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Scommettete su Wikipedia

Se ho un dubbio sulla data di nascita di Montesquieu, non allungo neppure il braccio: mi limito a digitare Wikipedia

 

 

«Le enciclopedie t r a d i z i o n a l i ? Sono sostanz i a l m e n t e morte, marmoree e immutabili, destinate a sparire dalle nostre case».

Seduto al suo tavolo di lavoro, nella casa di campagna vicina a Londra, Donald Sassoon descrive al telefono gli scaffali a pochi metri da lui, pareti affollate di reference books sulle materie più diverse, libri di consultazione dalla filosofia alla scienza.

«Ci crede? Se ho un dubbio sulla data di nascita di Montesquieu, non allungo neppure il braccio: mi limito a digitare Wikipedia».

 

Altro che affaccendarsi nella libreria, poi cavare fuori a fatica il pesante tomo rilegato, sfogliarlo ansimante fino alla voce prescelta. «Molto più semplice e rapido il web», confessa divertito Sassoon, una cattedra di Storia europea presso il Queen Mary College di Londra, grande dimestichezza con l' Italia, autore di numerosi saggi sul socialismo e più recentemente di un prezioso volume su La cultura degli europei ( Rizzoli), monumentale (e dissacrante) rassegna dei nostri consumi culturali degli ultimi due secoli, dal romanzo storico di Walter Scott all' ultimo cd di Madonna. Alto e basso, mescolati insieme. Cultura alta e cultura pop. Come l' Encyclopédie di Diderot e Wikipedia, la nuova forma enciclopedica pensata per tutti (e scritta da tutti).

 

Nessun dubbio, mai, sulla fondatezza delle voci redatte nel web? «Ma chi l' ha detto che debbano essere sbagliate? Anzi, mi sembra che il conflitto in corso all' interno di Wikipedia dimostri la vitalità del progetto, soprattutto l' accresciuta esigenza di renderlo sempre più rigoroso. I giornali hanno parlato di «crisi», ma del tutto a sproposito. L' inchiesta condotta dai ricercatori di Palo Alto attesta la vittoria di coloro i quali - a un' espansione inutilmente smisurata delle voci - oppongono la necessità di approfondire e correggere le voci già esistenti. Come accade nelle enciclopedie tradizionali, governate da commissioni che assegnano i lemmi secondo criteri scientifici e di merito intellettuale. Sono in sostanza prodotti di élite, e in questa direzione vuole muoversi anche Wikipedia».

 

Siamo dunque in presenza di un paradosso: se vuole salvarsi, la più grande enciclopedia elettronica dovrà adottare modalità proprie dei repertori classici, strumenti di quella tradizione umanistica che si vorrebbe morta e sepolta. «Questo vale per tutto il web. Internet ha enorme bisogno di catalogazione. Solo provvisti di una bussola culturale, si può attraversare il mare di Internet, separando il vero dal falso, il triviale dal sofisticato, il necessario dal superfluo. Io insegno all' Università. Finoa qualche tempo fa facevamo di tutto per dissuadere gli studenti dal prepararsi su Internet, riferendoci esclusivamente ai volumi stampati. Ora è diverso. Sin dai primi anni li attrezziamo perché siano capaci di muoversi con sicurezza nel web. Se un ragazzo si dedicaa Montesquieu, deve essere in grado di distinguere tra l' articolessa di un analfabeta dello Iowa e il saggio del massimo specialista della materia. Questo lo può fare soltanto chi è dotato di una solida consapevolezza dei valori culturali».

 

Ma l' enciclopedia tradizionale non serve anche a formare questa consapevolezza? «E' uno strumento vecchio, superato. Se ho bisogno di una data, come ho già detto, consulto Wikipedia. Se ho necessità di approfondire un tema, mi vado a cercare le monografie più aggiornate. Non vedo altre strade». Nell' epitaffio di Sassoon, come molti altri status symbol culturali anche la rassicurante enciclopedia rischia di scomparire dalle case della classe media. «Chi oggi acquista un' enciclopedia? Mi sembrerebbe un gesto un po' retro, di sapore microborghese, come tenere un poster di Monna Lisa alle pareti!». In La Cultura degli Europei lo studioso ripercorre il suo ruolo storico di promozione sociale, soprattutto nel corso dell' Ottocento, con il dizionario enciclopedico "per le classi istruite" avviato dal tedesco Friedrich Arnold Brockhaus, «proprio con l' intento di insegnare a piccola e media borghesia, insicura di se stessa, a conversare in modo intelligente».

 

Quello dell' enciclopedia «fu uno dei grandi generi del XIX secolo, che offriva alla rampante classe media uno strumento di conoscenza in cui era contenuto, come asseriva la pubblicità, tutto ciò che serviva sapere. Riempiva gli scaffali di imponenti volumi, conferendo alle case un' atmosfera lievemente intellettuale. Se oggi in famiglia nasce una disputa a tavola sulla data di una battaglia o di una conquista, si ricorre immediatamente a Wikipedia, non alla Treccani o alla Britannica, per citare alcune tra le più illustri». Ma l' enciclopedia non fu solo strumento di elevazione sociale, rappresentando nel Settecento con l' impresa di Diderot uno dei monumenti più significativi della cultura europea. Nel corso del secolo successivo, ogni cultura nazionale ha ambito alla propria catalogazione. Sotto la nuova egemonia di Wikipedia, non c' è il rischio di una standardizzazione del sapere enciclopedico? «Il successo di Wikipedia è legato alla sua capacità di smarcarsi da un orizzonte esclusivamente statunitense, includendo tutta la cultura occidentale. Ma in questo gli americani sono bravi. Collaborai una volta a un' Enciclopedia di Microsoft in cd-rom. Esistevano due edizioni: una solo statunitense, l' altra internazionale. In questa seconda, la voce Socialismo era assai più ricca ed articolata. A Microsoft sapevano bene che non potevano vendere nel mondo un prodotto squisitamente americano».

 

Il futuro del sapere enciclopedico, secondo Sassoon, è nel matrimonio tra i vecchi repertori e le nuove tecnologie. «Non possiamo farci illusioni. La Britannica o la Treccani in formato cartaceo sono destinatea scomparire. Wikipedia è molto più forte per una ragione elementare: le sue voci si possono aggiornare continuamente, mentre le enciclopedie tradizionali rischiano di essere schiacciate dalla loro fissità granitica e monumentale». Non la preoccupano le conseguenze? «La cosa che mi disturba nonè che Treccani sparisca, ma che Wikipedia possa avere il monopolio del sapere enciclopedico. Vorrei che esistessero almeno quattro o cinque enciclopedie elettroniche al pari di Wikipedia. La soluzione potrebbe essere anche la traduzione on line di Treccani, possibilmente in una versione inglese, in modo da renderla accessibile al mondo intero. Anche se questo - ne sono consapevole - comporterebbe costi enormi». Al momento accontentiamoci di Wikipedia. «Porta Dante Alighieri nello Zimbabwe. Le pare poco?».

 

 

http://www.repubblica.it/ — 21 agosto 2009  

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