Se la solidarietà non è mai fuori moda
C’è vita a sinistra. Quelle parole che la sinistra deve riscoprire - Jürgen Habermas
Chi crede tuttora nella forza rivoluzionaria di autoguarigione delle crisi
economiche gravita in nebulose profondità attorno al concetto del «politico», o
soffia sulla «sollevazione prossima ventura». Il resto è disfattismo.
La «sinistra» deve il suo nome all´ordine degli scanni parlamentari
all´Assemblea nazionale francese del 1789. Quanto al termine «socialismo», il
suo significato era e rimane nient´altro che la messa in atto delle parole
d´ordine della Rivoluzione francese. La libertà non può essere ridotta alla
mera possibilità, per i soggetti partecipi di un sistema di mercato, di
esprimere individualmente il proprio voto. Solo l´inclusione egualitaria di
tutti i cittadini come co-legislatori, in un contesto di formazione di opinioni
e volontà politiche informate, può assicurare a ciascuno gli spazi e i mezzi
per determinare e plasmare autonomamente la propria personale esistenza.
L´uguaglianza non può essere solo quella formale davanti alla legge, ma deve
comportare l´equa ripartizione dei diritti, che devono avere eguale valore per
ciascuno, indipendentemente dalla sua posizione sociale. La solidarietà non
deve degenerare in paternalistica assistenza agli emarginati; la partecipazione
alla comunità politica con pari diritti non è conciliabile con la
privatizzazione, che scarica i rischi e i costi originati a livello sociale
complessivo su singoli gruppi o persone, senza indennità o risarcimenti di
sorta.
E´ questo il modo in cui la sinistra intende i principi costituzionali, non
certo spettacolari, che nelle nostre società democratiche informano il diritto
vigente. La sinistra recluta i suoi aderenti tra i cittadini tuttora sensibili
alle stridenti dissonanze tra questi principi di fondo e la realtà, da tempo
accettata, di una società sempre meno solidale. Una società nella quale le
élite si barricano, anche moralmente, nelle loro gated communities è fetida. I
mali della sinistra rispecchiano il generale ottundimento di questo spirito
normativo, e la crescente tendenza ad accettare come normale e ovvio un egoismo
razionalista, che con gli imperativi del mercato è penetrato oramai fin dentro
i pori di un ambiente di vita colonizzato.
Naturalmente il deficit della sinistra non è solo di tipo motivazionale, ma
riguarda anche il piano cognitivo, ove si è mancato di affrontare tutta la
complessità delle sfide reali – ad esempio, i rischi che corre oggi la moneta
europea. Altrimenti la sinistra non si limiterebbe a lamentare la distruttività
dei mercati finanziari incontrollati, ma ravviserebbe nella speculazione contro
la moneta europea un´astuzia politica della ragione economica. Si attiverebbe
contro l´asimmetria dell´UE, che a una completa unificazione economica affianca
l´incompletezza di quella politica. E comprenderebbe infine che un´Europa
democratica e solidale è un progetto di sinistra.
(Traduzione di Elisabetta Horvat)
La Repubblica 27 dicembre 2010

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