Questa società salvata dalla menzogna
Perché la verità è indesiderabile? Dai libri ai film un´analisi di come sia necessario falsificare le cose per l´ordine sociale
Che significato possiamo dare all´affermazione ricorrente che viviamo in un´epoca post-ideologica? La mia prima tesi è che, a causa della sua onnipervasività, l´ideologia oggi appare come il suo opposto, come non-ideologia: come l´essenza della nostra identità umana al di sotto di tutte le etichette ideologiche. Ecco perché un´opera straordinaria come Le benevole di Jonathan Littell risulta così traumatica, soprattutto per i tedeschi: fornisce un resoconto romanzesco dell´Olocausto narrato in prima persona da un tedesco, l´Obersturmbannfuehrer delle SS Maximilian Aue.
Il problema è precisamente: come rendere il modo in cui i carnefici nazisti hanno vissuto e simbolizzato la loro incresciosa situazione senza provocare pietà o addirittura giustificare?
Oppure, per metterla in termini un po´ meno eleganti: ciò che Littell offre è un Primo Levi nazista in versione romanzesca - come tale, egli ha una fondamentale lezione freudiana da insegnarci: dobbiamo rigettare l´idea che per combattere la demonizzazione dell´Altro sia necessario soggettivizzarlo, ascoltarne la storia, comprendere il modo in cui egli percepisce la situazione - o, come ha detto un partigiano del dialogo in Medio Oriente: «Il nemico è qualcuno di cui non abbiamo ancora udito la storia».
Tuttavia, c´è un chiaro limite a questo procedimento: riusciamo anche solo a immaginare di invitare un violento criminale nazista a raccontarci la sua storia? Siamo disposti ad affermare che Hitler era un nemico perché la sua storia non è stata udita? Questo dettaglio di vita personale può forse "redimere" gli orrori generati dal suo regno, renderlo "più umano"? Heinrich Heydrich, l´architetto dell´Olocausto, amava trascorre le serate a suonare gli ultimi quartetti per archi di Beethoven. La nostra esperienza più elementare di soggettività è quella della "ricchezza della mia vita interiore": questo è ciò che "sono veramente", in contrapposizione alle determinazioni simboliche e ai mandati che assumo nella vita pubblica (padre, professore...). La prima lezione della psicoanalisi ci dice che questa "ricchezza di vita interiore" è sostanzialmente un imbroglio: uno schermo, una falsa distanza la cui funzione è, per così dire, salvare la mia apparenza, rendere palpabile (accessibile al mio narcisismo immaginario) la mia vera identità socio-simbolica. Uno dei modi per attuare la critica dell´ideologia, perciò, consiste nell´inventare strategie per smascherare questa ipocrisia di "vita interiore" e delle sue "sincere" emozioni.
L´esperienza che abbiamo della nostra vita dall´interno, la storia di noi che
raccontiamo a noi stessi per giustificare quanto facciamo, è dunque una
menzogna - la verità risiede all´esterno, in ciò che facciamo. Qui sta la
difficile lezione del libro di Littell: ci presenta un uomo di cui ascoltiamo
l´intera storia e che, tuttavia, dovrebbe restare nostro nemico. Ciò che è
realmente insopportabile dei criminali nazisti non sono le cose terrificanti
che hanno commesso, ma il fatto di essere rimasti "umani, troppo
umani" mentre le commettevano. (...).
È interessante notare come l´"umanizzazione" sia sempre più presente
nella recente ondata di film di grande successo sui supereroi (Spiderman,
Batman, Hancock...) - i critici si entusiasmano per come questi film vadano
oltre il piatto personaggio da fumetto e si soffermano ad analizzare le
insicurezze, le debolezze, i dubbi, le paure e le angosce dell´eroe
soprannaturale, la sua lotta con i demoni interiori, il suo confronto con il
lato oscuro di sé, eccetera, come se tutto ciò rendesse la superproduzione
commerciale in qualche modo più "artistica". Ma c´è di più, molto di
più nel Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan. Il nuovo procuratore
distrettuale Harvey Dent alla fine del film muore. Batman e il suo amico
poliziotto Gordon intuiscono lo sconforto in cui cadrebbe la città se si
rivelassero gli omicidi di Dent. Batman convince Gordon a preservare l´immagine
di Dent facendo credere che sia lui il responsabile degli omicidi; Gordon
allora distrugge il Bat-segnale e ne consegue una caccia all´uomo contro
Batman. La necessità della menzogna per sostenere il morale pubblico è il messaggio
finale del film: solo una menzogna può redimerci.
Non c´è da stupirsi, allora, se la sola persona veritiera del film sia Joker,
il malvagio per eccellenza. Ma cos´è Joker, che vuole scoprire la realtà sotto la Maschera, convinto che lo
svelamento distruggerà l´ordine sociale? Non è un uomo senza maschera, al
contrario, è un uomo pienamente identificato con la propria maschera, lui È la
sua maschera - non c´è nulla, nessun "ragazzo comune" sotto quella
maschera. Il successo straordinario del film non fa riflettere sul fatto che
tocca un nervo della nostra costellazione ideologico-politica:
l´indesiderabilità della verità? A questo punto, la domanda da fare è: perché,
in questo nostro preciso momento, c´è un tale rinnovato bisogno di Menzogna per
mantenere il sistema sociale?
(traduzione di Laura Pagliara)
La Repubblica 19 settembre 2009

Precedente: Inizia una nuova era di pace. Il documento di Obama

