratta dell’esperimento AMS (Alpha
Magnetic Spectrometer), un costoso apparato voluto dal premio Nobel Samuel Ting
e portato avanti da una vasta collaborazione internazionale – di cui è parte
importante anche il nostro paese – che scruterà il cosmo per cercare, tra le
altre cose, anche tracce della presenza di antimateria.
Basterebbe trovare anche solo un antiatomo di elio per avere un forte indizio
della presenza di grandi quantità di antimateria – magari intere galassie – in
regioni distanti del nostro universo. Per “costruire” un atomo di elio,
infatti, c’è bisogno di condizioni particolari che, per quanto ne sappiamo, si
verificano in natura solo nelle condizioni di estrema densità e energia
presenti negli attimi successivi al big bang, oppure nel nucleo delle stelle.
Per fare un antiatomo di elio, quindi, ci vorrebbe quantomeno un’antistella, da
qualche parte.
Se così fosse, l’antimateria potrebbe non essere sparita completamente, ma
l’universo potrebbe essere fatto a “chiazze”, diviso in regioni di materia e
antimateria separate fra loro. Sarebbe una conclusione notevole e per certi
versi sconcertante; dopo di che bisognerebbe però trovare un meccanismo fisico
plausibile in grado di giustificare la presenza di vaste regioni del cosmo
dominate dalla materia intervallate a un numero equivalente di regioni cadute
in mano all’antimateria.
Ma AMS potrebbe invece mettere limiti ancora più stringenti alla presenza di
antimateria nel cosmo, portando a concludere (ed è questo l’esito più probabile
secondo molti fisici) che tutto l’universo osservabile sia fatto esclusivamente
di materia. A quel punto, la questione sarebbe chiusa dal punto di vista sperimentale:
ma la necessità di spiegare la strana asimmetria che ha reso possibile
l’esistenza dell’universo diventerebbe ancora più urgente.
il Fatto Saturno 10.6.11

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