Nietzsche, profeta senza enigma
Fu un erede della cultura classica tedesca insofferente a bugie, ipocrisia e illusioni
Ma Così parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche è opera filosofica o
profetica? L’inizio di una nuova mitologia o il sogno di un solitario
innamorato dei greci? Una risposta non c’è, ma si può cominciare a cercarla
ricordando quanto scrisse quell’esibizionista di Thomas Edward Lawrence, agente
segreto, militare, archeologo, autore de I sette pilastri della saggezza, noto
ai più come Lawrence d’Arabia: lo considerava uno dei cinque libri titanici
dell’umanità. Noi aggiungiamo che è una sorta di vangelo della purezza,
concepito per combattere quello cristiano, fondato invece sulla caritas; in
esso si canta l’esaltazione della vita nella sua tragica caducità, contro ogni
forma di trascendenza. Il nome dello studioso che ci ha suggerito tali parole?
Sossio Giametta. A sua cura è appena uscita una notevole edizione di Così parlò
Zarathustra, con saggio introduttivo e un commento senza eguali (Bompiani, «Il
pensiero Occidentale», testo a fronte, pp. 1.228, 30).
Oltre ad aver curato edizioni di Schopenhauer, Spinoza e Goethe, Sossio
Giametta è autore di numerosi libri e dagli anni Cinquanta si occupa di
Nietzsche. Formidabile conoscitore del tedesco, Giorgio Colli e Mazzino
Montinari lo chiamarono nel gruppo che a Weimar lavorò sui manoscritti del
filosofo, realizzandone la prima edizione critica, oggi punto di riferimento.
Di Nietzsche ha tradotto e chiosato otto volumi per Adelphi, tre nei «Classici»
Utet, nove nella Bur, un Ecce homo per la Biblioteca di via Senato di Milano. E ora questo
Zarathustra dal superbo commento.
I più accreditati esegeti amano ripetere che Nietzsche è autore difficile; Curt
Paul Janz e Karl Jaspers, Rüdiger Safranski o il fascinoso poeta e scrittore
Gottfried Benn credettero che non bisogna cercare di capirlo, giacché non è
riducile. Giametta sostiene l’opposto. Sottolinea che c’è un criterio unitario
che lo spiega: questo pensatore, di animo nobile, fu un erede della cultura
classica tedesca insofferente a bugie, ipocrisia e illusioni. Il meccanismo che
muove le sue idee è la ribellione contro le falsificazioni (da intendersi:
sistemi filosofici, religioni, tradizioni, istituzioni). Con una radicalità scevra
da compromessi, ha creato un terremoto. Atteggiamento — vera e propria
dismisura teutonica — che lo portò a risultati disastrosi. Si mise in mente di
scrivere un’opera fondamentale per porsi accanto ai sommi, ma naufragò in quel
marasma di frammenti che è la
Volontà di potenza. Giametta lo vede più come moralista e
poeta nutrito di pensiero tragico, giacché non possedeva i mezzi del filosofo
nel senso concettuale del termine. Puntò tutto sulla vita nella sua caducità —
i tentativi contrari portano al nichilismo — con la medesima lealtà del figlio
che non giudica la madre. Era, tra l’altro, convinto che da Copernico in poi
l’uomo rotoli dal centro verso una «X», e questa incognita sarebbe la realtà,
che non è pensabile, non è conoscibile.
Negando la realtà come una qualsiasi costituzione stabile delle cose, Nietzsche
ritenne che la verità non esiste, e quella che chiamiamo con questo nome è
l’errore di cui abbiamo bisogno per sopravvivere. Si scagliò contro la logica
considerandola una macchina autoaffermativa, che rende pensabile quello che
tale non è, ovvero la realtà. Giametta ricorda un altro elemento per il quale
resta un enigma: si è notato che seguì un percorso strettamente solitario e
filosofico, ma non si è capita la sua coincidenza con la crisi dell’Occidente.
Nietzsche, tolto il valore a realtà e verità, afferma il bisogno di gerarchia e
selezione naturale; urta gli animi ricordando che è necessaria la schiavitù
come condizione di ogni alta civiltà, anzi è indispensabile per il suo
innalzamento; esalta lo sfruttamento, accetta la sopraffazione. Se si viola il
gioco selvaggio della natura, si impedisce la nascita della grandezza.
Trasfigurò la crisi storica del mondo occidentale in visione poetica,
dionisiaca; ma, così facendo, l’ha legittimata, accelerata.
Nietzsche non fu il precursore ma il costruttore del cuore del fascismo.
Corriere della Sera 6.9.10

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