Più austerità per tutti. O no?
Risanare o non risanare, questo è il problema. Ed è un problema su cui le autorità cominciano a dare risposte diverse.
Risanare o non risanare, questo è il problema. Ed è un problema su cui le autorità cominciano a dare risposte diverse. Fanno bene? Se gli argomenti in favore del risanamento sono corretti, non risanare provocherebbe scossoni drammatici sul fronte dei conti pubblici e del settore finanziario in alcuni tra i paesi più importanti del mondo. Se gli argomenti in favore del risanamento non sono corretti, risanare metterebbe a rischio la ripresa e potrebbe scatenare altri terremoti finanziari.
Da che parte stanno quelli che decidono? La dichiarazione
seguita al vertice del G-20 di Toronto affermava: «Esiste il rischio che un
risanamento dei conti pubblici sincronizzato in molte delle principali economie
possa avere un impatto negativo sulla ripresa. Esiste altresì il rischio che
non applicare misure di risanamento dove necessarie mini la fiducia e ostacoli
la crescita».
È un linguaggio molto più prudente di quello adottato al vertice di Pittsburgh,
nel settembre del 2009, che affermava spavaldamente: «Oggi ci impegniamo a
prorogare le misure forti che abbiamo adottato per reagire alla crisi fino a
quando la ripresa non sarà saldamente avviata. Agiremo in modo da garantire che
con la crescita riparta anche l'occupazione. Eviteremo qualunque ritiro
prematuro delle misure di stimolo».
Che cosa è cambiato, allora?
Innanzitutto che la ripresa mondiale sembra più solida del previsto.
Nell'aprile del 2009, all'epoca del vertice del G-20 di Londra, la previsione
di crescita economica globale per il 2010 erano intorno all'1,9 per cento. A
settembre aveva raggiunto quota 2,6 per cento. A giugno 2010, il 3,5 per cento.
Negli Stati Uniti, la previsione di crescita per il 2010 era dell'1,8% ad
aprile 2009, del 2,4 a
settembre e del 3,3 a
giugno. Anche per la zona euro le previsioni sono state riviste leggermente al
rialzo, dallo 0,3% dell'aprile 2009 all'1% di settembre e all'1,1 di giugno.
In secondo luogo ci sono state le crisi di bilancio in Grecia e in altri paesi
periferici dell'euro, e in più c'è stato il risultato delle elezioni
britanniche, con la nascita di un governo di coalizione. La fuga dal rischio ha
assunto proporzioni enormi. Non bisogna cioè esagerare la portata del
risanamento. Questo giustifica un'altra stretta dei conti pubblici,
specialmente nel Regno Unito, e molti pensano che i tagli previsti non siano
ancora sufficienti
http://www.ilsole24ore.com 20 luglio 2010

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