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Quell' insana voglia di ritoccare Dante

La creazione letteraria riproduce la realtà, e prende anche posizione, ma sempre attraverso una procedura di finzione.

 

 

Fra la creazione letteraria - e più in generale quella artistica - e il politically correct non esiste nessun rapporto. Questo è assolutamente ovvio, mi pare, per quanto riguarda il passato: e ciò vale sul piano dei costumi e dei rapporti umani come su quello dei fenomeni culturali e religiosi. Se ci venisse in mente la sciagurata idea di riformare secondo il politically correct i nostri classici (ipotesi non del tutto da escludere, visto che a qualcuno è venuto in mente in passato di riscriverli in linguaggio moderno per renderli più accessibili), metà o forse più della tradizione letteraria occidentale dovrebbe ripassare al vaglio di un' inedita Crusca, più violenta e invasiva della prima, dalla Commedia al Decameron (l' opera, comunque, più "liberale" e illuminata di tutte), da Tasso a Shakespeare.

Certo, si può dubitare che la lettura della Gerusalemme liberata sia consigliabile oggi (o anche ieri, ovviamente) in una scuola media di Teheran o del Cairo. E però, con i dovuti accorgimenti, non lo è neanche oggi in una classe multietnica e multireligiosa di Roma o di Torino. Per secoli il nostro orizzonte, non solo politico ma umano e culturale, è stato segnato da Poitiers, Lepanto e Vienna. Non ci si può fare niente, ammesso che sul piano storico ci sia qualcosa da recriminare (ma io personalmente non lo credo). La creazione letteraria ha riflesso per secoli, per millenni, un mondo in cui l' uguale e il diverso, l' alto e il basso, l' amico e il nemico recitavano le loro parti con nettezza spesso crudele.

Bisogna arrivare a Cuore di tenebra per accorgersi che le cose non funzionavano sempre come l' "homo occidentalis" pensava che fosse "corretto" che funzionassero. Prima, e anche dopo ancora a lungo, le ragioni degli altri non erano ragioni; e anche su questo non ci si può fare niente, oggi.  

E oggi? Mah. Direi che dipende dalle situazioni, dai criteri e dagli obiettivi. La creazione letteraria riproduce la realtà, e prende anche posizione, ma sempre attraverso una procedura di finzione. Difficile accettare tranquillamente che uno scrittore, europeo o americano definisca Obama "uno sporco negro". Un suo personaggio, però, potrebbe. Sarebbe di certo inaccettabile che chiunque, magari approfittando della propria qualifica artistico-letteraria, offenda senza motivo o satirizzi gratuitamente una divinità religiosa, propria o altrui.

Ma se questo servisse a sottolineare l' incommensurabile relatività o infondatezza di tutte le credenze umane, anche di quelle più prestigiose e avvalorate, perché no? Il fatto è che il politically correct, il quale è un movimento, per così dire, di buone intenzioni, arriva in un momento - e per certi versi secondo me involontariamente lo riflette - di assoluto predominio delle fedi religiose, nessuna esclusa, comprese quelle di estrazioni apparentemente del tutto laica e terrena: in un momento, cioè, di fondamentalismi esasperati, al confronto dei quali quello espresso dalla Gerusalemme liberata sembra uno scherzetto (l' onore delle armi non fu mai negato in altri tempi al gentile e valoroso cavaliere avversario, cui oggi si sputerebbe in faccia, o si taglierebbe la lingua per impedirgli di parlare).

In una situazione di serio, autentico ed egemonico illuminismo il politically correct non avrebbe alcun senso, perché ognuno direbbe ciò che vuole, spontaneamente, con il maggior garbo possibile.E se garbo non ci fosse, quel signore che ne fosse sprovvisto si punirebbe da sé, esponendosi al giudizio, altrettanto garbato ma serio e implacabile, di un pubblico colto in grado di giudicare. È questo ciò che bisogna auspicare, un pubblico in grado di giudicare da sé, non il politically correct. E per i casi estremi, leggi normali dello Stato contro l' oscenità e la diffamazione bastano e avanzano.

 

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