Perché Trichet fa bene a travestirsi da Bernanke
Per la prima volta in questa crisi, i responsabili delle politiche europee sono riusciti ad anticipare la curva, agendo in modo più aggressivo di quanto la maggior parte di noi si aspettasse.
Il 10 maggio i legislatori europei hanno reso noto il piano
generale per affrontare la crisi del debito sovrano. Dunque che cosa significa
e quali effetti avrà? (E forse, cosa ancora più importante, quali effetti non
avrà?). L'annuncio numero 1, diffuso dai ministri dell'Unione Europea, in
sostanza non era che una versione più completa del tutt'altro che perfetto
piano di salvataggio della Grecia svelato il 2 maggio. Di per sé questo nuovo
piano non farà molto per la
Grecia, ma potrebbe rivelarsi utile per il Portogallo e,
soprattutto, per la Spagna,
che mostra minore stabilità.
La situazione di questi paesi non è grave come quella greca e, in più, entrambi
potrebbero essere disposti a sopportare gli anni di deflazione e austerità
fiscale che accompagneranno il piano di salvataggio, se servirà a scongiurare
attacchi speculativi alle loro economie. Ma si tratta di vantaggi marginali.
Quando ho sentito il primo annuncio, ho pensato subito che le autorità europee
stessero commettendo un errore classico: trattare i problemi di solvibilità
delle nazioni come se fossero una questione di liquidità.
Per questo ero contrario. Il secondo annuncio, da parte della Bce, mi ha fatto
in parte cambiare idea. A quanto pare, il presidente della Banca centrale,
Jean-Claude Trichet, è stato reclutato contro la sua volontà - praticamente
trascinato per i capelli - a svolgere il ruolo di un Ben Bernanke in versione
europea. Proprio lui che si era opposto all'adozione di politiche espansive in
stile americano, costretto a una linea mai così interventista.
Nonostante la contrarietà della Bce, è vero che una politica monetaria più
espansiva potrebbe effettivamente fare la differenza per l'economia europea,
soprattutto se la Bce
finisse per accettare un modesto incremento del tasso d'inflazione. Un'inflazione
complessiva più elevata contribuirebbe a ridurre il divario di prezzi fra gli
stati, agevolando il processo di ripresa. Un'economia europea più forte implica
un Pil più elevato e quindi un maggiore gettito fiscale, che renderebbe meno
arduo l'accidentato percorso verso il risanamento economico.
In effetti, il piano prevede la messa in atto di una strategia sostanziale: non
è solo un tentativo di prendere tempo. C'è persino qualche buona notizia che a
questo punto sembra quasi incredibile: per la prima volta in questa crisi, i
responsabili delle politiche europee sono riusciti ad anticipare la curva,
agendo in modo più aggressivo di quanto la maggior parte di noi si aspettasse.
Questo shock ha impressionato i mercati. Non è ancora sufficiente per traghettare
l'Europa in acque finanziarie più sicure, ma presumo che sia un inizio.
(Traduzione di Francesca Marchei)
http://www.ilsole24ore.com 15 Maggio 2010

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