Quando la memoria può essere condivisa
Gli storici dell´industria lavorano su questi materiali per ricostruire che cosa è effettivamente accaduto a una grande impresa nel corso del tempo
Nella storia dell´industria e del lavoro, ci sono eventi dei quali i lavoratori
(operai, impiegati, tecnici) e gli imprenditori (dirigenti, manager) hanno una
memoria comune, e altri di cui hanno una memoria sicuramente differente. Eccoli
quando viene varato un bastimento, non importa se nel 1930 o nel 2010. O quando
un aereo commerciale compie con successo il primo volo. O nel momento in cui si
inaugura una diga costruita tra i monti a fronte di mille difficoltà. È molto
probabile che gli uni e gli altri, dinanzi a quell´evento, sentano dentro di sé
l´orgoglio di esserci riusciti, di aver fatto insieme un buon lavoro. E con
parole simili racconteranno l´evento ai nipoti, mostrando le fotografie di quel
giorno.
Vi sono anche eventi drammatici che danno origine a memorie comuni. Davanti
alle macerie di una fabbrica bombardata, durante l´ultima guerra, lo
scoramento, la rabbia, la voglia di ricominciare, erano probabilmente gli
stessi negli operai come nel padrone, e gli uni e l´altro hanno conservato per
decenni negli occhi la stessa visione, in petto gli stessi sentimenti. Qualcosa
di simile è sicuramente avvenuto anche nelle settimane scorse, dovunque
l´alluvione abbia distrutto o danneggiato una fabbrica.
Per contro vi sono eventi la cui memoria dipende dalla parte di essi in cui uno
si trova. Una lettera che dice che la fabbrica chiude perché è fallita, o sarà
delocalizzata, non è lo stesso evento per chi la firma e per chi la riceve, e
diversa sarà la loro memoria. Il manager ricorderà forse il disagio con cui
dovette compiere quell´atto non avendo alternative, considerato lo stato del
bilancio o gli ordini ricevuti dalla multinazionale soprastante. Nella memoria
del lavoratore resterà invece lo sgomento dello scoprire che un pilastro della
sua esistenza all´improvviso era crollato. O si prenda il caso di un incidente
sul lavoro, anche non letale. Da parte di chi lo subisce c´è il dolore fisico,
poi la convalescenza, cui seguono i colloqui con medici, avvocati, funzionari
dell´Inps, il dubbio di poter tornare a lavorare. Da parte dell´imprenditore ci
sarà dispiacere per il collaboratore ferito, ma anche preoccupazioni per le
grane che seguiranno, le indagini della magistratura, o per il costo di misure
di sicurezza più efficaci.
Oltre che nelle persone, in cui deperisce e che alla fine scompare con loro, la
memoria del lavoro e dell´industria si deposita indirettamente, in volumi assai
più corposi, in duraturi oggetti fisici - il vecchio manufatto di una fabbrica
- e ancor più in documenti, fotografie, verbali dei Cda, contratti di lavoro,
filmati, manifesti, giornali d´azienda, edifici industriali.
Gli storici dell´industria lavorano su questi materiali per ricostruire che
cosa è effettivamente accaduto a una grande impresa nel corso del tempo; a una
famiglia di imprenditori; a un pezzo di classe operaia o a un tal gruppo di
tecnici da cui provennero invenzioni straordinarie. Così facendo ricostruiscono
anche la memoria di lavoratori e imprenditori scomparsi da generazioni. Quando
si legge nella storia di un´azienda che «tra i dipendenti si diffuse grande
gioia all´annuncio che sarebbe stato introdotto il sabato festivo» (è accaduto
verso il 1957), oppure che «tra i dirigenti regnava una notevole preoccupazione
per il ritardo nel lancio della nuova linea di prodotti», lo storico ridisegna
la memoria umana dei protagonisti così come pensa di intravederla nei materiali
che sono giunti fino a noi. E ci propone il suo disegno per alimentare in noi
la memoria di quello che è stato. È inimmaginabile, e ogni storico lo sa, che
arrivi a trasmetterci, attraverso i documenti, quello che i protagonisti della
vita di un´azienda, lavoratori e imprenditori, realmente ed esattamente
pensarono, sentirono, credettero, quali emozioni e motivi li mossero. Perfino
il medesimo individuo che visse un certo evento lo ricorda in modo diverso a
distanza di tempo. L´importante è che per costruire il ponte della memoria da
coloro che vissero quell´evento alle generazioni successive lo storico abbia a
disposizione materiali adeguati per rintracciare quell´evento sia nei suoi
contorni fattuali, sia nei modi in cui i protagonisti lo sperimentarono: a
volte facendo un´esperienza comune, altre volte traendo da esso esperienze
diverse. È qui che si scorge la funzione essenziale di archivi d´impresa,
archivi pubblici, musei e altri luoghi della conservazione di documenti nel
raccogliere e mettere a disposizione dei ricercatori, ma anche del pubblico,
materiali che rinviano tanto agli eventi di cui i protagonisti per primi
condivisero la stessa memoria, quanto a quelli di cui essi ebbero per forza di
cose, per la posizione che occupavano in un complesso produttivo, una memoria
differente e talora conflittuale. Nella nostra memoria deve esserci posto per
ambedue le memorie.
Repubblica 14.11.10

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