Se l’evoluzione si crea in laboratorio
Siamo umani o postumani? Le nuove sfide della bioetica
Biologia, genetica, nanotecnologie: la scienza oggi è sempre più in grado di trasformare
la nostra specie. Ma questo progresso apre grandi dilemmi etici: dobbiamo
lasciar fare alla natura o è giusto governare i meccanismi dell´evoluzione? E
ancora: visto che queste possibilità non sono alla portata di tutti, come
possiamo garantire il diritto all´uguaglianza? Ecco perché la chance di
diventare perfetti ci pone davanti a sfide inedite
Affermando i diritti alla modificazione del corpo si pone la questione
dell´eguaglianza Riconosciuta la legittimità di una costruzione artificiale tutti
devono accedervi in condizioni di parità pena la nascita di una società castale
LA SPECIE
umana, unica, si avvia a essere sostituita da una molteplicità di specie, con
un passaggio dal singolare al plurale reso inevitabile da una tecnoscienza che
ci avvicina sempre più al post-umano? Entrando in questo mondo nuovo, più che
il riferimento abituale all´utopia negativa di Aldous Huxley, vale il ricordo
di quel che scriveva Guenther Anders, chiedendosi già nel 1956 se l´uomo fosse
antiquato: «Come un pioniere, l´uomo sposta i propri confini sempre più in là,
si allontana sempre più da se stesso; si "trascende" sempre di più -
e anche se non s´invola in una regione sovrannaturale, tuttavia, poiché varca i
limiti congeniti della sua natura, passa in una sfera che non è più naturale,
nel regno dell´ibrido e dell´artificiale».
Parole nelle quali si può cogliere l´eco delle Magnalia naturae, descritte nel
1627 da Francis Bacon in appendice alla Nuova Atlantide: «prolungare la vita;
ritardare la vecchiaia; guarire le malattie considerate incurabili; lenire il
dolore; trasformare il temperamento, la statura, le caratteristiche fisiche;
rafforzare ed esaltare le capacità intellettuali; trasformare un corpo in un
altro; fabbricare nuove specie; effettuare trapianti da una specie all´altra;
creare nuovi alimenti ricorrendo a sostanze oggi non usate».
Lontane nel tempo, queste due posizioni riflettono modi assai diversi di
guardare al "trascendersi" della persona, con un passaggio dallo
sguardo ottimistico lanciato sul futuro da Bacon ad una riflessione sulla quale
incombe la bomba atomica, che segna drammaticamente l´uscita dalla guerra, ma
ipoteca in modo altrettanto drammatico il futuro. Oggi, realisticamente, il
destino del genere umano appare affidato a scienza e tecnica, che lo immergono
nella storia, lo liberano progressivamente da caso e necessità, fino a prendere
congedo della natura.
Di fronte alla radicalità di questo passaggio, alla discontinuità che descrive,
l´etica torna prepotentemente in campo, la politica si divide, il diritto si
interroga sul proprio ruolo. Parole nuove ci accompagnano – biopolitica,
bioetica, biodiritto. E, con esse, l´umanità sembra voler "uscire da se
stessa", nel senso almeno che si svincola dalla pura logica darwiniana,
affidandosi ad una evoluzione tutta legata ad una tecnica direttamente
governata dalle persone. Intorno al corpo di ciascuno si addensano le
possibilità incessantemente offerte da biologia e genetica, dall´innovazione
informatica, dalle neuroscienze, dalle nanotecnologie. Il corpo sta per
trasformarsi appunto in una "nano-bio-info-neuro machine", versione
ultima di quell´ "homme machine" di cui nel Settecento parlavano La Mettrie e D´Holbach? Il
corpo, dunque il luogo per definizione dell´umano, ci appare come l´oggetto
dove si manifesta e si compie una transizione che, da un canto, sembra voler
spossessare la persona del suo territorio, appunto la corporeità, facendolo
"reclinare" nel virtuale ; e, dall´altro, ne modifica i caratteri in
forme che non da oggi fanno parlare di post-umano e di trans-umano (termine,
questo, la cui introduzione è attribuita ad uno scritto del 1927 di Julian
Huxley).
Il corpo ci appare così come un planetario campo di battaglia, dove si
affrontano bioconservatori e transumanisti. Tenacemente impegnati, i primi, a
restaurare i diritti della natura. Custodi, gli altri, di una nuova libertà,
quella appunto di usare senza limiti il nuovo potere di cui siamo investiti. Ma
questa polarizzazione non dà nessuna vera indicazione sul modo di governare la
fase interamente nuova nella quale l´umanità è già entrata. E´ illusorio
pensare che il diritto, con le sue regole artificiali, possa ricostituire le
situazioni naturali profondamente modificate dalla scienza. E l´illimitata
apertura all´utilizzazione di ogni nuova opportunità sembra piuttosto
confermare la tesi di chi vede nella tecnica l´unico potere del nostro tempo,
al quale sarebbe vano cercar di porre argini.
Ma la realtà non può essere chiusa in contrapposizioni astratte, esige
distinzioni per cogliere le vere domande. Nel 2008 Oscar Pistorius, un
corridore sudafricano, privo della parte inferiore delle gambe, sostituita con
impianti in fibra di carbonio, si è visto riconoscere il diritto di partecipare
alle Olimpiadi. Così non cade soltanto la barriera tra "normodotati"
e portatori di protesi. Si prospetta una nuova nozione di normalità, che non è
più soltanto quella naturalmente determinata, ma pure quella artificialmente
costruita. Prendendo spunto da questa vicenda, un´altra atleta paraolimpica,
Aimée Mullins, ha affermato che «modificare il proprio corpo con la tecnologia
non è un vantaggio, ma un diritto. Sia per chi fa sport a livello
professionistico che per l´uomo comune».
Affermando, però, il diritto d´ogni persona alla modificazione tecnologica del
corpo, si pone immediatamente la questione dell´eguaglianza. Poiché siamo in
presenza di straordinarie possibilità di migliorare le prestazioni fisiche e
intellettuali, una volta riconosciuta la legittimità di una specifica
costruzione artificiale tutti devono potervi accedere in condizioni di parità,
pena la nascita di una società castale, nella quale solo chi dispone di risorse
adeguate può avvantaggiarsi della tecnologia. Ma dobbiamo spingerci oltre lo
stesso ineludibile principio d´eguaglianza. Un differenziarsi della specie tra
umani e post- o trans-umani fa immediatamente nascere il problema di due
diverse legittimazioni, di un doppio standard, di due diverse qualità
dell´umano. Qui il conflitto tra persone geneticamente programmate e persone
con un patrimonio genetico naturale, di cui ci ha parlato il film Gattaca di
Andrew Niccol, si trasformerebbe in una concreta e generalizzata "guerra
tra umani e transumani". Mentre, infatti, le differenze tra le persone
determinate dalla natura portavano ad una loro accettazione sociale, ed alla
nascita di quella solidarietà tra avvantaggiati e svantaggiati di cui ci ha
parlato Etienne de la Boetie
nel suo Discours de la servitude volontarie, la diversificazione tecnologica si
rovescia nella percezione individuale e sociale di una esclusione, dunque nella
radice di un conflitto, che può essere evitato solo riconoscendo a tutti una
pari dignità. La dignità del corpo e nel corpo è l´altro, grande e ineludibile
tema, che ritroviamo nelle parole che aprono la Carta dei diritti
fondamentali dell´Unione europea: «La dignità umana è inviolabile». La persona,
dunque, inseparabile dalla sua dignità.
Ma di quale persona, di quale corpo stiamo parlando? Quando si afferma che il
diritto di ricorrere alle tecnologie riguarda le decisioni relative a sé e alla
propria discendenza, si equiparano situazioni tra loro profondamente diverse.
L´autodeterminazione, legata o no all´uso della tecnica, deve ricevere il
massimo riconoscimento quando gli effetti delle decisioni della persona si
producono nella sfera dell´interessato. Non è così, invece, quando si vogliono
costruire corpo e vita dell´altro, violando la sua "libertà
esistenziale", presidiata dal suo consenso, che dunque non può essere
sostituito dalla volontà di altri, soggetti privati o poteri pubblici.
Le immagini del corpo si moltiplicano. Lo mostrano modificato tecnicamente per
"ripararne" i difetti o "migliorarne" le prestazioni, lo
descrivono attraverso le costruzioni dei rapporti tra cervello e computer. Le
frontiere si spostano verso forme di integrazione tra persona e macchina e
nascono, nuovi e più radicali interrogativi. Un sistema bionico ibrido è una
persona che può essere considerata titolare di diritti e doveri? Le componenti
umane di un sistema bionico ibrido sono la stessa persona prima e dopo essere
divenute l´interfaccia di componenti artificiali? Domande nuove, ma che
rimandano a temi antichi, alla nave di Teseo per la quale ci si chiedeva se
persistesse la sua identità originaria anche dopo che, via via, tutti i suoi
pezzi erano stati cambiati.
Repubblica 11.6.11

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