Strumenti personali
fame

Novanta milioni di poveri in più

Fmi e Banca Mondiale: ecco gli effetti della crisi entro il 2010

 

 

Numero choc della Banca Mondiale: 90 milioni di nuovi poveri sono alle porte. La crisi economica spingerà questa massa umana all’indigenza entro il 2010. Non vola una mosca nel salone in cui i rappresentanti del Development Committee snocciolano le conseguenze della recessione per il Sud del mondo, dove vivono «i popoli più vulnerabili». «Per proteggerli» i ministri che siedono in questo organismo chiedono «di incrementare gli aiuti e la loro efficacia». Robert Zoellick, il banchiere che guida la Banca Mondiale, fissa proprio al 2010 l’appuntamento per trovare un’intesa su un aumento di capitale, «il primo da vent’anni a questa parte». «I paesi in via di sviluppo giocano un ruolo importante nella ripresa globale ed il loro progresso sarà essenziale per una crescita futura», si legge nel comunicato ufficiale di questo Comitato.

Già, ma che tipo di crescita? In un discorso depositato al Development, il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, suggerisce una eco-opzione: lo sviluppo del domani dovrà avere un occhio di riguardo per l’ambiente e portare ad un’economia «più verde». La Banca Mondiale è un «partner chiave nel finanziare la transizione a una green economy ed alleviare l’impatto del cambio climatico nei paesi in via di sviluppo ».

Secondo uno studio dell’’International food policy research (Ifpri) entro il 2050 crescerà di 25 milioni il numero di bambini malnutriti a causa dei cambiamenti climatici. Una stima della Banca Mondiale argomenta che se gli americani decidessero di dire addio ai 40 milioni di Suv che circolano per le strade scegliendo una macchina più piccola, ne deriverebbe un taglio di emissioni capace di garantire energia a 1,6 miliardi di persone.

Nell’attesa, Zoellick fa due annunci. Primo: la Banca Mondiale fornirà ai più poveri 100 miliardi nei prossimi tre anni. Secondo: con una dotazione di 20 miliardi prende vita l’Agenzia per la sicurezza alimentare, sponsorizzata a L’Aquila dal premier Silvio Berlusconi. Quindi insiste sull’aumento di capitale: bisogna trovare un’intesa.

Al momento, vi sono resistenze: il segretario al Tesoro Usa, Timothy Geithner, lega il via libera a «un uso efficace e trasparente dei fondi». La Francia prende tempo: «Le risorse non sono esaurite », secondo il ministro Christine Lagarde. Fatto invece l’accordo politico sulla riforma del Fmi, ribadito ieri dal cosiddetto Gruppo dei Trenta: i paesi emergenti avranno più peso; le economie industriali cederanno loro il 5% delle quote. Il dibattito su chi siederà nel nuovo board dovrà concludersi entro il 2011.

 

http://www.repubblica.it - 06.10.2009

Azioni sul documento