Patente di successo
Con l’introduzione della patente a punti si è avuta una significativa riduzione nel numero di infrazioni accertate. Cali più consistenti quanto più forte è stato l'inasprimento delle sanzioni.
Il nuovo Codice della strada è entrato in vigore il 13 agosto 2010 e prevede un ulteriore inasprimento delle sanzioni per una serie di comportamenti che mettono a rischio la sicurezza sulle strade, come la guida sotto l’effetto di alcool o droga. In particolare, i neo-patentati (nei primi tre anni di guida), i camionisti e i conducenti di autobus non possono più bere alcolici prima di mettersi alla guida.
In Italia gli incidenti sulle strade rappresentano la principale causa di morte per gli individui al di sotto dei 45 anni, è quindi certamente importante intervenire, ma la direzione intrapresa è quella giusta? Cosa ci dicono i dati sugli effetti prodotti da inasprimenti delle sanzioni adottati in passato?
IL CONFRONTO “PRIMA-DOPO”
La patente a punti è stata introdotta in Italia nel luglio 2003 e ha affiancato alle tradizionali multe, sanzioni non monetarie consistenti principalmente nel ritiro o nella sospensione della patente, attraverso la progressiva sottrazione dei punti. A sette anni dalla sua introduzione è possibile effettuare una analisi degli effetti prodotti.
Per farlo, si possono utilizzare i dati forniti dalla Polizia di Stato sul numero giornaliero degli incidenti che hanno avuto luogo su strade e autostrade italiane e sul conseguente numero di morti e feriti. (1)
Per valutare rigorosamente l’effetto della patente a punti, neutralizzando l’influenza di altri fattori che possono avere inciso su incidenti e vittime della strada, ci concentriamo solo su una finestra di quattro anni, dal luglio 2001 al giugno 2005, cioè due anni prima e due anni dopo l’introduzione della patente a punti.
Con i dati a disposizione, il confronto “prima-dopo” mostra che il numero di incidenti stradali (per giorno) è passato da una media di 309,7 a 255,4. Una forte riduzione si riscontra anche nel numero di morti (da 7,1 a 5,2) e di feriti (da 228,4 a 180,5). Pertanto, l’evidenza mostra che incidenti e vittime si sono ridotti in maniera significativa dopo l’introduzione della patente a punti. (2)
Indicazioni simili emergono dai dati annuali Istat, che mostrano come il numero di incidenti sia passato dai 263.100 del 2001 ai 240.011 del 2005, mentre il numero di morti dovuti a incidenti stradali è sceso da 7.096 nel 2001 a 5.818 nel 2005.
Tuttavia, la riduzione degli incidenti potrebbe non essere stata determinata dall’introduzione del nuovo sistema della patente a punti, ma essere piuttosto il risultato di trend temporali già in atto, causati ad esempio da un progressivo miglioramento della sicurezza delle automobili o delle strade, oppure da una maggiore prudenza degli automobilisti.
Disponiamo però di dati giornalieri che ci permettono di ovviare a questi problemi andando a confrontare il comportamento delle variabili di interesse subito prima e subito dopo l’introduzione della patente a punti. Come si può notare dalla figura, in corrispondenza del 1 luglio 2003, data in cui è entrata in vigore la patente a punti, si riscontra una forte discontinuità nell’andamento temporale sia del numero di incidenti giornalieri che del numero dei feriti (lo stesso andamento si riscontra anche per il numero dei morti). Se fossero altri fattori, e non la patente a punti, a causare la riduzione degli incidenti, non si dovrebbe osservare nessuna discontinuità.


La riduzione degli incidenti e dei feriti evidenziata dalla
figura è supportata da una analisi econometrica che si basa
sull’uso del cosiddetto “Regression Discontinuity Design”. Tenendo conto di una
serie di fattori che influenzano il verificarsi di incidenti stradali, come condizioni
atmosferiche, intensità del traffico, numero di pattuglie della polizia in
servizio, e controllando per l’influenza di fattori stagionali e di trend
temporali, emerge che la patente a punti ha ridotto di circa il 10 per cento il
numero di incidenti stradali, mentre la riduzione dei feriti e dei morti è
stata, rispettivamente, del 15 e del 25 per cento.
Dai dati emerge anche che la patente a punti ha determinato una significativa
riduzione nel numero di infrazioni accertate dalla Polizia.
Poiché si tiene conto della frequenza dei controlli (il numero di pattuglie in
servizio e i rilevatori di velocità) è possibile interpretare questo effetto
come dovuto a un comportamento più prudente degli automobilisti, dettato dal
nuovo sistema di sanzioni.
SANZIONI E CALO DELLE INFRAZIONI
Dall’analisi emerge anche un effetto eterogeneo a seconda
del tipo di infrazioni. Mentre la riduzione è stata consistente per quelle
infrazioni per cui la patente a punti ha determinato un forte
inasprimento delle sanzioni (quali mancato uso delle cinture di
sicurezza), per altre (eccesso di velocità, guida sotto l’influenza di alcool o
di droga), già punite molto severamente dal precedente sistema, l’effetto è
stato molto più contenuto.
Nel complesso, i risultati dell’analisi empirica suggeriscono chiaramente che
un deciso inasprimento delle sanzioni induce gli automobilisti a un
comportamento più prudente e determina una riduzione negli incidenti stradali. (3)
(1) Questi dati coprono circa il 20 per cento del totale degli
incidenti che si verificano in Italia.
(2) Il trend positivo di riduzione di incidenti, morti e
feriti è proseguito anche successivamente al 2005. Per esempio, nel 2009 la
media giornaliera di incidenti è stata di 203,8, i morti 3,6 e i feriti 147,4.
(3) Per maggiori dettagli si veda: Maria De Paola,
Mariatiziana Falcone e Vincenzo Scoppa “The Deterrent Effects of the Penalty
Point System for Driving Offences: A Regression Discontinuity Approach”,
Working Paper n. 4-2010, Dipartimento di Economia e Statistica, Università
della Calabria.
http://www.lavoce.info 31.08.2010

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