Ricette sbagliate: più spesa in germania
Sono in molti ad accusare la Germania per la sua politica fiscale prudente, che finirebbe per aggravare la crisi. La cui soluzione sarebbe invece in un'espansione della spesa pubblica tedesca. Ma si tratta di una ricetta sbagliata, frutto di un keynesianismo datato.
In Europa trova molti consensi la seguente spiegazione dei
mali europei. Dopo lo shock della riunificazione, la Germania
ha cercato di rafforzare la sua competitività in vari modi. La ricetta si è
rivelata di grande successo, trasformando il “malato d’Europa” in una economia
fortemente competitiva. Ma da questa politica sarebbe conseguito uno squilibrio
con il resto d’Europa perché il surplus di parte corrente della Germania trova
il suo rovescio, tra l’altro, nei deficit di parte corrente dei paesi
dell’Europa meridionale e in particolare di Spagna, Portogallo e Grecia.
La situazione non ha suscitato particolari preoccupazioni (o almeno non erano
in molti a lamentarsene) fino alla crisi finanziaria. Ora però la recessione
e i pacchetti di stimolo hanno fatto crescere disavanzi e debiti pubblici in
tutta Europa, e in particolare nella parte più vulnerabile dell’Eurozona,
l’Europa del Sud. Di conseguenza praticamente tutti concordano sul fatto
che i paesi del Sud Europa (e l’Irlanda) non abbiano altra alternativa che
l’adozione di una forte austerità fiscale, qualunque ne sia il costo.
Ma ciò significa che nella situazione attuale questi stessi paesi sono colpiti
da due shock negativi sulla domanda
- la politica
deflazionistica della Germania
- e la loro stessa
austerità fiscale.
Secondo l’opinione in voga, questo impone alla Germania una doppia
responsabilità: dovrebbe ridurre il suo vantaggio competitivo e stimolare i
consumi in quanto è l’unica possibile fonte di domanda in
Europa.
Nel brevissimo periodo, entrambi gli obiettivi possono (e debbono) essere
raggiunti, secondo l’opinione comune, attraverso l’unico strumento che i
politici tedeschi hanno a disposizione: una politica fiscale espansiva, forse
accompagnata da una dose di inflazione.
UN PUNTO DI VISTA SBAGLIATO
Si tratta di un punto di vista sostenuto da molti economisti
e commentatori in Europa. È anche il punto di vista ufficioso
dell’amministrazione americana espresso nella lettera privata inviata dal
segretario al Tesoro ai colleghi del G20 nell’ultimo vertice.
Noi invece riteniamo che diagnosi e cura proposta siano sbagliate.
Ovviamente, la bilancia dei pagamenti correnti a livello mondiale è sempre in
pareggio, quindi il surplus tedesco deve apparire altrove come deficit. Ma è
colpa della Germania se è diventata più competitiva? Ed è ragionevole chiedere
alla Germania di sopportare il peso di un paese come la Spagna che ha fondato la
sua crescita economica degli ultimi quindici anni sull’edilizia, il settore per
definizione non-competitivo? Oppure quello di un paese come la Grecia, che fissa l’età
della pensione a 53 anni, falsifica i bilanci e così via? Inoltre, la politica
fiscale tedesca non è stata particolarmente restrittiva, i suoi miglioramenti
di competitività derivano da altri fattori, come le riforme del mercato del
lavoro, certo limitate e timide, ma pur sempre riforme.
ANCHE LA CURA È SBAGLIATA E INATTUABILE
A livello normativo, se in questo momento i mercati temono
soprattutto il debito pubblico, non si capisce perché quegli stessi mercati
dovrebbero accogliere con favore un incremento nell’offerta di debito da parte
del paese che vedono come l’ultimo baluardo della disciplina fiscale e
monetaria, quando in questo momento quello che più temono è proprio il debito
pubblico. Il pericolo maggiore e più immediato oggi sono i timori dei
mercati legati all’eccesso di debito in Europa: come un aumento del debito
tedesco possa aiutare a mitigare queste paure, non ci è chiaro.
Tanto più che l’effetto immediato di un aumento dell’offerta di debito sarebbe
solo indirettamente e parzialmente compensato dalla crescita di altri paesi:
una espansione fiscale di dimensioni realistiche in Germania non potrebbe
comunque risollevare l’Europa dalla sua crisi e stimolare significativamente la
crescita. Affermare una simile ipotesi significa credere in moltiplicatori
della spesa pubblica di dimensioni irragionevolmente ampie.
La teoria, e in parte l’evidenza empirica, confermano invece l’idea che il
moltiplicatore sia piccolo se non addirittura negativo, anche se ammettiamo che
su questo punto c’è molta incertezza. Ma moltiplicatori fiscali keynesiani di
ampie dimensioni, come quelli così popolari negli anni Sessanta, oggi sono
difficili da difendere sia sul piano teorico che su quello empirico. E se questo
è vero per i moltiplicatori interni, quelli internazionali sono ancora più
piccoli.
LA CURA È POLITICAMENTE IMPROPONIBIBILE
L’idea che la
Germania debba farsi carico dell’Europa e internalizzare
tutte le esternalità positive che ne possono derivare (assumendo che ne
esistano) è una sfida al realismo politico. Chiedere a un governo di far propri
gli interessi di un piccolo e lontano paese significa cacciarsi in un vicolo
cieco politico, specialmente in tempi di crisi finanziaria.
Chi sostiene questa sorta di altruismo ammanta spesso i suoi argomenti nel velo
del “così facendo, la
Germania rafforzerebbe il suo interesse di lungo periodo”.
Forse, ma non è per niente chiaro perché l’interesse di lungo periodo
della Germania debba comprendere il salvataggio della Grecia o della Spagna. E
anche se così fosse, ciò richiederebbe una lungimiranza che nessun governo
eletto in genere ha, che sia tedesco o di un altro paese. Sentire i leader
dell’ Europa meridionale che accusano i leader tedeschi di miopia è un po’
paradossale!
Il vincolo alla crescita dell’Europa non è la politica fiscale
della Germania. Sono le rigidità sul lato dell’offerta che imbrigliano le
economie nazionali europee, e in particolare quelle dei paesi dell’Europa del
Sud. Fossilizzarsi sul lato della domanda è semplicemente sbagliato – una sorta
di keynesianismo datato ed eccessivamente semplificato. Forse, le riforme sul
lato dell’offerta sono impossibili, ma non prendiamoci in giro illudendoci che
un deficit di bilancio tedesco del 5 per cento invece che del
3 per cento sul Pil sia sufficiente per portare l’Europa fuori da una
situazione difficile.
* Il testo in lingua originale è pubblicato su Vox.
http://www.lavoce.info 18.06.2010

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