Papponi di Stato?
Anche grazie alle sue tessere è stato eliminato ogni pluralismo e ogni alternativa possibile per i Verdi.
Chiamato in causa direttamente dal memoriale "Papponi di Stato", caricatura
dello stringente lavoro di Rizzo e Stella, forzo ogni discrezione
relativamente alle mie vicende con i Verdi, dei quali sono stato tra i
fondatori, per fare alcune osservazioni, perchè è sbagliato ignorare e
derubricare un senso cumune diffuso come "antipolitica", meglio farci i
conti, non per la dignità della "casta" ma per quella delle istituzioni
democratiche.
L'affermazione di Poletti secondo il quale i vertici dei
Verdi avrebbero deciso di sacrificare la mia candidatura per offrirla a lui è
un fatto che ho sempre valutato in chiave politica, cioè come l'eliminazione
di chi non voleva un partito dei signori delle tessere, delle corti e dei
cortigiani, soprattutto di chi non voleva la declinazione dell'ecologismo
politico come deriva antagonista e parte della ridefinizione della
sinistra comunista italiana.
Poletti scrive "Alla fine di tessere ne tiro su parecchie, missione compiuta. È vero, non è che sia il massimo. Ma per rimanere nel gruppo si è costretti a fare anche così." mi spiace, ma non è innocente, non è stato un osservatore neutrale, infiltrato e cammuffato per vedere l'effetto che fa e raccontarlo ai lettori, come quei giornalisti travestiti da clochard o da lavavetri.
Egli ha accettato le regole della corte e ce le racconta ora che la corte sta svanendo, il suo è il memoriale ben documentato di un cortigiano che aveva già accettato nel 2003 la nomina dei verdi lombardi presso l'ALER di Como.
Anche grazie alle sue tessere è stato eliminato ogni pluralismo e ogni
alternativa possibile per i Verdi.
Non gli ho mai dato "schiaffoni" e ho
rifiutato di trattare la sua candidatura secondo insinuazioni relative alla
sfera personale, in questo senso sono intervenuto anche nei forum di
discussione sul mio blog dove i cittadini criticavano sia ciò che lui ha
definito come suo "disinteresse per l'ambientalismo militante", sia l'uso di
una legge elettorale che attribuiva ai segretari di partito la candidatura di
veline e velini, amiche e amici indipendentemente dal senso e dalle capacità
politiche.
Comprendo quindi la sua solidariertà all'On. Carfagna e la
constatazione che sulla eventuale iscizione ai Verdi di Federica Zarri si
aprì "un gioioso dibattito pornostar sì pornostar no" risolto dalla stessa
Zarri con la costituzione di un "Circolo della Libertà".
Se pensiamo
che l'Art.48 della Costituzione afferma che "Il diritto di voto non può
essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale
irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge." ci
dobbiamo chiedere quali incapacità si è ritenuto che avessero i cittadini
italiani per essere limitati nel diritto di scelta quando persino dei
pregiudicati venivano candidati nelle liste bloccate.
Poletti dice
"...quando puoi garantire qualche crocetta in più sulle schede elettorali, un
accordo si trova" eppure avevamo fondato i Verdi proprio per obbligare la
politica a definirsi sui contenuti e sui fatti: dall'energia pulita alla
politica pulita.
Noi sostenevamo di non essere una risposta bensì un
indicatore della crisi di forma e di contenuti della politica e
paradossalmente la sua candidatura ed il suo memoriale, "voli
di Stato"
compresi, lo confermano, seppur malinconicamente.
Scrive "...a noi
peones, come dobbiamo votare sulle questioni un minimo significative ce lo
dice il partito, il segretario..." voi "peones" chi? Ricordo che in dieci
anni di Parlamento le scelte di voto "significative" erano discusse nel
gruppo parlamentare; ma allora si trattava di un gruppo parlamentare scelto
dagli elettori.
Racconta di aver risposto con un rifiuto ai lobbisti che in
cambio di un emendamento "nemmeno tanto velatamente ti propongono una
contropartita in denaro. Cioè, per dirla chiara, se presenti il loro
emendamento ti danno dei soldi", ma forse tra i tanti servizi della Camera
dei Deputati che ha descritto, massaggi, bouvette, ristorante, ecc. non si è
accorto della presenza dell'Ispettorato di Polizia cui, nella qualità di
parlamentare, avrebbe dovuto denunciare simili illeciti.
Nel suo
memoriale ha descritto la sua esperienza di "Parlamentare per caso"
schiacciato tra la noia di una routine coccolata e una relazione frustrante
con i giornalisti "In cambio, chiediamo un po' di spazio sul giornale per le
nostre iniziative, le proposte che sappiamo non avranno mai seguito, la
dichiarazione che serve per far vedere al "mondo esterno" che esistiamo." e
ancora "Il gioco di sponda prevede poi le cosiddette "interrogazioni a
comando". C'è il giornale che fa l'inchiesta, l'articolista ti chiama,
«perché non sollevi il caso?». Tu prepari l'interrogazione e la presenti. La
risposta del governo arriva dopo mesi (se arriva). Ma il giornale può
esultare: "Il caso X arriva in
Parlamento". E anche i tuoi elettori sono
contenti."
Io sono andato sui giornali, come membro della maggioranza, per
aver presentato un Dossier sul Doping e il CONI e per essere stato il primo
firmatario della Legge antidoping poi approvata all'unanimità. Così come
dall'opposizione ho favorito l'adozione del software libero nella
Pubblica Amministrazione e la partecipazione multistakeholder al Summit
sull'Informazione dell'ONU. Come me tanti altri parlamentari si sono
impegnati e non hanno perciò avuto il tempo di annoiarsi. Forse quando si è
discusso l'accordo sul Welfare Poletti avrebbe potuto impegnarsi per quelli
che, come lui, sono le Partite IVA dell' Economia della Conoscenza, che
producono contenuti e comunicazione crossmediali tra TV, Radio, Giornali e
Internet. Così non avrebbe avuto una crescente "sensazione d'inutilità e,
forse, neanche il tempo per continuare a fare il conduttore
televisivo.
La sua esperienza parlamentare, con il cambio d'abito nella
conduzione televisiva settimanale nella quale invitava i parlamentari come se
non fosse uno di loro e lo stesso memoriale/gossip che ha fatto
sono emblematici della riduzione simbolica e mediatica cui la politica
è ridotta, ma non obbligata.
Cavour disse: "La peggiore delle Camere
è da preferire alla migliore delle anticamere...Io non mi sono sentito debole
che quando le Camere erano chiuse. D'altronde non potrei tradire la mia
origine, negare i principi di tutta la mia vita.Sono figlio della libertà, è
ad essa che devo tutto ciò che sono." nell'anniversario del '68 per quelli
come me che hanno preso coscienza civica e politica in un decennio
attraversato da bombe e terrorismo, ma che ne hanno portato desideri e
speranze dentro il percorso democratico, queste parole non suonano retoriche
ma restano un impegno che anche il suo memoriale sollecita
ancora.

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