Prospettive sul Diritto al Cibo nel contesto della governance globale sulla sicurezza alimentare
Relazione al Seminario internazionale dedicato all’economia dell’equità globale ed allo sviluppo economico sostenibile. Milano, 23 gennaio 2009
Per la prima volta il numero degli affamati cronici ha raggiunto i livelli più alti – segnatamente, nelle rilevazioni dell’ultimo periodo - rispetto al periodo base del 1990, da quando la FAO ha avviato un monitoraggio delle tendenze relative alla denutrizione. Secondo i calcoli della FAO, il numero di individui che soffrono di fame in maniera cronica è cresciuto di 75 milioni nel 2007 e di 40 milioni nel 2008 raggiungendo un valore totale di 963 milioni (SOFI 2008). Questo fenomeno si è sviluppato principalmente a causa dell’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Si prevede che la crisi finanziaria provocherà un rallentamento della crescita mondiale causando anche una riduzione nella domanda e nei prezzi delle commodity. Una diminuzione dei prezzi dei prodotti alimentari potrebbe, in un primo momento, essere accolta con sollievo dai consumatori, che hanno assistito ad un aumento dei prezzi nella fase iniziale del 2008, ma l’impatto di una crescita rallentata potrebbe erodere ed annullare tale vantaggio. Oltre a considerare e focalizzarsi sulle variazioni di prezzo dei beni commodity e dei prodotti alimentari, bisognerebbe porre l’attenzione anche alle minacce a lungo termine, come la crescita demografica e l’urbanizzazione, la crescente domanda di bio-carburanti, i limiti ambientali e territoriali ed i cambiamenti climatici.
Il trend relativo alla malnutrizione in crescita a livello mondiale e le varie sfide e minacce che costellano il nostro futuro ci fanno capire che, per raggiungere gli obiettivi di MDG1 e del World Food Summit (1), saranno necessarie azioni concrete ed enormi sforzi a livello globale. Se si vogliono affrontare queste sfide, i Governi dovranno seguire un approccio parallelo (“twin-track”), che sia esaustivo e coerente nella definizione ed implementazione delle politiche di sicurezza alimentare e riduzione della povertà. Tale approccio dovrebbe includere (i) misure che mirino all’aumento della produttività agricola soprattutto dei piccoli proprietari; (ii) uno sviluppo attento delle reti di sicurezza e protezione sociale, che si rivolga ai più vulnerabili in termini di sicurezza alimentare. Il contesto istituzionale di ogni singolo paese definirà come i due percorsi potranno venire implementati. Tale contesto include aspetti come la serie di organizzazioni ed istituzioni coinvolte ed i relativi interessi e poteri, e le regole formali ed informali che governano le interazioni tra i diversi attori.
Il contesto ed il livello con cui un Governo aderisce ai principi di buona governance e dei diritti umani (ad es.: il diritto al cibo) danno forma a politiche diverse e determinano il successo, o meno, del percorso in parallelo. Il diritto umano al cibo fornisce un quadro coerente e dà voce ad un’ampia serie di stakeholder cercando anche di coinvolgere e dare i mezzi più appropriati ai gruppi più vulnerabili. Dichiarando che il cibo è un diritto umano fondamentale, gli individui dovrebbero avere la possibilità di individuare le responsabilità dei propri Governi e, eventualmente, di rivendicare i propri diritti. Questa possibilità migliorerà, a sua volta, l’azione dei singoli Governi assicurando che le misure definite secondo il primo ed il secondo percorso (“track”) vengano implementate in modo efficace ed efficiente.
Diritto al Cibo e Governance Globale sulla Sicurezza Alimentare: alla base del fallimento del tentativo di ridurre in modo efficace la fame si trova il fallimento della governance globale sulla sicurezza alimentare. Istituzioni fragili, la mancanza di coordinamento efficace ed una forte partecipazione a livello globale, regionale e nazionale impediscono l’implementazione di solidi piani per la sicurezza alimentare. A livello globale, manca un ente veramente rappresentativo ed orientato all’azione con un forte appoggio politico, una solida base scientifica ed un supporto economico adeguato. La struttura dovrebbe ricevere il supporto di alleanze e coalizioni a livello nazionale, che potrebbero coordinare le azioni relative alla sicurezza alimentare. Tali alleanze e coalizioni, al fine di poter veramente funzionare ed avere successo, dovrebbero basarsi sulla partecipazione dei principali stakeholder a livello di paese (agenzie delle Nazioni Unite, settore privato, organizzazioni facenti parti della società civile) e dovrebbero basarsi su di una solida analisi e ricerca scientifica. I principi di diritto al cibo, soprattutto quelli relativi alla responsabilità, alla buona governance, alla partecipazione ed alla sicurezza e solidità delle istituzioni, andranno a formare il quadro di riferimento su cui si fonderanno le sumenzionate coalizioni ed alleanze. Il diritto al cibo rappresenterà il terzo percorso fondamentale, che sarà in grado di migliorare l’efficacia del detto meccanismo di coordinamento. I principi dei diritti umani, per natura, richiedono un’ampia partecipazione di tutti i maggiori stakeholder ed assicurano che coloro che fanno parte di tale network possano prendersi la responsabilità delle proprie azioni. Le Linee Guida sul Diritto al Cibo, adottate all’unanimità dagli stati membri della FAO nel 2004, forniscono un quadro di riferimento concettuale a livello globale, regionale e nazionale.
(1) Ridurre della metà la proporzione delle persone malnutrite entro il 2015 (MDG 1) e riportare il numero delle persone malnutrite ad un valore corrispondente alla metà del livello rilevato nel 1992 entro e non oltre il 2015 (WFS).

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