Meno emissioni: una via c'è
Il modo migliore per attivare questa strategia consiste nel ricorrere a un sistema di scambi commerciali per l'acquisto di quote di anidride carbonica (carbon credit trading system)
I combustibili fossili presentano molti aspetti
problematici: sono molto cari; sono fonte d'instabilità politica e di difficoltà
di approvvigionamento e a mano a mano che a livello globale il loro consumo
aumenta, i costi e le spese associate al loro utilizzo probabilmente
s'impenneranno ancora molto. Cosa ancora peggiore, implicano immensi e
insostenibili costi in termini di emissioni di anidride carbonica.
L'uso dei combustibili fossili - ai quali è riconducibile l'aumento delle
emissioni di CO2 - pare andare di pari passo con la crescita e lo sviluppo.
Rispetto ai paesi avanzati, il mondo in via di sviluppo ha sia bassi redditi
procapite sia bassi livelli procapite di emissioni di anidride carbonica.
Imporre rigide limitazioni all'aumento delle loro emissioni potrebbe ostacolare
pesantemente la crescita del loro Pil e pregiudicare gravemente la loro
capacità di tirarsi fuori dalla povertà.
Il mondo in via di sviluppo ha anche serie e giuste obiezioni per ciò che
concerne pagare di tasca propria un intervento di miglioramento del cambiamento
del clima. I paesi sviluppati sono collettivamente responsabili di gran parte
dell'attuale accumulo di CO2 nell'atmosfera, come pure di una significativa
quota (per quanto in lieve calo) delle emissioni annuali mondiali. Di
conseguenza - così sostengono i rappresentanti del mondo in via di sviluppo - i
paesi avanzati dovrebbero accollarsi in pieno la responsabilità di risolvere il
problema.
Limitarsi a un semplice scaricabarile delle responsabilità nei confronti dei
paesi avanzati, esentando i paesi in via di sviluppo dal dovere di limitare le
emissioni a loro volta, non porterà ai risultati voluti. Per avere successo,
una strategia finalizzata a combattere il cambiamento del clima deve essere non
soltanto giusta, ma anche efficace. Se si consente ai paesi in via di sviluppo
di crescere, e al contempo non sarà imposta alcuna riduzione alle loro
emissioni di anidride carbonica, nei prossimi 50 anni la media delle emissioni
procapite di CO2 in tutto il mondo raddoppierà, fino a quadruplicare quasi i
livelli ritenuti sicuri, a prescindere da quello che faranno in merito i paesi
avanzati.
Questi ultimi, da soli, non possono garantire il raggiungimento in ambito
globale di sicuri livelli di CO2. Limitarsi ad attendere che i paesi in via di
sviluppo in forte crescita recuperino il distacco con i paesi avanzati è ancor
meno una soluzione proficua. Di conseguenza, la sfida più grande e importante
per il pianeta è individuare una strategia che incoraggi la crescita nel mondo
in via di sviluppo, ma seguendo una strada che si prefigga di raggiungere
livelli sicuri di emissioni globali di anidride carbonica entro la metà del
secolo.
Comprendere in che modo perseguire questo obiettivo significa dissociare la
questione di chi debba pagare per gli sforzi più consistenti necessari a
frenare il cambiamento climatico dalla questione di dove debbano aver luogo
questi cambiamenti a livello geografico. In altre parole, insomma, se i paesi
avanzati assorbono le spese necessarie a ridurre le emissioni sul breve
periodo, mentre gli sforzi per ridurre le emissioni diminuiscono la crescita
delle emissioni nei paesi in via di sviluppo, il conflitto tra la crescita dei
paesi in via di sviluppo e il successo nella limitazione delle emissioni
globali può essere riconciliato, o quanto meno sostanzialmente ridotto.
Queste considerazioni indicano che nessun obiettivo di riduzione delle
emissioni dovrebbe essere imposto ai paesi in via di sviluppo, almeno
fintantoché non si avvicinano a livelli di Pil procapite paragonabili con
quelli dei paesi avanzati. Un corollario di importanza fondamentale per questa
strategia è il trasferimento della tecnologia su ampia scala ai paesi in via di
sviluppo, il che consentirebbe loro sia di crescere sia di ridurre le proprie
emissioni.
La comunità internazionale ha già accettato il principio di base in virtù del
quale i ricchi dovrebbero accollarsi la maggior parte delle spese connesse a
migliorare il cambiamento climatico. Il Protocollo di Kyoto ha fissato una
serie di "responsabilità comuni ma differenziate", che comportano
ruoli asimmetrici per i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, e con
obblighi per i paesi in via di sviluppo che si evolvono a mano a mano che essi
progrediscono.
Il modo migliore per attivare questa strategia consiste nel ricorrere a un
sistema di scambi commerciali per l'acquisto di quote di anidride carbonica
(carbon credit trading system) nei paesi sviluppati, in modo tale che ciascun
paese avanzato si veda assegnare una determinata quantità di permessi in base
ai quali definire i propri livelli ammissibili di emissioni. Se un paese
supererà tale livello, dovrà acquistare ulteriori permessi da altri paesi che
riescono a raggiungere l'obiettivo di contenere le proprie emissioni al di
sotto dei livelli autorizzati. Ma un paese avanzato potrà anche impegnarsi a
ridurre sostanzialmente i livelli di emissione nel mondo in via di sviluppo e
così guadagnare ulteriori permessi pari al valore complessivo dei risultati
raggiunti nella riduzione delle emissioni (consentendo così di rilasciare
maggiori emissioni in casa propria).
Un simile sistema innescherebbe un'accanita caccia
imprenditoriale alle migliori opportunità di riduzione a basso costo delle
emissioni nei paesi in via di sviluppo, perché i paesi ricchi vorrebbero
sicuramente pagare meno abbassando le emissioni in altri paesi. Di conseguenza,
anche quest'opera di contenimento delle emissioni diverrebbe più efficiente, e
le stesse spese sostenute dai paesi avanzati produrrebbero riduzioni più
consistenti delle emissioni globali.
Per quanto riguarda i paesi in via di sviluppo, pur non avendo espliciti permessi
o obiettivi fintantoché non raggiungeranno lo status di paese sviluppato,
saprebbero che a un certo punto (per esempio quando le loro emissioni di CO2
raggiungeranno i livelli medi dei paesi sviluppati) entreranno anch'essi a far
parte del sistema globale di limitazione. Ciò fornirebbe loro un incentivo
anche prima di raggiungere quel momento preciso, esortandoli a prendere
decisioni in materia di definizione dei prezzi energetici e di efficienza che
nell'insieme ridurrebbe in ogni caso la crescita delle loro emissioni senza con
ciò ostacolare la loro crescita economica, estendendo quindi il periodo di
tempo durante il quale i livelli delle loro emissioni rimarranno privi di
vincoli.
Il conflitto tra paesi sviluppati e in via di sviluppo per le responsabilità
legate alla riduzione delle emissioni di Co2 non dovrebbe in ogni caso
pregiudicare la possibilità di raggiungere un accordo globale. Una soluzione
equa è sicuramente complessa, quanto è complesso del resto il cambiamento del
clima stesso, ma per lo meno è sicuramente possibile.
(Traduzione di Anna Bissanti)
http://www.ilsole24ore.com 24 novembre 2009

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