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educazione sessuale

Sesso, questo sconosciuto. La difficile arte di parlarne ai figli

Uno studio: poca confidenza crea tabù

 

Che fare quando Giacomo, quindici anni, chiede di poter dormire con la sua ragazza (che non ci ha ancora presentato)? E come reagire a Giulia, sua coetanea, che si rifiuta di incontrare il ginecologo di famiglia ma in compenso cerca informazioni online sull´uso del profilattico? I genitori italiani sono in crisi di ispirazione e non sanno se, come e quando accettare la precoce vita sessuale dei figli (diciassette anni e mezzo è l´età della prima volta, ma il dato si abbassa per chi oggi ha vent´anni e al Nord le cose viaggiano più rapidamente, fino a spostare le lancette dai dieci ai dodici mesi prima). Resta, sullo sfondo, la profonda e pericolosa ignoranza dei ragazzi in materia di sesso, e l´ostracismo cattolico, espresso ancora pochi giorni fa dal vicario del Papa per Roma, il cardinal Agostino Vallini, di fronte alla mozione con la quale la Provincia rilanciava i preservativi gratuiti in tutti i licei: "Banalizza i sentimenti".

Intanto la Sigo (Società italiana di ginecologia e ostetricia), fornisce cifre che fanno pensare: «Una ragazza su tre sotto i 25 anni non utilizza alcun metodo per proteggersi, cresce il ricorso alla pillola del giorno dopo e quello all´aborto tra le under 14, salito in dieci anni dallo 0,5 all´1,2% dei casi - ha spiegato il presidente Giorgio Vittori - Le malattie trasmissibili crescono, la clamydia ad esempio è aumentata di dieci volte nell´ultimo decennio». A dover essere "formati" dovrebbero essere anzitutto padri e madri, spesso privi della confidenza necessaria a parlare di un tema così intimo con i figli. E a loro volta attanagliati dai dubbi, secondo una ricerca dell´associazione "Genitori domani": qual è l´età giusta? Accettare o no che si utilizzi la casa di famiglia? Acquistare personalmente i contraccettivi e farli trovare ai ragazzi? Sono soltanto alcune delle "domande frequenti" alle quali oltre il 45% delle madri e dei padri di ragazzi tra i 13 e i 18 anni non sanno dare risposta. Non così dissimili da quelle che gli stessi giovanissimi inviano (nascondendosi dietro nickname fantasiosi) ai blog che, come hanno fatto le Asl di Parma e di Sassuolo, offrono risposte mediche online anche a chi si presenta anonimamente: dal tuffo negli anni Cinquanta ("posso restare incinta se ho un rapporto orale?", spedito da Trilly02) all´autentico tormento esistenziale ("ho avuto due ragazze ma mi hanno lasciato, sarà un problema di dimensioni?" firmato Jack-controcorrente).

«È inevitabile che i genitori non riescano a parlare di sesso con i figli, se si ostinano a negare la loro stessa sessualità, i ricordi della loro adolescenza, se negano di aver vissuto anche loro le stesse emozioni e le stesse paure - spiega Maria Rita Parsi, psicologa e psicoterapeuta - Bisogna partire invece dal dato di fatto che già a 13 anni, ma in molti casi a 11, i figli sono raggiunti da informazioni più o meno distorte che arrivano soprattutto via Internet. La risposta? Stimolare la confidenza utilizzando i film e i romanzi». Ma a che età si può accettare senza paura che il figlio o la figlia affrontino la loro "prima volta", e le molte che seguiranno? «A quindici, sedici anni, quando il loro cervello è maturo ed è l´ora di esplorare e sperimentare. A quel punto, sarebbe un errore reprimerli, anche se molti ci arrivano più tardi. Meglio sottolineare l´importanza di questa esperienza e il fatto che unirsi ad un´altra persona è in sé qualcosa di buono».

 

 

http://www.repubblica.it - 23.6.09

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