Occupy Wall Street diventi un modello per l’Italia
Lo scrittore a Zuccotti Park: è un movimento senza ideologie, ci serve
Spero proprio che questa protesta arrivi anche in Italia. Non so ancora in
quale forma, ma è necessaria». Tira un vento gelido e Roberto Saviano, jeans e
giacca di pelle marrone sulle spalle, è appena sceso dal muretto di Zuccotti
Park dove ha parlato in inglese ai manifestanti di Occupy Wall Street. Non
moltissimi, perché dopo il raid della polizia di lunedì i ranghi sono ridotti,
ma determinati ad accoglierlo da leader. Ha spiegato come la mafia si sta
approfittando della crisi per fare ancora più profitti, e ha lanciato un
avvertimento: «Il sogno americano che avevo da bambino sta svanendo. Nella
vostra protesta, guardate all’Italia, perché quello che succede là vi riguarda.
Se l’Italia collassa, l’Europa collassa. E se l’Europa collassa, gli Usa non
sono più al sicuro. Per molto tempo il governo Berlusconi ha mentito alle istituzioni
europee e agli elettori. E ora il Paese è in uno stallo senza precedenti, una
crisi apparentemente senza soluzioni. Non avendo premiato il merito, non avendo
investito nel talento, l’Italia ora sembra un Paese dove realizzarsi è
impossibile. L’unica via è l’emigrazione. Quando guardate all’Italia, potreste
vedere il vostro futuro. Ma in Italia, coloro che resistono stanno guardando
anche a voi, e io spero che sapranno fare una scelta come quella che voi avete
fatto qui». Gli applausi coprono la sua voce, le telecamere lo inseguono nella
calca. Tra i curiosi anche l’economista Nouriel Roubini, che questa crisi aveva
previsto in largo anticipo.
Tornando a casa a piedi, sempre circondato dalla scorta, Roberto parla di
questa giornata da ricordare: «Una grande emozione e un grande onore».
Perché ha deciso di venire?
«Questo è un movimento che sta cambiando il mondo. Rappresenta il sentimento
della maggioranza e difende la legalità, non la viola. È un punto di incontro
dove si ritrovano tante scuole di pensiero, con lo scopo comune di cercare una
soluzione. Non è privo di leader ma pieno di leader. Proprio per questo è più
efficace, e ormai travalica la dimensione geografica del luogo dove è
cominciato».
Come si esporta in Italia?
«Non so bene quale modello potremmo adottare noi, ma di certo so che ci serve
il superamento dei meccanismi ideologici di cui qui sono capaci. Da noi, in
Italia, se parli in tv o pubblichi un libro con una casa editrice invece di
un’altra, diventi subito un traditore agli occhi di certa sinistra. L’unica
preoccupazione, poi, è primeggiare. Qui tutti sono leader, con lo scopo comune
di ragionare per trovare soluzioni alla crisi».
In Italia, per esempio, le hanno chiuso le porte della Rai.
«Hanno fatto paura tutti quegli ascolti, ottenuti attraverso il ragionamento.
Divertendoci, anche, ma ragionando sulle cose».
Che pensa del governo Monti?
«È un passo importante, ma è presto per giudicarlo. Diamogli tempo e stiamo a
vedere».
Quanto tempo?
«Poco».
Cosa si sente di suggerire al nuovo governo?
«Di non trattare la mafia come un fenomeno secondario, anche ai fini della
soluzione della crisi economica. La mafia gestisce tonnellate di denaro
contante, che una volta recuperate ci aiuterebbero anche a risolvere il
problema dei conti».
È deluso da Obama?
«Non voglio esprimere giudizi geopolitici su due piedi, però direi di sì.
Soprattutto sul problema del lavoro, mi sarei atteso interventi meno timidi».
Lo sostiene ancora?
«Visto il livello del dibattito tra i repubblicani, penso che possa essere
rieletto. Però dovrebbe ascoltare la voce della protesta e cambiare passo, come
del resto tutta la sinistra».
Occupy Wall Street è anche una reazione all’incapacità della sinistra di
rappresentare queste esigenze?
«Mi pare che in tutto il mondo la sinistra sia in crisi. È bloccata dalle
ideologie, non riesce a trovare sbocchi che interpretino i sentimenti della
gente. Spero che anche da qui possa nascere la spinta per cambiarla».
Continuerà ad impegnarsi per Occupy Wall Street?
«Assolutamente sì. Oggi qui c’era Roubini, penso che potremo fare insieme delle
cose interessanti».
Molti dicono che il suo futuro potrebbe essere in politica.
«Ora, in queste condizioni, non me la sento. Non penso di essere preparato.
Prima bisogna cambiare la mentalità e la cultura».
intervista di Paolo Mastrolilli
La Stampa 20.11.11

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