Mite agnello redentor Che toglie i peccati del mondo
Perle dalla rete
Al mondo siamo sei, massimo sette miliardi, ciascuno con i suoi problemi: ciò
che tutti ci consola è la possibilità di prendercela con chi è messo peggio di
noi.
Di solito si tratta di islamici.
Gli islamici sono appena un miliardo, e se date un'occhiata al planisfero vi
rendete conto che stanno proprio in mezzo, di modo che di solito le prendono un
po' da tutti; e probabilmente se le meritano. Un po' per quel colore della
pelle che non è bianco né nero, è... ambiguo; e poi quel profeta ultimo
arrivato che nessuno ha visto in faccia, quelle usanze demodé, insomma con gli
islamici vai sul sicuro: tu intanto dàgli addosso, ché un motivo si trova
sempre.
E tuttavia, è inevitabile che a furia di prenderle diventino un po' nervosi.
Fortunatamente in mezzo a tutto quel miliardo di islamici (che visto da vicino
fa un po' spavento, dico, un miliardo! Tutto insieme!) c'è una nazione
minuscola di cinque milioni di ebrei; si chiama Israele, e quando gli islamici
vogliono sfogarsi possono sempre cominciare una guerra santa. Le fanno spesso
nei giorni di festa, vecchio scherzo che funziona sempre.
Col tempo tuttavia anche i cinque milioni di israeliani
hanno cominciato a seccarsi. E certo, in mezzo a un miliardo di islamici
possono sembrarti pochi, ma visti un po' da vicino, son pur sempre cinque
milioni... però non sono sparsi in modo omogeneo; infatti all'interno del loro
Stato c'è un territorio che non è proprio uno Stato, dove vive un altro popolo:
si chiamano palestinesi, e quando Israele è nervoso corre a mazzolarli, è una
gran valvola di sfogo.
I palestinesi però sono un popolo fiero, e quando hanno iniziato a prenderne
troppe dall'esterno, si sono guardati dentro, chiedendosi: c'è qualcuno più
piccolo di noi che possiamo a nostra volta mazzolare, al fine di sbollire la
nostra troppo giusta ira? In effetti qualcuno c'è: nel bel mezzo dei territori
dove vivono milioni di palestinesi (e visti da vicino sono tanti!) c'è... ma
sì, c'è ancora qualche piccolo villaggio superaccessoriato dove alloggiano
coloni ebrei, alcune centinaia. E quindi questi palestinesi cominciano a tirare
razzi ai coloni ebrei.
I quali non è che sopportino sempre pazientemente. Per esempio c'è questo
insediamento di coloni a pochi km. da Betlemme, dove vive Jesse, che di
mestiere fa il pastore. Allora, quando un razzo
palestinese atterra nella fattoria di Jesse, a pochi metri dal lettino della
figlia, cosa fa Jesse? Entra nel recinto delle sue pecore e si mette a
prenderle a calci: poi sta meglio. In pratica è come se tutta la rabbia e la
frustrazione dell'umanità andassero a finire nel recinto delle pecore di Jesse.
Ma l'umanità non è la fine di tutto: infatti anche le pecore di Jesse non è che
accettino pazientemente la loro missione purificatrice. Appena Jesse se n'è
andato, cominciano le discussioni: pee-e-rché le pre-e-endiamo se-e-empre? Cosa
abbiamo fatto di male? C'è chi dice che è colpa dei loro pe-e-eccati.
Altre rispondono, ma quali pe-e-eccati? Non facciamo niente di male, siamo tutte
fedeli al nostro montone (anche pe-e-rché è l'unico del villaggio), al sabato
ci asteniamo dall'erba grassa, e quindi?
Forse si tratta di un pe-e-eccato originale, siccome la prima pecora nel
Paradiso Terrestre brucò dall'aiuola del Be-e-ene e del Male, benché il Signore
gliel'avesse espressamente....
“Son tutte balle”, dice a un certo punto una del mucchio. “Non esiste nessun
peccato originale: sapete cosa esiste invece? La pecora nera, che ci rovina la
reputazione a tutte quante”.
Le pecore si voltano verso Azazel, l'agnello dal manto un po' più scuro delle
altre, che in effetti qualche zoccolata se la merita, anche solo per
quest'ambiguità cromatica... e poi sta sempre zitto, non si sa mai a cosa
pensa... insomma, la circondano, loro sono tante, lui è solo, e dopo un po' il
suo manto grigio comincia a screziarsi di rosso sangue, l'agnello nero crolla
in un angolo, e il morale del gregge è di nuovo alto.
Azazel guarirà - non è mica la prima volta che le prende, né sarà l'ultima. Si
tratta ora di capire a chi tocca dopo di lei: a chi passerà inconsapevolmente
il fardello di tutto il male, tutto il dolore, tutta la frustrazione
dell'umanità. Potrebbe pestare un agnellino, o pianificare lo sterminio di una
specie d'insetti, qualsiasi cosa. In fondo non è che un anello di una catena
infinita che va dalle nebulose agli organismi unicellulari: ovunque ti guardi è
pieno di entità più grandi che ti circondano e te la fanno pagare per qualcosa
che viene da fuori, e adesso tocca ad Azazel.
Azazel invece non fa niente, non gli interessa. Non è che non gli dispiaccia
essere odiata dai suoi simili, però non abbastanza da rifarsi contro qualcuno
più piccolo di lei. Può darsi che sia una regola universale, però Azazel non la
rispetta, si chiama fuori. Così il fardello di tutto l'odio, tutta la
sofferenza dell'umanità, finisce lì: in un recinto a poche miglia di Betlemme.
Quando Gesù Cristo tornerà, a giudicare i vivi e i morti, non credo che la
tirerà per le lunghe. Ci guarderà tutti quanti, scrollerà la testa e dirà:
scusate il disturbo, dov'è l'agnello Azazel? Ero venuto per lui. Se lo
caricherà sulle spalle e se ne tornerà al Padre suo, lasciandoci qui, alle
nostre contese sempre molto interessanti. Perché in fondo non ci meritiamo un
inferno peggiore di questo.

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