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Si cerchi un compromesso, come sull'aborto

Nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario che non vuole: è un diritto riconosciuto dalla Convenzione europea e dalla Costituzione.

 

«Adesso la politica si fermi, andare avanti è una forzatura pericolosa». Paolo Rossi, 85 anni, è il più celebre storico italiano della scienza. Crede in un'etica del compromesso, anche se in Italia «è come dire una parolaccia». «Quel tipo di compromesso — spiega — per cui, invece di ammazzare il mio avversario, mi siedo attorno a un tavolo per raggiungere un accordo che non lascerà tutti felici, niente affatto, ma con la certezza, da entrambe le parti, che non si potesse ottenere di più». Rossi è convinto della necessità del testamento biologico («Non riesco a concepire l'ipotesi di restare in uno stato vegetativo senza il mio consenso. Mi fa orrore»), eppure non si è schierato, né per la sacralità della vita, né per la «sacralità» della libertà di scelta.


La Cassazione aveva autorizzato il padre di Eluana a sospendere l'alimentazione. Il governo, e la Chiesa, volevano fermarlo. Chi ha ragione?
«Nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario che non vuole: è un diritto riconosciuto dalla Convenzione europea e dalla Costituzione. Non mi sento di criticare quel padre, avrei però voluto che la volontà di Eluana fosse stata documentata con assoluta certezza. Ma in questo caso non c'era nulla di scritto. Non siamo di fronte a un testamento biologico, ma a un'altra cosa, che avrebbe richiesto pacatezza e rispetto degli altri ».


Uno scontro tanto duro era evitabile?
«I cattolici e i laici si sono scontrati con una virulenza che mi fa paura. Il presidente della Repubblica ha avuto la forza dell'imparzialità, mentre tutto attorno c'è stato qualcosa che somiglia all'odio. Entrambe le posizioni sono sbagliate, visto il modo in cui sono state poste».
Il dialogo fra cattolici e sinistra, ora, sarà più difficile?


«Quanto è successo introduce un cuneo fra la sinistra e il mondo cattolico e questa è la fine di una speranza cominciata dopo la Liberazione, la fine di un colloquio per cui è stato ammazzato Aldo Moro. Il dialogo con i cattolici non è una malvagia invenzione, è la condizione indispensabile per governare questo Paese».


È solo un timore o qualcosa di più?
«In Italia i dati di fatto non esistono. Quando scattano queste contrapposizioni così violente e pericolose, spesso riusciamo poi a trovare non so cosa, una specie di saggezza che ci permette di salvarci. È accaduto con il terrorismo. È una delle piccole speranze che ho».


Che fare ora?
«Una discussione seria sul fine vita. Non è vero che la vita è un dono per tutti. Per alcuni non lo sarà mai, e hanno diritto di pensarla così. La Chiesa non può chiudere gli occhi davanti a questo. La via d'uscita è un'etica fondata sui compromessi, non sulla vittoria di una parte contro l'altra. Pensavo che tutto questo fosse acquisito, invece abbiamo rimesso in discussione l'unica vera conquista della civiltà, quella che ci mette al riparo dalla violenza».


Un compromesso è possibile?
«È già successo con la legge sull'aborto, è stata trovata una mediazione fra la condanna assoluta dei cattolici e quella specie di esaltazione che allora aveva contagiato una parte del Paese, secondo cui la pancia è mia e ci faccio quello che voglio. Ma io non sono tranquillo. La nuova legge sul testamento biologico introduce l'idea che non serva più esprimere il consenso per essere nutriti e idratati. Un'enormità. Non potrei mai tollerare che nel mio corpo venisse introdotto qualcosa indipendentemente dalla mia volontà».

 

Corriere della Sera, 10-02-2009

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