Severo e distante, il Dio degli americani
Sondaggi e interviste. Solo per il 22% è benevolente (come crede anche Obama)
È apparso ieri su Usa Today un articolo di Cathy Lynn Grossman riguardante le
opinioni degli americani su Dio («How America sees God»). Come lo vedono o
immaginano, cosa ne pensano, quali domande si pongono e come talune figure
delle Chiese lo testimoniano. Prima di offrire i dati, varrebbe la pena
ricordare che soltanto il 5% si è dichiarato «ateo/ agnostico», percentuale che
sarebbe stata ben più alta se questa ricerca fosse stata fatta in Russia (una
recente statistica dell’Università di Mosca offre indicatori oltre il 20%) o in
qualche Paese europeo.
Le domande rivolte erano chiare, e possono essere riassunte in due quesiti.
Quando pregate Dio a chi o a che cosa pensate di rivolgervi? E quando cantate
«God bless America» a chi chiedete di benedire la vostra terra? Non si può
dimenticare che negli Stati Uniti, Dio — o l’idea di un Dio — permea la vita
quotidiana. Il suo riflesso nelle coscienze è un elemento essenziale per
spiegare il passato degli Usa, molti dei conflitti a cui hanno preso parte o si
sono trovati coinvolti; anzi, sottolinea l’estensore dell’articolo, «potrebbe
offrire un indizio di quanto riserva il futuro». Insomma, Dio è al nostro
fianco, o se ne sta oltre le stelle? È adirato, geloso, vendicativo come in
alcuni passi dell’Antico Testamento o misericordioso e capace di confondersi
con un amore infinito? Sino a dove il suo occhio scruterà le cose?
I sondaggi dicono che nove americani su 10 credono in Dio, ma il modo di
immaginarlo rivela — sottolinea la ricerca — anche l’atteggiamento in materia
di economia, giustizia, morale sociale, guerra, calamità naturali, scienza,
politica, amore e anche altro, come sostengono Paul Froese e Christopher Bader,
due sociologi della Baylor University di Waco (Texas). Il loro nuovo libro,
America’s Four Gods, dove ci si chiede essenzialmente «cosa possiamo dire di
Dio?», esamina le diverse visioni dell’Onnipotente. Il metodo di ricerca
utilizzato si basa su indagini telefoniche (1.721 adulti nel 2006 e 1.648 nel
2008), ma soprattutto trae conclusioni qualitative da 200 «interviste in
profondità», dalle quali, tra l’altro, si sono avute risposte intorno a una
dozzina di immagini evocative dell’Altissimo. Froese ricorda che una simile
ricerca ha un fine pratico, giacché si possono meglio comprendere le reazioni
di una popolazione — per un fatto di cronaca o per la politica estera —
conoscendo l’idea che ha di Dio.
Passando ai dati, diremo che un 28% crede in un Dio autoritario, impegnato
nella storia e capace di fulminare con punizioni severe coloro che non lo
seguono. C’è poi il Dio benevolente, che per questa ricerca vale il 22%. Si
identifica anche in azioni di politica contingente, simili a quelle in cui il
presidente Obama dichiara di essere spinto a vivere la sua fede cristiana nel
servizio pubblico. È un Dio impegnato e ama e ci sostiene quando ci prendiamo
cura degli altri. C’è poi il Dio critico. Vale il 21%. Chi crede in Lui? I
poveri, i sofferenti e gli sfruttati. Sono convinti che non perda di vista le
cose di questo mondo. Come rappresentarlo? Si può immaginare attraverso una
battuta ascoltata in un sermone nella chiesa Open Door, a Rifle (Colorado): «I
nostri conti bancari vuoti saranno i magazzini del Signore». C’è infine il Dio
lontano: lo crede il 24%. Quasi un americano su quattro lo considera distante,
ma ciò non significa che non abbia alcuna religione. È un’idea che i ricercatori
hanno trovato in molti ebrei e nei seguaci di religioni e filosofie come il
buddismo o l’induismo. Sovente questa categoria parla di un Dio inconoscibile,
che si cela in dimensioni non percorribili dalla ragione, quasi fosse racchiuso
in un teorema di matematica indimostrabile; oppure lo spiritualizzano sino a
trasformarlo in qualcosa di incomunicabile.
Una ricerca come questa va presa con il beneficio di inventario, ma è
estremamente importante il motivo che l’ha suggerita: le opinioni che gli
uomini hanno su Dio permettono di comprendere meglio le loro scelte. Potrà
sembrare a taluni una vecchia questione riportata alla luce e scritta in
margine a Voltaire — il quale riteneva indispensabile la religione per il buon
funzionamento degli Stati — ma in realtà è attualissima. Dio, per intenderci,
non è morto, non è tramontato, non è quello che hanno cercato di dimostrare o
distruggere i filosofi; anzi dopo il crollo delle ideologie, dei totalitarismi
e di molte illusioni del Novecento si è presentato di nuovo sul palcoscenico
della storia. Se Heidegger aveva scritto che soltanto un Dio ci può salvare,
noi ora ricominciamo a capire quanto sia ancora indispensabile per spiegare
l’uomo.
Corriere della Sera 9.10.10

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