Parola di Bauman: senza solidarietà nessuna ripresa
E gli Stati vogliono controllare le opinioni...
C’era una volta una società con cittadini
responsabili e che, in buona parte, erano consapevoli dei propri limiti. Perché
gravati da eventi storici importanti, perché idealmente partecipi alla
strutturazione delle istituzioni, al loro rispetto, alla loro valorizzazione
come patrimonio comune.
C’è oggi invece un cumulo di consumatori, (in apparenza)
soddisfatti di consumare, ma rapiti un minuto dopo dalla logica perversa del
consumo. Come se quel pozzo infinito di oggetti materiali, fosse direttamente
proporzionale ad un tasso intimo di felicità. Come se da quell’indice
commerciale dipendesse, alla fine, la qualità della vita di tutti. Vi sono, di
contro, anche sistemi macroeconomici mutati, in brevissimo tempo. C’è il
default della Grecia, c’è la difficoltà dell’Irlanda, la sofferenza di altre
economie mediterranee. C’è la sperequazione sociale, ci sono flussi migratori
che si orientano anch’essi sulla scorta della grave congiuntura economica: c’è
insomma, un mondo in movimento. E a tale scenario deve per forza di cose
associarsi un atteggiamento sociale diverso. Come comporre dunque la società
del futuro? Non ha dubbi Zygmunt Bauman, conversando con Repubblica sul ruolo della sinistra inglese, sui fratelli Miliband e sulle
prospettive di rinascita in chiave europea: «Serve più solidarietà», dice
convinto. Ovvero puntando su un riequilibrio dei valori materiali e immateriali
sulla scena mondiale. Valori che servono anche come collante inclusivo, dal
momento che, sostiene Bauman, se un individuo si vede escluso dal circuito
sociale di una collettività, rimarrà sprovvisto di protezione e potrebbe essere
proprio in quell’istante facilmente manipolato. In quanto con la guardia bassa,
debole, sfibrato dal processo ad escludendum che lo ha interessato. Secondo
Neal Lawson, mente di Compass, il pensatoio dei laburisti inglesi, Bauman
avrebbe contaminato persino la modalità espressiva di Ed Miliband, quando
invita ad una mobilitazione di massa verso chi reputa che nella vita non ci
siano solo gli incassi a dettare tempi e umori quotidiani. Ma anche quella che
viene definita «energica difesa della collettività, dell’appartenenza e della
solidarietà».
Dunque per il sociologo della società liquida, lo stesso che
ha declinato come «nell’oscurità il calore della comunione umana diventi la
salvezza», appare come elemento basilare alla sopravvivenza futura un parametro
diametralmente opposto a quello issato a vessillo dello spreco e
dell’abbondanza: la “resurrezione morale», rileva, potrà arrivare solo con un
reddito minimo garantito. In quanto ritiene che la partita non si giochi più
sul piano del comunismo, o del consumismo, dal momento che «gli Stati intendono
controllare l’opinione pubblica e riprodurre le loro élite». La sua
preoccupazione maggiore sta nell’evoluzione distorta che la società ha
registrato, passando da un’etica del lavoro a una del consumo.
Mentre nella prima si prediligeva lo status costituzionale del
lavoro, come professione, come realizzazione di sogni ed aspettative, nella
seconda ecco irrompere il consumo come stadio finale di un percorso di vita.
Come se gli sforzi compiuti in campo occupazionale e sociale fossero
indirizzati poi al solo obiettivo di acquisire, spendere, consumare. Dove
l’interesse personale travalica tutto e tutti, sgretolando l’insieme, la
comunità dove il singolo, piaccia o no, vive, cresce, si riproduce.
Mortificando il contenitore nel quale l’uomo non può fare a meno di
inserirsi.Per questo appare interessante un approccio valoriale, ma più umano e
concreto, al bivio in cui la società del capitalismo si ritrova, indecisa se
avvolgersi protezionisticamente su se stessa, ed erigendo mura spesse ma anche
immobilizzanti. O sperimentare un’altra strada, meno egoistica, più collegiale:
magari riprendendo un’altra riflessione di Bauman di qualche tempo fa, quando
disse che «la democrazia non può fondarsi sulla promessa dell’arricchimento. Il
suo tratto distintivo è rendere servizio alla libertà di tutti».
Libertà, quindi, anche di vivere dignitosamente, di godere dei
diritti che l’essere umano dispone, a volte solo sulla carta. E che a maggior
ragione vanno preservati e difesi con tenacia.
http://www.ffwebmagazine.it 29
novembre 2010

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