Se un piano Green economy modernizzasse l'Italia?
Serve più coraggio sulla strada dell'ecosostenibilità
E se fosse la natura, fino a oggi
maltrattata, sfruttata, a salvarci? Quella che Giovanni Pascoli, nel suo
atteggiamento positivista e romanticheggiante, identificava come un aspetto
pre-cosciente dell’universo umano. Nei prossimi dieci anni potrebbero esserci
quasi centomila nuovi posti di lavoro da green economy: non è un manifesto
elettorale, né lo slogan di una qualsiasi campagna pubblicitaria, ma la realtà
che investirà l’Italia. Dei 102.700 nuovi sbocchi occupazionali stimati per
tutte le fonti di energia, ben 99.300 saranno nel settore delle energie pulite
e solo tremila per quelle tradizionali. Significa che accanto alla salvaguardia
dell’ecosostenibilità e dell’ambiente, ci sarà anche la straordinaria
opportunità di soddisfare la richiesta di professionalità. Affrontando così la
crisi economica e la recessione con uno strumento in più, per la verità sino a
oggi sottoutilizzato, da un Paese pigro e spaventato di fronte alle novità. Due
esempi, uno negativo e uno positivo, possono incoraggiare un ragionamento più
convinto, che venga però seguito da attente analisi e poi da azioni concrete e
risolutive.
L’Italia è in forte ritardo sul fronte dei carburanti
alternativi, come il bioetanolo, l’etanolo prodotto dalla fermentazione delle
biomasse, ovvero prodotti agricoli ricchi di zucchero (amidacei e cereali).
Secondo l’eBio (European Bioethanol fuel association) nel 2009 la produzione di
bioetanolo è passata da 2,8 miliardi di litri a 3,7. Con in testa la Francia, capace da sola di
soddisfare un terzo del fabbisogno europeo, seguita dalla Germania. E l’Italia
delle pianure e delle campagne? Solo undicesima su diciassette, con 72 milioni
di litri, peggio di Polonia, Ungheria, Belgio, Slovacchia e Repubblica Ceca. Il
bioetanolo può essere usato come componete nelle benzine o come combustibile
nei biocamini. Tra l’altro è operativo un progetto che coinvolge sei paesi
europei più Cina e Brasile, il Best (Bioethanol for sustainable transport) che
vorrebbe dimostrare il possibile avvicendamento di benzina e diesel proprio con
il bioetanolo, che consente non solo una riduzione di gas ad effetto serra, ma
anche la sicurezza nel reperimento energetico.
Di diverso segno, invece, le notizie che vengono dall’ambito
fotovoltaico. I dati dell’Epia (European photovoltaic industry
association) conferiscono all’Italia la medaglia d’argento circa i
mercati mondiali nel fotovoltaico. Con quasi il 10% della potenza installata,
peggio solo della Germania, inarrivabile, almeno per il momento, con il 51,6%
dell’indotto mondiale. Ma la sorpresa è rappresentata dall’origine di quel 10%
nostrano, con il consistente apporto del Mezzogiorno. Si calcola che lo scorso
anno in Puglia siano stati installati impianti per una potenza di 161 Mw, pari
a quella dell’intera Cina.
Accanto a tali cifre di per sé incoraggianti per il futuro
energetico nazionale, un ulteriore stimolo viene dai dati occupazionali. Nel
primo trimestre dell’anno vi sarebbero più di 85mila aziende italiane
potenzialmente interessate dalle fonti green, con almeno 300mila nuovi
occupati. Numeri importanti, che andrebbero metabolizzati e utilizzati come
base programmatica per politiche future.
Tra l’altro, pochi giorni fa, il New York Times ha annunciato che negli Usa la produzione di energia solare
costerebbe meno di quella nucleare. Uno studio condotto da John Blackburn,
professore di economia alla Duke University, rivela che negli ultimi otto anni
il costo del fotovoltaico è costantemente diminuito. Inoltre, sostiene che una
combinazione di eolico e solare potrebbe far fronte al fabbisogno energetico di
uno Stato come il Nord Carolina, che ha circa gli stessi abitanti della
Lombardia, nove milioni di persone, anche se spalmati su un territorio più
ampio (140mila km quadrati contro i 24mila lombardi).
Segnali incoraggianti vengono in questi giorni anche dal
Veneto, dove a Fusina in provincia di Venezia, è da poco entrata in funzione la
prima centrale elettrica al mondo interamente alimentata da idrogeno. Un
impianto da 16 megawatt, sostenuto da un ciclo combinato che consente di
ottenere energia e calore.
Al netto di percentuali e iniziative sembra proprio che ci
troviamo di fronte a un bivio, non solo scientifico ma anche socio-economico,
dinanzi al quale non sarebbe saggio temporeggiare ulteriormente. Cosa si
aspetta ancora per varare un grande piano di green-economy che modernizzi
l’Italia? Sfruttando sapientemente le nuove fonti rinnovabili come un doppio
vantaggio: miglioramento della qualità della vita, con meno inquinamento e con
unità lavorative fino a ieri insperate. In un contesto, l’Italia, che già di
per sé si presta a una serie di elaborazioni legate alla natura, al sole, alle
materie prime, in virtù di un’invidiabile peculiarità ambientale. Quella natura
e quel sole che il poeta Arthur Rimbaud celebrava con versi memorabili: «La
natura, si sveglia e di raggi s’inebria/ la terra, discinta, felice di
rivivere, rabbrividisce di gioia sotto i baci del sole».
http://www.ffwebmagazine.it 30
luglio 2010

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