Quella strage in francia degli immigrati italiani
Il libro dello storico Noiriel sul pogrom del 1893 nelle saline della Provenza
«Il più grande pogrom della storia francese contemporanea. Un emblema della
xenofobia di tutti i tempi».
E´ in questi termini che Gérard Noiriel presenta «il massacro degli italiani», vale a dire la terribile caccia all´uomo che il 17 agosto del 1893 si abbatté sui nostri immigrati impiegati nelle saline d´Aigues-Mortes, in Provenza. Una giornata di follia collettiva e di violenza feroce che fece 9 morti accertati, oltre cinquanta feriti e una quindicina di dispersi i cui corpi non vennero mai ritrovati. A quell´episodio a lungo rimosso dalla storiografia ufficiale, Noiriel considerato il maggior specialista francese della storia dell´immigrazione dedica oggi uno studio completo e documentatissimo, Le massacre des Italiens (Fayard, pagg. 291, euro 20, da ieri in libreria), che ricostruisce nei minimi dettagli la dinamica di quelle violenze, la realtà dell´immigrazione italiana e soprattutto «lo scandalo di un processo che, malgrado tutte le prove accumulate, assolse tutti gli imputati».
Il massacro degli italiani rimase infatti impunito e in seguito l´episodio fu a lungo dimenticato da una parte come dall´altra delle Alpi. «All´epoca, tra Italia e Francia vi fu un violento scontro diplomatico, ma poi, per evitare che la situazione degenerasse in conflitto internazionale, entrambi i paesi preferirono insabbiare la vicenda», spiega lo studioso francese, per il quale troppo spesso gli italiani sembrano dimenticare i loro molti antenati emigrati all´estero. «Da allora, quel massacro fu rimosso dalla memoria collettiva. Innanzitutto in Francia, dove nessuno voleva ricordare quella pagina vergognosa della storia nazionale, i cui responsabili non furono i rappresentanti dello stato, ma dei normali cittadini. Paradossalmente però l´episodio fu dimenticato anche in Italia, forse perché per gli italiani l´emigrazione è un fenomeno poco valorizzante, vissuto sempre con un sentimento di vergogna».
Cosa successe esattamente?
«Tutto nacque da un dissidio legato al lavoro nelle saline. I giornalieri
francesi, per lo più emarginati e vagabondi, non riuscivano a stare al passo
con il ritmo di lavoro degli stagionali italiani, che venivano quasi tutti dal
Piemonte ed erano lavoratori infaticabili. Il sentimento d´umiliazione dei
francesi alimentò una prima rissa che poi degenerò, innescando la caccia
all´uomo contro gli italiani, che furono inseguiti e attaccati da una folla
inferocita. All´iniziale rivalità economica, si sovrappose il richiamo alla
nazionalità che servì a giustificare e strutturare la violenza. Così, anche gli
abitanti d´Aigues-Mortes, che inizialmente erano indifferenti alla sorte dei
giornalieri francesi, si associarono alle violenze contro gli italiani. Furono
pochissimi coloro che cercarono di aiutare gli immigrati a mettersi in salvo».
La xenofobia fu quindi il motore del
massacro?
«Per chi non possiede nulla il richiamo all´identità nazionale diventa
l´unico bene di cui andare fieri. Allora come oggi, chi si sente ai margini
della società trova nella nazionalità un modo per valorizzarsi. Da qui il
sentimento di superiorità nei confronti degli stranieri. E quando per caso gli
immigrati riescono meglio dei nazionali, questi provano un grandissimo
sentimento d´ingiustizia. Ad Aigues-Mortes, la violenza divenne ancora più
feroce, quando i francesi videro che i gendarmi cercavano di proteggere gli
italiani. Va poi ricordato che per i più deboli, la violenza contro gli immigrati
e il discorso xenofobo sono spesso un modo per contestare l´ordine dello stato.
Ancora oggi affermare la propria xenofobia è un modo per sfidare i benpensanti
e le istituzioni».
Come si svolse il processo?
«I magistrati cercarono di rispettare le forme della legalità, ma al contempo
avvalorarono l´idea che le responsabilità andassero condivise tra italiani e
francesi. Ad esempio, accusarono di tentato omicidio Giovanni Giordano, che
potremmo considerare il primo clandestino della storia di Francia, dato che
all´epoca era già stato espulso una volta dal territorio francese. Insomma, i
magistrati manipolarono il processo, ma i giudici popolari si spinsero ancora
più in là, giacché assolsero tutti gli imputati francesi, dando così sfogo al
risentimento popolare nei confronti degli immigrati italiani».
Quali erano le caratteristiche
dell´immigrazione italiana?
«Gli italiani furono i protagonisti della prima grande stagione
dell´immigrazione in Francia. Verso la fine del secolo, proprio a causa delle
molte violenze e delle molte ingiustizie subite, gli arrivi dall´Italia
rallentarono, ma ripresero all´inizio del XX secolo, quando gli italiani
divennero la più importante comunità straniera in Francia. L´immigrazione
italiana, che all´inizio è stagionale e provvisoria, tende in seguito a
diventare sempre più stabile, trovando opportunità di lavoro soprattutto nel
mondo rurale e nel settore delle costruzioni».
L´immigrazione italiana era sentita come
un problema?
«Nel decennio precedente il massacro di Aigues-Mortes, si cristallizzano
tutti gli stereotipi sugli immigrati italiani, considerati una minaccia e una
realtà non assimilabile nella società francese. In passato, c´erano stati
diversi episodi di violenza, che avevano coinvolto sia dei francesi che degli
immigrati, ma non erano mai stati considerati come un problema politico legato
all´opposizione tra francesi e italiani. L´immigrazione in quanto tale non era
un problema. E´ solo a partire dal 1881, dopo alcuni incidenti a Marsiglia, che
l´immigrazione diventa un problema politico. Naturalmente sono le élite vale a
dire i politici, i giornalisti che fabbricano le rappresentazioni collettive
relative agli stranieri, che poi vengono adottate e interpretate in vario modo
nei diversi ambiti della società. Gli italiani furono i primi a subire un
discorso apertamente xenofobo, in seguito l´ostilità si sposterà verso altre
comunità di stranieri».
Oggi come viene percepita l´immigrazione
italiana?
«Alla fine dell´Ottocento, i francesi vedevano negli italiani un elemento
di corruzione dell´identità francese. Oggi quell´immagine è radicalmente
cambiata. Il ricordo dell´immigrazione italiana viene idealizzato. Gli italiani
sono diventati un esempio d´immigrazione riuscita che ha saputo integrarsi
felicemente nella società francese. E addirittura c´è chi ad esempio, lo
storico e scrittore Max Gallo rivendica l´origine italiana come una componente
dell´identità francese. In realtà, tale visione idealizzata dell´immigrazione
italiana viene spesso utilizzata per stigmatizzare la nuova immigrazione
proveniente dall´Africa e dal mondo arabo. All´epoca però agli italiani
venivano fatti gli stessi rimproveri mossi oggi agli immigrati non europei. I
tempi cambiano, ma la diffidenza nei confronti degli stranieri riprende sempre gli
stessi discorsi».
http://www.repubblica.it 7.1.10

Precedente: L’economia del 2009: i due fatti principali

