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Parole chiave del presente

«Parolechiave» : quale identità aperta di una sinistra viva?

 

 


La lamentela di tanti sullo stato delle cose è spesso il prodotto di una costante ipocrisia, poiché non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere né peggior sordo di chi non vuol sentire. In questo strambo Paese tutti o quasi sono laureati e tanti leggono, ma leggono solo i libri di cui parlano la Repubblica e il Corriere e venerano i denunciatori di professione e i guru di mestiere, meglio se giornalisti o ex, e i più mal messi economicamente e culturalmente guardano solo le veloci gazzette regalate la mattina dalla bontà dei pubblicitari, e i più si accaniscono su stupidi best-seller, e i meno corrono di festival in festival a batter le mani al profeta di turno. In questo strambo Paese quasi nessuno legge le riviste, che editori e librai disprezzano e boicottano, e le poche che hanno una buon circolazione sono quelle di regime (se l’area è Berlusconi o Agnelli cambia assai poco), condannate per questo alla superficialità o alla menzogna. Le altre: quelle universitarie sono... universitarie, e quelle specialistiche sono... fanzines.
Eppure le riviste, quando ci sono e sono di buona qualità, per quanto piccole sono sempre state il segno della vitalità di una società, fatte da piccoli gruppi locali o nazionali con storia e fini comuni, con radici e progetto. Le più «politiche» compivano analisi, proponevano interventi, discutevano le scelte della comunità osteggiandole o sostenendole a seconda dei casi. Erano spesso (e le poche che durano sono) anche il segno di una presunzione di diversità, erano più una giustificazione di status che una volontà di ragionare in gruppo, per il bene di tutti. Autoreferenziali e fragili raduni di narcisetti, e alla fine, proprio per questo, inerti e superflue. Ma «erano». Nel disordine attuale, insieme a vecchie riviste assai trombone che si muovono nelle pieghe del potere, ve ne sono, perfino accademiche!, che meriterebbero più attenzione, e che sarebbe bene leggessero i sedicenti giovani intellettuali e artistelli del Paese dei pecoroni che si dicono individualisti.
Non intendo far propaganda a quelle in cui sono coinvolto, anche se so quanta fatica costi «fare le nozze con i fichi secchi», e cioè far riviste intelligenti e presenti senza aver santi in paradiso, senza soldi, ma a una rivista in particolare delle poche belle che restano in Italia, e che ovviamente sono in pochi a conoscere, che è ovviamente snobbata dai giornalisti e dai politici, che è una delle tre o quattro che davvero potrebbero aiutare un giovane che volesse davvero vedere, sentire, capire e magari fare.
La rivista in questione si chiama «Parolechiave» (da non confondere con le «parole chiare» del giornalismo d’assalto), ed è arrivata al suo 44esimo numero. La fa un gruppo di professori (ma non tutti lo sono) che si ostina a cercare quale potrebbe essere l’identità aperta di una sinistra viva e quali le sue ragioni, oggi e proprio oggi, e la dirige con «ostinato rigore» Claudio Pavone.
La cosa più straordinaria della rivista è la sua formula: ogni numero affronta una parola chiave, e davvero chiave, a più voci, secondo vari approcci e competenze. All’origine si trattava di una trasformazione della vecchia e gloriosa rivista di Lelio Basso «Problemi del socialismo», e anche questo è significativo. L’editore è Carocci – gliene vada lode! – www.carocci.it, e la mail è parolechiave@fondazionebasso.it. Elenco le parole chiave affrontate nei singoli numeri, in media con una dozzina o quindicina di buoni saggi, anche di autori stranieri: Comunità, Solidarietà, Fondamentalismi, Autonomie, Cittadini, Risparmio, Ordine, La memoria e le cose, Persona, Novecento, Felicità, Lavoro, Generazioni, Biotecnologie, 1969, Garanzie, Guerra, Rischio, Globale/Locale, Disobbedienza, Acqua, Mercato, America, Proprietà, Occidentalismsi, Automobile, Laicità, Rete, Sovranità, Periferie, Le Carte degli altri, Danilo Montaldi, Famiglia, Nonviolenza, Esilio, Fiducia, Democrazia. L’ultimo numero è Terra, il prossimo dovrebbe essere Fame. Un‘enciclopedia del sapere necessario, un’alternativa al rimbombante chiacchiericcio dei media.
Nell’ultimo numero, Terra, aperto da una sintesi tematica di Carlo Donolo che sfiora la filosofia e la poesia, si parla di ecologia e geografia, di terremoti e di petrolio, di confini e di donne, di beni comuni e di proprietà e insomma di quasi tutto ciò che la parola Terra può evocare oggi, in una fase così grave nella storia del rapporto tra natura e civiltà, vicini come siamo al punto di rottura di un equilibrio, al moltiplicarsi inarrestabile dei disastri. Il titolo di uno dei saggi è esemplare: «Il futuro che avevamo dimenticato».

 

http://www.unita.it 27 agosto 2011

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