Rassegnatevi l'euro è debole ma destinato a tornare forte
In prospettiva futura, è più probabile invece che l'euro risalga ai livelli toccati nel 2008, di 1,60 sul dollaro.
Un turista americano in vacanza a Parigi, Berlino o Roma
resta ogni volta sorpreso dal livello dei prezzi, rispetto a quelli americani.
Una stanza d'albergo, un pranzo o una camicia da uomo, al tasso di cambio
odierno, costano regolarmente di più di quanto si pagano a New York o a
Chicago. Per riportare il costo di questi beni e servizi ai livelli americani,
l'euro dovrebbe calare, rispetto al dollaro, di un altro 15%, scendendo intorno
a 1,10 dollari.
È facile, da questi calcoli, saltare alla conclusione che l'euro è
sopravvalutato, e che proseguirà sulla strada del declino che ha imboccato nel
dicembre scorso. Ma sarebbe una conclusione errata. In prospettiva futura, è
più probabile invece che l'euro risalga ai livelli toccati nel 2008, di 1,60
sul dollaro.
L'impressione del turista americano sulla sopravvalutazione dell'euro è
sbagliata per tre ragioni. La prima è che i prezzi che vede sono in genere
gonfiati dall'Iva, onnipresente in Europa ma sconosciuta negli Stati Uniti. Se
si toglie questa imposta, che si aggira intorno al 15%, i prezzi europei sono
simili a quelli americani.
La seconda è che i beni e i servizi che compra il turista sono solo una piccola
parte della gamma di beni e servizi che vengono scambiati a livello
internazionale. Tra i beni che esporta l'Europa ci sono macchinari, prodotti
chimici e una serie di altri prodotti che il consumatore non acquista
direttamente. Per stabilire se i loro prezzi sono "troppo alti"
rispetto al tasso di cambio corrente dovremmo andare a guardare la bilancia
commerciale. La Germania,
primo esportatore d'Europa, ha un'eccedenza commerciale molto accentuata con il
resto del mondo. È grazie al fatto che le esportazioni tedesche sono attraenti
per i compratori esteri al tasso di cambio corrente se la Germania nel 2009 è stato
il secondo esportatore mondiale (dopo la Cina). Negli ultimi dodici mesi, il surplus
commerciale tedesco è stato di quasi 200 miliardi di dollari, poco meno del 6%
del Pil. È evidente che il saldo positivo della Germania resterebbe elevato
anche se l'euro dovesse rivalutarsi parecchio rispetto ai livelli attuali.
Gli altri paesi dell'Eurozona non sono competitivi quanto la Germania al tasso di
cambio corrente. Ma l'area euro nel suo complesso ha comunque registrato un
surplus commerciale di oltre 30 miliardi di dollari negli ultimi dodici mesi. E
con l'euro che è sceso in modo significativo rispetto a molte altre valute nel
corso dell'anno passato, il saldo commerciale dell'Europa rischia di migliorare
ulteriormente nei mesi a venire. Per limitare questo miglioramento, l'euro deve
salire.
Il che mi porta al terzo e più importante tra i fattori che probabilmente
determineranno un rafforzamento dell'euro rispetto ai suoi livelli attuali: le
condizioni economiche globali comporteranno per l'Eurozona disavanzi
consistenti negli scambi con l'estero e nella bilancia delle partite correnti,
che ne faranno un forte importatore di fondi dal resto del mondo.
Ci sono due ragioni per questo. La prima è che i paesi produttori di petrolio e
la Cina
continueranno a esportare molto più di quanto importano. Il loro saldo positivo
negli scambi con l'estero viene investito in azioni e obbligazioni di altri
paesi. Gran parte di questi investimenti sono diretti verso gli Stati Uniti, ma
i paesi in surplus vogliono diversificare, ed Eurolandia offre l'unico grande
mercato di capitali per questo tipo di investimenti al di fuori degli Stati
Uniti.
Ma Eurolandia può incrementare il suo afflusso di capitali esteri solo mediante
un disavanzo delle partite correnti, cioè incrementando le importazioni
rispetto alle esportazioni. E per fare questo servirà un euro meno competitivo,
più forte rispetto al dollaro e alle altre valute. Il flusso dei proventi delle
esportazioni dei paesi produttori di petrolio e di altri paesi verso l'euro
spingerà in alto il valore della moneta unica e consentirà il trasferimento di
fondi.
La seconda è che i paesi con forti riserve in dollari diversificheranno una
parte di queste riserve in euro. Le Banche centrali in Asia e in Medio Oriente
tradizionalmente privilegiano il dollaro per le loro riserve di valuta estera.
È una politica che aveva senso quando c'era la necessità che tali riserve
avessero una forte liquidità, per poter superare deficit commerciali
temporanei. Ma queste riserve sono cresciute molto al di là del livello
necessario per le emergenze.
La Corea del Sud e Taiwan, ad esempio, hanno riserve in valuta estera per più
di 250 miliardi di dollari ognuno, e le riserve cinesi ammontano
complessivamente a 2.000 miliardi di dollari. Questi e altri paesi con grandi
riserve valutarie stanno cominciando a diversificare accumulando anche euro
oltre ai dollari, un processo che proseguirà e che inevitabilmente farà
crescere la moneta unica europea rispetto al biglietto verde.
Perciò, anche se continuerò a lamentarmi dei prezzi che mi trovo davanti quando
viaggio in Europa, sono consapevole che i prezzi che contano per gli scambi
commerciali sono più competitivi di quelli che vedo quando pago il conto del
ristorante. E sono consapevole anche che le pressioni complementari,
sull'Europa perché importi fondi e sui paesi in surplus perché diversifichino
le loro riserve in valuta estera, renderanno i viaggi nel Vecchio Continente
sempre più costosi per chi paga in dollari.
(Traduzione di Fabio Galimberti)
www.ilsole24ore.com 26 marzo 2010

Precedente: Inquieti, non rassegnati

