Quelle toghe illegali
Una rete di infiltrazione e corruzione dei magistrati era il primo piano d´azione organizzativo della cosiddetta P3.
Una rete di infiltrazione e corruzione dei magistrati era il primo piano d´azione organizzativo della cosiddetta P3. Non mi sorprende il fatto che nel disegno complessivo di stravolgimento di ogni regola del funzionamento del sistema istituzionale si sia intervenuti anche sulla magistratura e che ci siano state persone che hanno finito con l´aderire a questo disegno. La magistratura non è diversa dal resto del paese, i rischi di inquinamento ci sono dappertutto, ma questa vicenda suggerisce immediatamente due considerazioni.
La prima: chi ha tuonato e continua a tuonare contro la
politicizzazione della magistratura si è reso protagonista di una operazione
non solo di politicizzazione ma in qualche modo di asservimento a disegni
esterni di singoli magistrati. In secondo luogo la forza di reazione della
magistratura medesima la mette in una posizione di legittimità e di forza
rispetto a tutti gli altri ambienti nei quali l´inquinamento non solo viene
negato, ma i responsabili vengono difesi fino all´ultimo: e solo quando la
pressione esterna dell´opposizione politica e dell´opinione pubblica si fa intollerabile
si decide di intervenire.
Dunque da una parte un establishment che si difende in ogni modo, anche di
fronte a prove clamorose di deviazioni dalla legalità, dall´altra la reazione
immediata dell´Associazione nazionale magistrati e del Consiglio superiore
della magistratura che invece subito chiedono che i responsabili di questa
gravissima deviazione vengano messi fuori gioco.
Tutti ricordiamo che la corruzione e l´uso veramente politico della
magistratura poggiavano in passato su una rete di protezione del malaffare
politico: ricordo bene in proposito un articolo di "Repubblica" che
riguardava la Procura
di Roma e venne intitolato «il porto delle nebbie». Ci volle tempo, ci volle il
rinnovamento interno alla magistratura perché quell´immagine venisse
allontanata, e la magistratura riassumesse pienamente il compito di custode
della legalità. Episodi rivelati in questi giorni ci dicono che si sta cercando
di ripetere esattamente quel copione, cioè in un momento in cui la politica
soffre il controllo dell´opinione pubblica e il controllo della legalità, si
tenta di piazzare nei posti di responsabilità persone fidate per ricostruire la
rete di protezione.
Non è un caso che proprio in questi giorni l´insistenza e la fretta intorno
alla vicenda della legge bavaglio diventino rivelatrici. Forse all´inizio
qualcuno aveva sottovalutato quella legge dicendo che tutto sommato era uno
strumento che il presidente del Consiglio adoperava con la logica tradizionale
delle leggi ad personam per evitare che intercettazioni sgradite potessero
essere conosciute all´esterno. Questa lettura tutto sommato riduttiva è stata
smentita, e mi pare che poi fosse evidente che l´obiettivo andava al di là
della tradizionale legge ad personam. L´accelerazione sulle intercettazioni va
di pari passo con la scoperta progressiva della corruzione diffusa, di questo -
riprendo la famosa espressione di Silvio Spaventa - mostruoso connubio che si è
determinato tra politica, amministrazione e affari. Un connubio non esterno al
sistema di governo, non esterno al modo in cui la maggioranza funziona, ma del
tutto interno e in qualche modo provocato da questa medesima maggioranza perché
se c´è una differenza tra Tangentopoli e oggi è questa: Tangentopoli fu una
vicenda che si determinò attraverso connivenze politiche composte da una rete
di protezione, ma si trattava comunque di comportamenti fuori dalla legalità.
Tutta questa vicenda che noi in questo momento abbiamo davanti agli occhi è
stata dunque resa possibile dallo stravolgimento della legalità determinato
dalle procedure che hanno sottratto agli ordinari controlli di legalità
questioni rilevanti.
Quindi c´è una componente istituzionale di questo scandalo messa a punto
attraverso un uso degli strumenti legislativi. In questo momento noi ci
rendiamo conto dunque che c´era bisogno di tenere al riparo questo insieme di
comportamenti illegali dall´occhio del pubblico e dall´occhio degli stessi
magistrati. Quindi la legge sulle intercettazioni oggi acquista tutta la sua
portata, non solo di legge ad personam, ma di misura fatta per difendere un
sistema di governo che proprio in questi giorni sta mostrando tutti i suoi vizi
e tutte le sue caratteristiche.
Tutta questa vicenda conferma la necessità non solo di opporsi ma di denunciare
le caratteristiche proprie di questa legge sulle intercettazioni che è un pezzo
essenziale di questa abnorme costruzione istituzionale di salvaguardia, abuso e
privilegio. Prima si sono varate tutta una serie di norme per rendere opaco e
non controllabile lo svolgimento di una serie di affari, e poi si cerca di
approvare norme ulteriori per impedire che si possa svelare questa opacità e
mettere in evidenza le caratteristiche del mostruoso connubio che stiamo
vivendo.
16 Luglio 2010

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