Per chi suona Pomigliano
Di fronte a un terzo di no, gli sponsor dell'accordo devono invece prendere atto di una coscienza operaia che in questo paese proprio non vuole spegnersi.
L'impresa ideologica non è riuscita. L'asse
Tremonti-Sacconi contro i diritti costituzionali (articolo 41) e sociali
(articolo 18), per segnare l'inizio di un'altra epoca nelle relazioni
industriali, deve fare i conti con una presenza operaia e sindacale che non
si arrende: il 36 per cento di no all'ipotesi di accordo, nella fabbrica di
Pomigliano, è un risultato clamoroso. Non solo non c'è stato il plebiscito
annunciato (anche dalla maggioranza dei giornali, più o meno legati alla Confindustria),
che la Fiat
sperava e il governo attendeva. Di fronte a un terzo di no (i sì si fermano
al 62 per cento), gli sponsor dell'accordo devono invece prendere atto di una
coscienza operaia che in questo paese proprio non vuole spegnersi. Devono fare
i conti, politici e sociali, con chi resiste all'idea di trasformare il
lavoro in merce da retribuire con salari appena sufficienti alla
riproduzione, alla riduzione della fabbrica in caserma e della persona in
robot per sette ore e mezzo, giorno e notte. Dagli operai di Pomigliano, che
ormai disertano anche la pasticceria del quartiere perché il salario lo
sconsiglia, arriva una lezione di dignità e intelligenza politica che parla a
tutti. All'azienda, al governo, al maggior partito di opposizione.
La Fiat deve
constatare che il plebiscito a favore dell'accordo separato non c'è stato. I
primi commenti al risultato del referendum («parleremo solo con chi ha
firmato») sono pessimi, dettati da un'arroganza padronale incisa nel dna di
un management che cambia look ma non modo di pensare, confermando di
interpretare la globalizzazione come un ritorno a rapporti di produzione
ottocenteschi. In totale sintonia con un governo che punta a cancellare il
conflitto e liberare il lavoro dall'intralcio sindacale. La risposta della
vicesegretaria della Cgil, Susanna Camusso, è finalmente netta: «Penso che
ilministro debba rassegnarsi al fatto che un paese moderno né divide i
sindacati, né cancella i diritti ». Per il momento Sacconi dovrà rinviare il
progetto di inclusione della Cgil nel cerchio dei collaboratori di palazzo
Chigi e di cancellazione del ruolo della Fiom.
Ma soprattutto a guardare dentro l'urna di Pomigliano dovrebbe essere la
leadership del Pd. Dopo aver vinto il congresso sventolando la bandiera del
lavoro, Bersani è stato capace di parlare alle migliaia di militanti riuniti
all'assemblea di Roma senza mai nominare la parola Pomigliano. Una rimozione
che spiega più di mille dichiarazioni l'incapacità di ritrovare ruolo
politico e identità culturale. Non si chiede neppure di parlare al paese di
un processo di sviluppo diverso, dimettere in discussione la sovraproduzione
di auto che avvelenano e che i bassi salari neppure consentono di acquistare,
ma di difendere chi combatte per mantenere la schiena dritta, per sé e per le
future generazioni. Per quei ragazzi che alla maturità scelgono il tema sulla
ricerca della felicità, convinti che il mondo si può cambiare. Se non ora, se
non di fronte alla solitudine e alla disperazione operaia, bisognerebbe
spiegare di quale sinistra si parla e in nome di chi.
Il manifesto, 24 giugno 2010

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