Se Attaccare Saviano Diventa una Moda
Lettera aperta di Battista a Saviano.
Gentile Roberto Saviano, non si lasci scoraggiare. In Italia succede molto spesso così: prima il piedistallo, poi l' opera dei demolitori. Prima la santificazione, poi la demonizzazione. Non si faccia impressionare se la nuova moda è diventata il tiro (di carta) al bersaglio Saviano.
Lei è costretto a una vita blindata, per via della condanna a morte dei camorristi. I casalesi le hanno promesso proiettili, non di carta però. Da quel momento lei ha smesso i panni di uno scrittore qualsiasi, sebbene di successo. «Gomorra» è diventato un simbolo. La sua stessa persona si è trasformata in un mito vivente. Così lei non solo è costretto a vivere sotto scorta, ma anche a incarnare, tutto in una volta, la parte dell' eroe, del profeta, dell' idolo delle folle.
Ma gli idoli un giorno vengono venerati, il giorno dopo sono scaraventati giù con travolgente veemenza. Il calciatore Borriello ha detto perciò che lei «lucra» su Napoli, il musicista partenopeo Daniele Sepe ha composto un brano «jazz-rap» in cui l' accusa di essere «manovrato». Non le sarà sfuggito che Sepe le imputa di essere troppo poco di sinistra: anche lo scrittore Vincenzo Consolo ritirò la sua firma da un' iniziativa editoriale a più voci, contestandole un' intervista in cui aveva imprudentemente dichiarato che Ezra Pound (un poeta maledetto, un «fascista») rientrava tra le sue letture preferite. Avrà notato inoltre che l' invettiva jazz-rap di Sepe esce per lo stesso editore, il manifesto, che ha appena pubblicato un libro del sociologo Alessandro Dal Lago in cui lei viene descritto come un eroe fittizio: un «eroe di carta», nientedimeno.
Potrebbe consolarsi perché, «molti nemici molto onore», gli attacchi da sinistra seguono di poco quelli del nostro premier, indispettito perché con «Gomorra» lei avrebbe sfregiato l' immagine italiana nel mondo. Ma non si lasci stritolare dalla tenaglia destra-sinistra. E non dia retta ai suoi più arcigni difensori (Adriano Sofri su Repubblica e Paolo Flores d' Arcais sul Fatto quotidiano) che hanno redarguito Dal Lago per il semplice fatto di essersi concesso il lusso di criticarla. Accetti le critiche, piuttosto. Anche quelle più severe, o dettate da malanimo. Non si lasci imbalsamare nel suo ruolo di eroe e vittima designata. Non permetta di essere confinato in un museo. E non cada nella tentazione di considerare la sua opera letteraria una zona protetta, come la vita che è costretto a subire per colpa dei criminali.
Sappia distinguere tra le critiche motivate e le piccinerie di chi si mette a tuonare contro di lei per guadagnarsi un quarto d' ora di celebrità (riflessa). Caro Saviano, continui a scrivere e non la dia vinta ai professionisti della demolizione. L' umore pubblico è per sua natura volubile, mutevole, esposto ai venti del conformismo e della moda. Lei ha scritto con «Gomorra» un libro di impatto formidabile. Sul suo valore letterario si può, si deve, discutere all' infinito. Sul suo valore civile e di testimonianza non si può che dir bene.
In una trasmissione televisiva con Fabio Fazio lei ha saputo parlare con commovente intensità di altri scrittori e giornalisti che hanno patito conseguenze atroci per colpa di ciò che avevano scritto e testimoniato: Varlam Salamov, deportato per anni nell' inferno bianco della Kolyma sovietica, e Anna Politkovskaja, uccisa nella Russia di Putin a causa dei suoi articoli. Lei ha trasferito in parole e concetti l' esperienza delle lingue «tagliate» che mette in comunicazione, pur in contesti storici così diversi, le sue personali vicissitudini con quelle di altre due illustri vittime dell' intolleranza e della prepotenza. Continui così.
E magari, se ritiene di dare ascolto a un consiglio, resista con più determinazione alle sirene di chi vorrebbe trasformarla in un sempre disponibile testimonial dell' appellomania nazionale. Non indietreggi, caro Saviano. Non deplori il diritto di critica politica e culturale, anche se viene esercitato su di lei. E consideri le parole dei Borriello, dei Sepe, dei Dal Lago, dei Consolo, dei Berlusconi come la manifestazione dell' indistruttibile carattere italiano: lo spirito distruttivo che segue l' apoteosi, la disintegrazione della statua che con tanto zelo corale si era provveduto a costruire. Non è Gomorra: è la solita Italia.
Battista Pierluigi
http://www.corriere.it (3
giugno 2010)

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