Se la scuola va avanti con i soldi dei genitori
Il contributo volontario versato dai genitori è da anni prassi comune nelle scuole. Serve a finanziare l'ampliamento dell'offerta formativa che ciascun istituto decide autonomamente. Ma è anche una voce di bilancio certa e prevedibile nei tempi di incasso.
Da diversi anni al momento dell’iscrizione dei figli a scuola viene chiesto ai genitori un contributo “volontario”, con la motivazione che serve per finanziare l’assicurazione per lo studente e soprattutto per consentire l’ampliamento dell’offerta formativa. La dimensione dell’obolo ha raggiunto livelli relativamente elevati, prossimi ai cento euro nelle scuole medie superiori, con valori più contenuti ma sempre significativi nelle scuole elementari e medie inferiori, finendo per rappresentare una componente stabile e prevedibile quanto ai tempi di incasso tra le entrate di bilancio degli istituti. Nel 2007 il decreto Bersani ha previsto la detraibilità di questi contributi, che rientrano nelle “erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, statali e paritari senza scopo di lucro appartenenti al sistema nazionale di istruzione, finalizzate all'innovazione tecnologica, all'edilizia scolastica e all'ampliamento dell'offerta formativa”. (1) Come è facile intuire, l’adesione dei genitori è pressoché totale dato lo stigma sociale associato alla scelta di non contribuire. In definitiva, sono i genitori che attraverso i loro rappresentanti nel consiglio di istituto approvano il piano dell’offerta formativa annuale. (2)
COME LA NOTA USA I CONTRIBUTI DELLE FAMIGLIE
Ora, una nota del ministero dell’Istruzione, pervenuta il 22 dicembre 2009 e relativa al piano dell’offerta formativa per il 2010, quello che ciascuna scuola ha già di norma approvato nei mesi autunnali del 2009, cancella questa finalizzazione dei contributi volontari. (3) Contravvenendo alle regole contabili previste dalle normative attuali, gerarchicamente sovraordinate, la nota riporta una cifra secca per il finanziamento di ciascun istituto per il periodo gennaio-agosto 2010, senza alcuna indicazione dei criteri di determinazione di assegnazione. La consapevolezza del ministero circa l’insufficienza del finanziamento traspare in due punti cruciali, sul lato della spesa e su quello delle entrate.
Dal lato della spesa, la nota impone, per
“ottimizzazione del servizio”, un taglio secco di almeno un quarto dell’importo
già contrattato con imprese esterne per la pulizia (http://www.info-scuole.it/doc/contabilita/usr-emilia_circ_93_2010.doc).
È interessante notare, come segnale sull’atteggiamento del ministero nei
confronti di piccole imprese private che si trovano in una situazione di
debolezza per la crisi economica, che la modifica nelle condizioni contrattuali
già pattuite sia motivata facendo riferimento a un regio decreto del 1923. Ed è
sintomatico che per realizzare quanto richiesto dal ministero un dirigente
regionale per l’Emilia Romagna abbia suggerito di passare dalla pulizia
quotidiana a quella a giorni alterni dei locali scolastici, inclusi i bagni,
come riportato su diversi articoli di stampa. L’indignazione dell’opinione
pubblica sollevata da questa uscita, ingenua perché esplicitava in modo
“troppo” trasparente una possibile implicazione della misura, ha provocato il
ritiro del suggerimento, ma il dato di fondo rimane.
Dal lato delle entrate, la nota “segnala l’opportunità di
applicare l’avanzo di amministrazione presunto, nell’entità pari al fondo di
cassa al netto dei residui passivi, per far fronte ad eventuali deficienze di
competenza”.[…] “I finanziamenti non vincolati dovranno essere impegnati al
perfezionamento dell’obbligazione giuridica (per esempio, contratto collettivo
integrativo d’istituto, contratti di supplenza breve, contratti di servizio per
la pulizia dei locali, eccetera)”. Tradotto in italiano corrente, secondo il
ministro Gelmini, si deveattingere all’avanzo di amministrazione,
la cui componente di fondo cassa comprende i contributi volontari, per colmare
la carenza di finanziamenti relativi alle spese ordinarie per l’erogazione del
servizio scolastico base, così come articolato nel piano dell’offerta formativa
già approvato sulla base dei criteri sin qui noti.
Inoltre, per evitare il mancato ricorso ai contributi volontari come modalità
atta a consentire di chiudere in pareggio il bilancio, pena la sua non
approvazione e il commissariamento dell’istituto scolastico, il ministero
innova, escludendo dall’avanzo di amministrazione cui attingere la componente
dei residui attivi, ovvero i crediti che le scuole vantano nei confronti del
ministero per spese già liquidate (prevalentemente per supplenze). Secondo la
nota infatti, con espressione oscura, la posta dei residui attivi “va inserita
opportunamente tra le Disponibilità da programmare, fino alla loro
riscossione”.
Molte sono le domande che la nota ministeriale suggerirebbe, data la ricchezza
di innovazioni contabili e lessicali che contiene, ma quella
principale dal punto di vista del contribuente è la seguente: distrarre i
contributi volontari dalle finalità per cui sono richiesti non equivale
all’imposizione di una nuova tassa, di natura regressiva
perché di ammontare fisso indipendentemente dal reddito e che grava
maggiormente sulle famiglie numerose, per finanziare l’erogazione di un
servizio pubblico essenziale quale l’istruzione? Perché il ministro Gelmini,
per trasparenza, non rende noto - o invita i dirigenti scolastici a farlo
durante le giornate di orientamento - ai genitori, che si apprestano a
scegliere la scuola dove iscrivere nelle prime classi i loro figli, come
saranno utilizzati i contributi che “volontariamente” verseranno?
(1)Legge 40/07 di conversione del decreto,
articolo13, comma 3.
(2) Il consiglio di istituto include, oltre al dirigente
scolastico, rappresentanti dei genitori, degli studenti, dei docenti e del
personale Ata.
(3) http://www.info-scuole.it/doc/contabilita/mpi_nota_9537_2009-2.pdf.
L’indicazione del finanziamento ministeriale sarebbe dovuta arrivare entro il
15 dicembre, perché i consigli d’istituto potessero approvare entro dicembre il
bilancio. La nota, datata 14 dicembre, è invece pervenuta alle scuole il 22
dicembre, con in più una selva di innovazioni la cui interpretazione, al fine
di prendere i conseguenti provvedimenti, fa slittare l’approvazione del
bilancio verso metà febbraio, l’ultima data utile per evitare il
commissariamento.
http://www.lavoce.info 19.01.2010

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