Renato Guttuso. La (presunta) conversione di un comunista
Retroscena sulle ultime ore del pittore
Son cominciate con un largo anticipo le manifestazioni in onore di Renato
Guttuso per il centenario della nascita, che ricorrerà il 26 dicembre 2011.
L’11 settembre scorso si è aperta a Parma, nella sede della Fondazione Magnani
Rocca, a cura di Stefano Roffi sotto il titolo “Passione e realtà”, una mostra
che annovera, in sintesi, le opere principali del pittore siciliano e ricorda
le tappe principali della sua esistenza, quale artista impegnato nella sfera
sociale e politica. E si torna a parlare del “caso Guttuso”, ossia della sua
supposta conversione in punto di morte, lui comunista dal 1940 e senatore del
Pci per due legislature, alla fede cattolica, episodio che aveva suscitato
all’epoca polemiche clamorose.
Nel 1986 Renato Guttuso si ammala di cancro ai polmoni e nella notte fra il 17
e il 18 gennaio del 1987 muore. Il primo ad avere la notizia è Fiorenzo
Angelini, il monsignore romano che gli era amico e particolarmente vicino negli
ultimi tempi. Angelini è anche il primo ad accorrere a Palazzo del Grillo,
nella camera ardente allestita al secondo piano della fastosa residenza, dove
Guttuso e la moglie Mimise Dotti abitavano dal 1964. Angelini è ancora il primo
a parlare, la mattina del 18 gennaio, della “conversione” di Guttuso, che
sarebbe avvenuta tramite lui e il suo amico intimo Giulio Andreotti, del quale
il prelato romano è confessore. Anch’io mi reco a Palazzo del Grillo la mattina
del 18 gennaio. Salgo nella camera ardente. La salma giace in un cassa di legno
chiaro foderata di velluto amaranto; l’abito scuro è ravvivato da uno di quei
gilet scarlatti che Guttuso indossava con frequenza. Quando scendo, verso le
12, noto sulla piazza antistante il Palazzo monsignore Angelini. Lo avvicino.
Parla con un giornalista della televisione. Gli dice: “Qualche tempo prima di
andarsene, Guttuso mi ha chiesto di pregare insieme. Si è segnato. È morto
pregando la Madonna
e invocando il volto santo di Gesù”. Gli dico che sono un giornalista e dice
anche a me che è morto pregando la
Madonna e invocando il volto santo di Gesù. Gli chiedo:
“Allora si è convertito?”. Risponde: “Non è corretto parlare di conversione
all’ultimo momento. Guttuso non aveva mai fatto professione di ateismo, era
stato sempre un credente, anche se non praticante. Negli ultimi tempi c’era
stata in lui una crescente riaccensione della fede, di quella fede che aveva
sempre avuto. Non c’era bisogno di forzarlo”. Gli chiedo: “Lei era presso il
capezzale quando è morto?”. “Mi sono allontanato verso mezzanotte”. “A che ora
è morto?”. “Dopo mezzanotte”. Non sa a che ora esattamente è morto e quindi
l’ha lasciato senza la sua preziosa assistenza spirituale mentre spirava (era
morto all’una meno quindici minuti del 18 gennaio).
Nei giorni successivi monsignor Angelini ripete più o meno le stesse cose e,
pur dicendo che non bisogna “strumentalizzare le cose dell’anima”, scatena, con
l’attiva partecipazione di Giulio Andreotti, un frenetico lancio pubblicitario
della “conversione”. La sua immagine appare alla televisione e campeggia sulla
stampa come quella di una superstar del cinema. I cronisti ne ricostruivano con
enfasi la biografia e la carriera. Ma, benché usi tutti i mezzi possibili, non
riesce a convincere quasi nessuno, neppure il figlio adottivo del pittore,
Fabio Carapezza, mentre Giulio Andreotti se ne mostra più che convinto, più
convinto dello stesso Angelini. Difficile stabilire quale di questi due
“cavalieri dello spirito” dica, nel corso di questo insolito battage, le cose
più menzognere o più grossolane. Nell’omelia che pronuncia nella chiesa di
Santa Maria sopra Minerva – il funerale laico di questo “pittore dimezzato” era
avvenuto poco prima in Piazza del Pantheon, oratore Alberto Moravia – Angelini
dice che Guttuso non aveva mai voluto dipingere, per “sublime umiltà”, il volto
di Cristo e che negli ultimi tempi stava dipingendo una nuova Crocifissione,
dopo quella del 1941-42 (il cardinale Celso Costantini, presidente della
Commissione Pontificia per l’Arte Sacra ed esperto di arte cinese, l’aveva
definita “un baccanale orgiastico di figure e di colori, assolutamente
blasfemo”). Due menzogne: il volto di Gesù lo aveva dipinto nel 1970 in una gouache
intitolata Ecce homo, nella quale per il Nazareno aveva tenuto presente il
volto di Terence Stamp, l’attore inglese, dall’attitudine ieratica, che si era
fatto crescere la barba per interpretare il ruolo di San Paolo in La via di
Damasco, il film di Zurlini poi andato a monte; negli ultimi tempi Guttuso non
stava dipingendo una nuova Crocifissione, ma stava rifacendo, su richiesta di
Marta Marzotto, una Maria Maddalena da Matthias Grunewald che si era
deteriorata a causa di un incendio.
L’ultimo quadro di Guttuso è il Gineceo, per il quale si era ispirato ai versi
di T.S. Eliot che dicono: “Nella stanza le donne vanno e vengono/ parlando di
Michelangelo”. È un atelier nel quale si aggirano otto donne, una delle quali è
Marta Marzotto e le altre variazioni della sua figura. Per studiare il
movimento dei corpi nudi Guttuso aveva fatto invitare nello studio alcune donne
prese dalla strada, ma si erano rifiutate di ballare nude e di posare perché
non era il loro mestiere. Mi aveva detto mentre dipingeva quel quadro, nel
nuovo studio al terzo piano di Palazzo del Grillo: “Le figure sono di un terzo
più grandi del reale. Gli artisti del primo Rinascimento, come Masaccio, Piero
della Francesca, facevano le figure più piccole del vero. Raffaello ritraeva
quasi sempre al vero. È Michelangelo che ingrandisce le figure”. Contro il
divieto assoluto dei suoi medici curanti, il pittore fumava ancora , sebbene il
fumo gli provocasse violenti accessi di tosse, costringendolo ad interrompere
il lavoro. Dopo la morte della moglie, avvenuta il 26 settembre del 1986, non
dipinge più. Questo il Guttuso degli ultimi mesi prima della morte. Non era
immaginabile che un sacerdote potesse mentire così, per di più in chiesa. Ma
monsignor Angelini, fosse o meno in buona fede, non nutriva un amore esclusivo
per la verità. Nato a Roma nel 1916, nel 1940 viene ordinato sacerdote, nel
1956 è vescovo, nel 1991 cardinale (Giovanni XXIII ne aveva depennato il nome
fra i candidati alla porpora cardinalizia). Ministro della Sanità Vaticana dal
1985 al 1996, disponeva di un potere immenso, tanto è vero che era stato
definito “Sua Sanità”. Renzo Vespignani lo chiamava “L’abbacchiaro”, per le
pantagrueliche mangiate di abbacchio al forno con cui manteneva la linea quando
veniva invitato – o si autoinvitava nella casa del pittore romano a Bracciano.
Un altro artista lo chiamava “il corvo dello spirito”, per averlo visto
aggirarsi intorno al capezzale di Giuseppe Capogrossi, il pittore scomparso nel
1972. Nel 1960 il suo nome era tra i compilatori della lista delle personalità
da arrestare nel caso che Tambroni avesse realizzato il colpo di Stato. Chi
volesse sapere qualcosa di più di lui, può leggere Vaticano Spa., il libro di
Gianluigi Nuzzi pubblicato da Chiarelettere.
Dal canto suo il Limax maximus – come è stato definito da qualcuno Giulio
Andreotti, in quanto, alla stregua dell’onninvadente lumacone, suole lasciare
tracce dei suoi passaggi -, dopo aver sentenziato, in un articolo su Epoca dal
perentorio titolo “Guttuso convertito”, che “sarebbe rozzo e ingiusto voler contrapporre
la militanza comunista di Renato alla sua recuperata adesione alla religione
cattolica”, s’improvvisa critico d’arte, trasformando il Guttuso autore di
alcune opere di carattere sacro, alle quali lo stesso pittore, ad eccezione
della su citata Crocifissione, non attribuiva che scarso valore, in una sorta
del Beato Angelico. Per fortuna non mancavano coloro che irridevano il leader
democristiano per il suo presenzialismo ubiquitario e per la sicurezza con cui
parlava della “conversione” dell’autore del Gineceo..
Scriveva un giornale satirico della capitale: “Che Guttuso fosse comunista e
religioso, comunista e cristiano, comunista e credente, è una tesi che si può
condividere. Si può anche credere che al momento della morte abbia pregato la Madonna e invocato il
volto santo di Gesù. Ma che si sia riavvicinato a Dio tramite monsignor
Angelini e Giulio Andreotti è cosa assolutamente non credibile”.
il Fatto 24.11.10

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