Quando il bacio anticipa l' inganno
La magia del gesto più appassionato tra due esseri umani
In omaggio alla leggerezza e alla riduzione che l' estate richiede non solo alle vesti, ma anche ai grevi compiti, doveri ed impegni e dunque pure alle letture, mi azzardo a compiere un illecito ermeneutico, commentando non un testo, bensì solo una sua minima parte, tre versi di una poesia di Rilke. Dal punto di vista critico, è un' operazione scorretta, perché ogni parte e ogni parola di un' opera letteraria hanno il loro senso soltanto nella totalità che li racchiude, nel componimento completo, al cui significato globale concorrono e che dà loro significato. Perfino il verso forse più bello che sia mai stato scritto, «la bocca mi baciò tutto tremante», lo si comprende a fondo soltanto collocandolo nel contesto della Commedia e della visione dantesca della passione, del peccato e della pena. Tuttavia quel verso ci viene in mente anche a prescindere dall' Inferno in cui viene pronunziato e dal sistema morale in cui s' inserisce; investe anche da solo con ineguagliabile intensità la nostra vita, il nostro amore e tremore. Quei tre versi di Rilke, che fanno parte di una canzone nel Malte , dicono: «Gli amanti, lo vedi, non sanno/ che un bacio distrugge l' incanto/ che allora incomincia l' inganno». Li ho letti la prima volta nell' adolescenza in questa versione di Vincenzo Errante, certo incline a un' enfasi datata, ma sempre grande, come in genere nelle sue traduzioni. Appartengo, per età, alla generazione che ha conosciuto ancora, adolescente, la sublimazione; che amava la compagna di scuola con sentimenti angelicati e purissimi, immuni da quei desideri destati invece dalle scollacciate immagini femminili dei calendari regalati dai barbieri. Quella prima lettura, dunque, fu ammirata, entusiasta; tre versi che dicevano la nobiltà, la purezza, l' indicibile spiritualità dell' amore. Non sapevo - ma anche se lo avessi saputo non vi avrei dato alcuna importanza - di far torto a Rilke, uomo sensuale come pochi altri ed esperto dei pericolosi intrecci fra amore, sensualità e dominio. Poco più tardi, uscito dalla fase sublimante e dolcestilnovista dell' adolescenza radicalmente scissa fra sesso e sentimento e lieto di aver scoperto invece il loro indissolubile legame, quei versi mi parvero una falsa e ipocrita apologia della repressione, un' ignobile esortazione a separare il bacio dall' amore. Anche in questo caso, facevo torto a Rilke, ma la germanistica era ancora lontana dai miei orizzonti di ginnasiale. Più tardi ancora - ed ancora oggi - ho dovuto scoprire, a malincuore, la verità o almeno la parziale verità esistenziale di quei versi. Non si tratta di una patetica sublimazione e men che meno di un' ascetica e sciocca avversione al sesso. Rilke ha avuto grandi amanti e grandi amori, non certo privi di baci. Ma forse proprio per questo aveva capito a fondo che, come sembrano dire quei versi, quando i presagi, le seduzioni, gli incantamenti reciproci ancor potenziali si determinano e diventano bacio, rapporto diretto, completo e fatalmente esigente, incominciano o possono cominciare gli inganni: la sproporzione quasi inevitabile fra i sentimenti dell' uno e quelli dell' altro e il tentativo di dissimularla all' altro e anche a se stessi, la necessità e insieme l' impossibilità di condividere l' esistenza e le manovre, ingannevoli e autoingannevoli, per rinviare la risoluzione di quel nodo; l' improvvisa mancanza di riguardo reciproco, chissà perché autorizzata dal letto, e così diversa dalla confidenza anche profonda ma sempre rispettosa dell' amicizia o del rapporto ancora incerto; la terribile coincidenza di comunione e estraneità. Probabilmente, purtroppo, quei tre versi dicono una frequente verità, che non ha nulla a che vedere con una casta astinenza. Non è una buona ragione per non baciare, ma...
**Arte e amore Rainer Maria Rilke (1875-1926) è autore (tra l' altro) delle raccolte poetiche «Vita e canti» (1894), «Per la mia gioia» (1899), «Nuove poesie» (1907-1908), «Elegie duinesi» (1923) François Auguste René Rodin (1840-1917) ha scolpito opere come «L' età del bronzo» (1878), «Il pensatore» (1880), «La porta dell' inferno» (1880), «I borghesi di Calais» (1884-88), «Il bacio» (1888)
Corriere della Sera (28 luglio 2011)
Magris Claudio

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