Riformiamo il referendum
Sembra quasi paradossale che alcune forze politiche invitino gli elettori a non votare sui quesiti referendari. Ma è un effetto del modo in cui la legge sul referendum è disegnata
Uno dei principi più vecchi della democrazia è che i cittadini e i politici che li rappresentano debbano confrontare le proprie posizioni in modo aperto e affrontare la scelta dopo aver discusso e difeso pubblicamente le proprie ragioni. Questa scelta in un sistema democratico si estrinseca nel voto. Dal principio discende l’idea che una elevata partecipazione dei cittadini alle scelte sia un bene in sé perché favorisce una miglior rappresentazione della “volontà generale” cara a Rousseau: la partecipazione al voto è così diventata una manifestazione del grado di civismo della comunità con cui infatti viene talvolta misurato.
IL NODO DEL QUORUM
Sotto questo aspetto è paradossale che possano esistere
partiti o forze politiche che di fronte a un quesito referendario
invitino l’elettorato a non votare. Ma è quanto accade oggi con i referendum
sul nucleare, la privatizzazione dell’acqua e sul legittimo impedimento e
quanto è accaduto ripetutamente in passato, con inviti talvolta da destra,
talaltra da sinistra, a seconda dell’argomento. Si assiste al fatto che una
parte consistente, non dei cittadini ma del corpo politico, fugge dal
confronto e invita al non voto. La speranza è che non si raggiunga il quorum
del 50 per cento più uno degli aventi diritto e la decisione penda quindi da
una parte – lo status quo, il mantenimento della legge esistente. Nel nostro
ordinamento, infatti, con i referendum si possono abolire ma non approvare le
leggi. L’esistenza di un quorum offre a chi fosse contrario alla abrogazione la
possibilità del non-confronto e dell’invito al non voto:
l'arma non è disponibile a chi propugna l’abrogazione.
Ma il ricorso a questa strategia è il riflesso del modo in cui la legge sul
referendum è disegnata ed è pertanto correggibile. Esiste un modo per eliminare
questo incentivo e indurre invece i partiti a fare effettivamente quello che
conclamano a parole – invitare sempre i cittadini ad andare a votare? Qui
avanziamo una proposta di riforma del quorum che raggiunge questo
obiettivo.
REFERENDUM ALLA TEDESCA
L'anomalia italiana è dovuta alla forma del particolare tipo
di quorum scelto dal legislatore. Verrebbe automaticamente eliminata se
l'Italia adottasse le regole di voto ai referendum della Germania.
Il sistema italiano richiede affinché il referendum sia valido
che almeno il cinquanta per cento degli aventi diritto vadano a votare; una
volta accertato il requisito di validità, le norme sottoposte a referendum
vengono abrogate se la maggioranza dei votanti si esprime a favore
dell’abrogazione.
In Germania la regola di validità di un referendum
abrogativo è che almeno il 25 per cento degli aventi diritto
al voto si esprimano a favore dell’abrogazione e, una volta accertata questa
condizione, il numero di “sì” deve essere comunque più alto del numero di “no”
per ottenere l'abrogazione della norma. La ragione per cui le regole tedesche
scoraggiano la strategia del non-voto è semplice: se si sospetta che più di un
quarto degli aventi diritto possano essere favorevoli alla abrogazione (e gli
altri contrari, indecisi o disinformati), in un sistema alla tedesca perseguire
la strategia del non voto significa assicurare la vittoria degli
“abrogazionisti”. Chi si oppone alla abrogazione di una norma non ha dunque nessuna
convenienza a chiedere ai contrari di astenersi non andando alle urne.
Deve invece indurli ad andare a votare e deve palesare le proprie
argomentazioni per convincere gli indecisi e magari anche far cambiare opinione
ai favorevoli alla abrogazione. Ne risulterebbero confronti referendari ricchi
di informazione, molto competitivi e agguerriti: un po’ come successe in Italia
ai tempi del referendum sul divorzio. L’intensità del dibattito, la ricchezza
dell’informazione, la partecipazione ampia al processo decisionale dei
cittadini sono tutti sintomi di vitalità di una democrazia. Il meccanismo
avrebbe l’effetto di dissuadere partiti e gruppi di pressione dall’adozione di
pratiche che alla lunga diseducano i cittadini.
Ne segue che se si adottasse il sistema tedesco l'alternativa vincente sarebbe
sempre quella desiderata dalla maggioranza degli aventi
diritto al voto. Al contrario, nel nostro sistema attuale può succedere che lo
status quo prevalga nonostante la maggioranza sia a favore dell’abrogazione di
una norma, e può persino succedere che passi l’abrogazione di una norma che
invece godrebbe del supporto della maggioranza dei cittadini. Paradossalmente,
il quorum approvativo alla tedesca ottiene anche la massima partecipazione, che
è l'obiettivo dichiarato, ma strategicamente disatteso, delle regole vigenti.
La questione che stiamo sollevando non riguarda l'opportunità di cambiare gli
incentivi a votare nel referendum alle porte, ma riguarda invece le nostre possibilità
future di usare i referendum in modo giusto e non distorto, sia quando
i referendum saranno richiesti per l'abrogazione di norme scelte da
governi di destra sia quando le parti saranno invertite.
http://www.lavoce.info 09.06.2011

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