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Non è affatto dolce morire per la patria

La menzogna è naturalmente il capro espiatorio della moralità sociale

 



Il campo delle menzogne è cosparso di erbacce — quel seme biblico che traduco, in senso moderno, come mine antiuomo. Ciò che ha portato la mia mente a questa immagine antica è stato un adesivo per le automobili che di recente mi è capitato di vedere in quella terra di slogan efficaci e avvincenti che sono gli Stati Uniti d’America. Si leggeva: Gesù ama Wikileaks: Marco, 4-24, un’attribuzione della fonte che si può tranquillamente definire una «menzogna indiretta» senza dover controllare nel Nuovo Testamento. Ma ritorniamo alle erbacce. Non si può proprio prevedere chi rimarrà ferito a causa della loro detonazione, chi siano quelle vittime indicate, nella cinica espressione militare, come «danno collaterale» . La menzogna è naturalmente il capro espiatorio della moralità sociale, considerata assolutamente immorale, il fulcro delle omelie domenicali e dell’educazione etica. Tuttavia, la divinità che presiede al potere rivale della Menzogna— la Verità— spesso mostra la capacità di infliggere al passante innocente ed estraneo un «danno collaterale» persino più grande di quello della Menzogna. A questo punto, tuttavia, va detto che la Verità non è necessariamente l’antitesi della Menzogna, per quanto entrambe le entità occupino traiettorie competitive, antagoniste e talvolta intrecciate. «La Verità fa male» non implica che la «Menzogna guarisce» più di quanto «la Verità vi libererà» equivale a «la Menzogna vi incatena» . Ciononostante, la verità rimane il complemento esistenziale della Menzogna. Casualmente, la saga di Wikileaks è un punto di partenza molto provocatorio, col suo smascheramento della menzogna come delinquenza seriale dei governi. Per prima cosa, inquadriamo la menzogna. Una conversazione riferita da un diplomatico o diplomatica al suo governo costituisce raramente una menzogna; anzi, il contenuto del resoconto può attenersi scrupolosamente ai fatti— nulla di inventato, nulla di manipolato. Il fatto che successivamente entrambe le parti lo neghino è un rituale che salva la faccia, una menzogna «supplementare» , «indiretta» . La menzogna principale e diretta è già stata in servizio attivo: il governo rappresentato dal diplomatico ha seguito una linea politica, coltivato un rapporto a quanto pare fondato sulla sua ignoranza dei dossier che ora vengono divulgati. Quel governo straniero ha regolarmente fatto finta davanti ai suoi cittadini e al mondo intero che tutta la situazione fosse lusinghiera per la nazione — nessuna corruzione, nessuna violazione dei diritti umani, nessun sovvertimento della propria costituzione, nessun assassinio extragiudiziale, totale soddisfazione e amore dei cittadini per il proprio governo. Ed ecco che arriva Wikileaks, ambasciatore non accreditato della Verità, a smentire un siffatto governo! (...). Eppure, bisogna riconoscere l’esistenza di un punto di vista contrario, e non meramente speculativo— a giudicare dagli allarmi, da quelli moderati a quelli isterici, innescati da disparati interessi. E se le rivelazioni di Wikileaks causassero uno strappo fatale nel tessuto delicato che rende possibile una convivenza pacifica fra le nazioni? Vi immaginate— e si possono citare numerosi esempi— se il danno collaterale provocato dalla detonazione di quel frammento di Verità andasse ben oltre i suoi vantaggi etici e minacciasse persino di portare al collasso della società? Tali considerazioni ci conducono oltre la politica— forse l’asse attorno a cui gira il mondo non è solo virtuale, ma è la Menzogna! O forse, nella sua definizione più generosa, una prudente interazione fra Verità e Menzogna, consacrata tramite le attività della società umana, dai livelli più infimi della quotidianità a quelli più elevati, o meglio sublimi? Certo è che una simile possibilità intacca la virtuosa corazza della Verità, specie se spacciata per un imperativo morale vincolante. La consapevolezza della possibilità di un «danno collaterale» umano — fisico, psicologico, economico, e persino enormemente «terminale» — spesso suscita, in tutta serietà, la domanda del costo e dei benefici: a quale prezzo la Verità? Diventa un’istanza censoria. Concerne il limite che spesso viene posto alla visione incondizionata della Libertà d’Espressione, riassunta nella domanda: «La Libertà di Parola si spinge fino al punto di gridare "Al fuoco"in un cinema gremito?» . Un riduzionismo ma, allo stesso tempo, una legittima considerazione. Ammesso questo, sintetizziamo in modo simile l’ambito — e gli imperativi — della Menzogna, e poniamo la domanda: «Sareste capaci di mentire per salvare la vostra vita?» . Oppure, ponendola al di fuori dell’interesse personale, individuiamo in un altro essere umano il soggetto che ne trae vantaggio, e quindi: «Sareste capaci di mentire per salvare la vita di un vostro amico? Di un rapporto? Di un vicino di casa? Persino di uno sconosciuto? Se un perfetto sconosciuto stesse per essere linciato da una folla isterica, mentireste per salvargli la vita?» . Porre queste scelte ai limiti estremi delle preoccupazioni umane— la conservazione della vita— potrebbe sembrare il modo per imboccare una facile via d’uscita. Le menzogne non attraversano quotidianamente l’arena della vita e della morte — in verità, succede molto di rado che il cittadino comune venga chiamato a fare una scelta a favore o contro una menzogna la cui conseguenza riguarda la sopravvivenza personale. Tuttavia, è quando la Menzogna Pubblica viene presumibilmente raccontata a favore di tutti noi, nel dubbio interesse del benessere dell’intera comunità, che diventiamo attori. I servizi segreti militari americani, sostenuti da interessi economici, erano veramente interessati alla sopravvivenza degli Stati Uniti, dell’Iraq, o del mondo, quando architettarono una Menzogna riguardo alle Armi di Distruzione di Massa di Saddam Hussein? «Una menzogna in tempo salva le vite» — era questa la giustificazione nascosta in una montatura così strutturata? Oppure lo scopo di questa menzogna era di arricchire Haliburton e l’impresa industriale-militare americana? E il petrolio? Ma torniamo ancora più indietro, alla prima Guerra del Golfo che fu scatenata dalla disavventura di Saddam Hussein in Kuwait. Il Grande Inganno delle Armi di Distruzione di Massa ha sopraffatto la storia precedente, rispolveriamo quindi uno dei suoi sconcertanti episodi. Mi riferisco alla terrificante testimonianza dell’invasione del Kuwait di Saddam da parte di una ragazzina— non più grande di dodici o tredici anni. Raccontò di essere sfuggita all’invasione per un soffio, e fornì vividi dettagli della condotta dei soldati di Hussein. Disse che dopo aver invaso il Kuwait, entrarono come furie negli ospedali, staccarono i tubi della flebo ai malati e aimoribondi— fra altre indicibili atrocità. La ragazza apparve in televisione, informò esponenti politici del Senato e della Camera dei rappresentanti, contribuendo, in non piccola misura, a suscitare la rabbia americana nei confronti del perpetratore di simili crimini contro l’umanità. Durante la guerra o subito dopo, questa montatura venne smascherata. La ragazza risultò essere la figlia (o la pupilla) dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Kuwait che aveva impartito rigorose istruzioni alla fanciulla. Mi capitò anche di vedere un’apparizione televisiva della ragazza durante la quale scoppiò in lacrime. Dopo la rivelazione, il diplomatico si mostrò accorto quando, fronteggiato dai giornalisti, disse: «È stato fatto per una buona causa» . Forse i soldati di Saddam non erano arrivati a tanto, ma avevano comunque commesso altre atrocità. Qualunque menzogna raccontata per suscitare il sentimento umanitario di un popolo del cui aiuto c’era bisogno veniva giustificata. Con mio stupore, quella nazione non manifestò una forte indignazione morale, diversamente dalle reazioni suscitate da altre menzogne pubbliche nella stessa società, come ad esempio il famoso scandalo Watergate di Richard Nixon, o il subbuglio moralistico fomentato dalla menzogna di Bill Clinton rispetto alle sue avventure sessuali. Fu perché erano in ballo i giacimenti petroliferi kuwaitiani, e perché il petrolio dimostrò sistematicamente di essere un lubrificante duraturo per oliare il passaggio della Menzogna? E così, torniamo all’asserzione del cinico secondo cui il mondo ruota attorno a un’asse di Menzogne— con i seguenti correttivi: un’asse di Verità mediata da Menzogne, o un’asse di menzogne cosparsa di Verità. La giustificazione del cinico risiede nel precedente riconoscimento del fatto che la Menzogna va dagli interstizi più dozzinali delle attività umane a quelle più elevate e strutturate — tra cui potremmo includere l’Ideologia — sia religiosa che secolare — e il Nazionalismo, tutti insaziabilmente attivi nell’infliggere il danno collaterale. La Menzogna è assolutamente trasversale alle classi, non discrimina, è proteiforme, camaleontica, autogenerante (...). Il nichilismo ci guarda fisso in faccia, ed è cosa molto gradita! Ciò che vale per il secolare vale anche per il divino, entrambi prosperano nel dogma, quel congegno micidiale che persiste ancora oggi e nutre la mostruosità di menzogne il cui unico scopo è il controllo della mente umana e l’estinzione del suo respiro. Fra religione e nazionalismo, il mondo continua ad assistere a una supremazia oscillante nella corsa al maggior danno collaterale — dall’Afghanistan alla Serbia, dalla Cecenia al Ruanda. La menzogna perdura, cambiando forma, metodologia, ricca di improvvisazione — solo il prezzo rimane invariato, una richiesta nei confronti dell’umanità che oggi è ugualmente — anzi più — impegnativa di quanto non fosse un secolo fa, quando il poeta di guerra inglese, Wilfred Owen, compose i versi che smentirono la Grande Menzogna. «Se in qualche orribile sogno anche tu potessi metterti al passo /dietro il furgone in cui lo scaraventammo,/e guardare i bianchi occhi contorcersi sul suo volto,/il suo volto a penzoloni, come un demonio sazio di peccato;/se solo potessi sentire il sangue, ad ogni sobbalzo,/fuoriuscire gorgogliante dai polmoni guasti di bava,/osceni come il cancro, amari come il rigurgito/di disgustose, incurabili piaghe su lingue innocenti —/amico mio, non ripeteresti con tanto compiaciuto fervore/a fanciulli ansiosi di farsi raccontare gesta disperate,/la vecchia Menzogna: Dulce et decorum est/Pro patria mori» . © Wole Soyinka (traduzione di Licia Vighi)

 

Corriere della Sera 26.6.11

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