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Per l'ambiente la crisi si trasforma in un'opportunità

La crisi ha avuto il merito di enfatizzare il ruolo della finanza per la crescita e lo sviluppo economico, ma anche la necessità di incorporare i principi della sostenibilità nei modelli delle imprese e delle banche

 

 

Per una volta la banca sostenibile ha la sua opportunità. La crisi creditizia e il collasso dei prodotti strutturati ha indotto una maggior saggezza finanziaria. Nel mondo si è fatta strada una nuova considerazione dei rischi di lungo periodo e gli organismi di controllo cercano di imporre nuovi standard sui controllati. «La sostenibilità non è per nulla un lusso. È solamente un buon business.

Oggi vi si presta maggior attenzione perché si è più consci della propria immagine», afferma Fabio Barbosa, presidente di Grupo Santander Brasil, che controlla Banco Real, vincitore lo scorso anno del premio Ft Sustainable Bank of the Year.Molti fautori del sustainable banking sono riemersi relativamente indenni dalla crisi, soprattutto quelli che non erano coinvolti nell'emissione di derivati creditizi o di altri prodotti strutturati. Mentre i paesi in via di sviluppo sono stati duramente colpiti dalla crisi, non devono fare i conti con la scomparsa di intere linee di prodotti, né si trovano a dover rimettere mano alla loro strategia complessiva. «La microfinanza ha rallentato, il che non è del tutto negativo – commenta Bob Annibale, responsabile globale della microfinanza di Citigroup –. C'erano istituti che crescevano a ritmi folli, 50, 100, 200 per cento l'anno». Il finanziamento della sostenibilità ambientale e dei progetti di energia rinnovabile rientrano in strategie redditizie. L'interesse nel settore rimane elevato, come confermano anche le candidature al premio per il Sustainable Banking organizzato dall'Ft insieme all'International Finance Corporation della Banca Mondiale di quest'anno. «La crisi ha avuto il merito di enfatizzare il ruolo della finanza per la crescita e lo sviluppo economico, ma anche la necessità di incorporare i principi della sostenibilità nei modelli delle imprese e delle banche», sostiene Lars Thunell, Ceo dell'Ifc. Banchieri e investitori sono legati agli Equator Principles, che fissano le linee-guida per la gestione delle tematiche ambientali e sociali. Quasi 70 istituzioni hanno sottoscritto l'accordo, compreso il Santander e banche globali come JP Morgan Chase e Citibank.

«La banca sostenibile non è mai stata così importante – afferma Pam Flaherty, presidente della Citi Foundation –. Ci siamo sempre focalizzati sull'incrocio tra ciò che è buono per le nostre comunità e le risorse e ciò che è profittevole per il nostro business. Risponde a un buon senso del business avere clienti che affrontano i temi legati alla gestione dei rischi sociali e ambientali». In netto contrasto con la performance degli altri investitori istituzionali, i fondi etici hanno registrato afflussi superiori ai riscatti per tutto il periodo della crisi finanziaria. Zack Hocking, responsabile degli investimenti di Co-operative Investments, sostiene: «La crisi sembra aver spinto gli investitori a focalizzarsi non solo sul rendimento dell'investimento, ma sempre di più su come è realizzato».

All'interno del sustainable banking, il microcredito rimane uno dei temi più caldi, perché entra in comunità e mercati attualmente sotto-serviti. Il settore ha margini di espansione sia per le istituzioni finanziarie globali che per le organizzazione territoriali, e in alcuni casi questi due mondi lavorano insieme permettendo alle grandi banche commerciali di arrivare a popolazione che sarebbero state altrimenti inaccessibili.

I progetti di energia sostenibile hanno registrato maggiori difficoltà lo scorso anno dopo che la loro redditività è stata messa a repentaglio dalla flessione delle materie prime. «La novità rispetto all'anno scorso è che il petrolio è crollato mettendo sotto pressione i progetti di energia sostenibile – sostiene Bert Heemskerk, Ceo di Rabobank –. Le imprese hanno smesso di investire nelle rinnovabili. E questo è sbagliato». Considerata una delle banche più sicure, Rabobank deve ringraziare il suo focus su alimentare e agricoltura per la sua solidità. E il management non ha cambiato rotta. «Anche se oggi alcuni di questi progetti devono affrontare qualche problema, siamo convinti che non appena l'economia si riprenderà i prezzi dei combustibili fossili torneranno a salire», sostiene Heemskerk. Inoltre governi e organizzazioni non profit hanno minori capacità di investimenti nei progetti sostenibili, sottolinea Christine Eibs Singer, Ceo di E+Co, vincitrice del premio Tf Sustainable Investor of the Year: «È chiaro che stiamo assistendo a un restringimento della disponibilità di fondi».

La crisi finanziaria ha anche eliminato il riscaldamento globale dall'agenda di molte banche e assicurazioni, ma i fautori sperano ora che la flessione congiunturale e la conseguente enfasi sul rischio riporteranno in auge il tema. La natura imprevista del collasso dei mercati ha aggiunto forza agli appelli per investimenti di lungo periodo socialmente responsabili e sostenibili. E la caduta dei mercati azionari nella seconda metà del 2008 ha reso gli investitori più rispettosi dei solidi ritorni tra il 3 e il 5% che società socialmente responsabili possono garantire. I banchieri più sostenibili hanno anche l'opportunità unica – anche se di breve durata – per convincere il resto della comunità finanziaria a prestare maggior attenzione ai temi sociali e ambientali. «Per la prima volta nella mia vita la comunità degli investitori vive una situazione talmente convulsa da aprire l'opportunità per un radicale cambiamento di mentalità», sostiene Simon Zadek, managing partner di AccountAbility. «È la prima volta che il pensiero di breve periodo di carattere anglo-sassone ha un'alternativa – aggiunge –. Ma la finestra non rimarrà aperta per sempre».

 

http://www.ilsole24ore.com -  22 luglio 2009

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