Maria la ribelle che con un sì rovesciò le regole
Il paradosso della Madonna è stato trasformarla in icona della passiva docilità, mentre il suo percorso è quanto di più distante dall’ordine patriarcale
Maria di Nazareth è la persona che ha subito il torto piú grande nel dipanarsi
di questa colossale struttura di dominio. È stata strumentalmente trasformata
in icona della piú passiva docilità, in muta testimonial del silenzio-assenso,
e ha finito in modo paradossale per essere proposta come esempio luminoso di
donna funzionale ai piani altrui, lei che i piani altrui li aveva sovvertiti
tutti senza pensarci su neanche un istante. Il sí di Maria all’annunciazione
andrebbe studiato in tutte le circostanze in cui si ragiona di donne, perché è
quanto di piú distante dall’ordine patriarcale si possa sperare di vedere.
Immaginiamola nel suo contesto questa ragazzina forse sedicenne, ipotetica
figlia di un padre che aveva ancora potestà su di lei, e certamente legata a un
promesso sposo che quella potestà l’avrebbe invece avuta a breve. Immaginiamola
ricevere la piú misteriosa delle visite, e sentirsi dire che presto avrà un
figlio. Non è un ordine quello che riceve Maria dal messaggero misterioso, ma
una richiesta importante, una di quelle che in un sistema patriarcale si
avanzano al padre, non
certo alla figlia. Il Signore annunciò ad Abramo, e non a Sara, che sarebbe
rimasta incinta di Isacco. Fu Zaccaria e non Elisabetta a ricevere l’annuncio
della gravidanza in tarda età di quel figlio che poi sarebbe diventato Giovanni
il Battista. Invece questo misterioso visitatore non rispetta le regole, evita
tutti i passaggi rituali del sistema tribale giudaico per rivolgersi
direttamente a Maria, rendendola soggetto protagonista della scelta che più la riguarda,
come è giusto oggi, ma come non era certo normale nel I secolo.
L’angelo del Signore è un anticonformista, ma la fanciulla d’Israele non ha
certo la stessa autonomia. Una fanciulla per bene davanti alla proposta
sconcertante di restare incinta senza conoscere uomo avrebbe dovuto nel
migliore dei casi rifiutare, nel peggiore chiedere tempo. Dire qualcosa di
molto assennato e prudente, tipo «ne parlo con mio padre». Oppure con qualcuno
piú grande, più esperto, più potente. Poteva parlarne con il suo promesso
sposo, per esempio. Se la fidanzata deve restare incinta per opera dello
Spirito Santo, forse sarebbe meglio che il futuro sposo ne sia prima informato.
Maria si guarda bene dal fare tutto questo. Se l’angelo è un anticonformista,
lei lo è di piú. Per questo non accetta subito, ma si permette anche gli spazi
della trattativa; al messaggero del Signore osa chiedere persino spiegazioni:
«Come è possibile?». Lui è paziente, molto più paziente di quanto non sia stato
con l’incredulo Zaccaria, e le annuncia le modalità con cui può avvenire il
prodigio. Evidentemente per lei sono sufficienti, perché alla fine dice il
famoso sì: «Sia fatto di me secondo la tua parola».
Il sì di Maria sarà suonato molto bene nell’alto dei cieli, ma a tutti gli
effetti nella terra degli uomini restava un suicidio. Essere rimasta incinta
prima di andare a stare nella stessa casa con il promesso sposo non era un
fatto che consentisse molte interpretazioni: o lui non l’ha rispettata fino
alle nozze, o lei si è concessa a qualcun altro. La gente forse avrebbe pensato
che fosse vera la prima ipotesi, e sarebbe stato già molto grave, ma Giuseppe
avrebbe pensato sicuramente alla seconda, e questo poteva significare solo una
cosa per Maria: pietre. Persino una ragazza tanto sciocca da accettare
l’offerta del messaggero del Signore a questo punto sarebbe tornata in sé e
sarebbe corsa dal padre, dal fidanzato, dallo zio, dal sommo sacerdote o da una
donna più vecchia per raccontare che cosa era successo, cercando di farlo
capire e accettare prima che cominciasse a vedersi sul suo corpo. Eppure Maria
non fa nulla di tutto questo. Si tiene il suo segreto, la sua visita misteriosa
e il suo bambino che le cresce nel ventre, e non dice niente a nessuno. Anzi,
fa proprio quello che potrebbe aumentare agli occhi di tutti la sua
colpevolezza: si mette in viaggio e va a trovare sua cugina Elisabetta, l’unica
che si accorgerà che è incinta.
Quando tre mesi dopo Maria torna a casa, la pancia è abbastanza grande perché
anche Giuseppe la veda; solo il suo buon cuore farà scartare al falegname di
Nazareth l’ipotesi di farla ammazzare a colpi di pietra per adulterio. Sarà un
sogno a distoglierlo dalle idee di ripudio e a convincerlo che quello che sta
avvenendo è volere di Dio: da quel momento lui di Maria e del suo bambino
misterioso diventerà il protettore più scaltro e attento. Ma in tutto questo
Maria ha fatto solo quello che ha voluto, nei tempi e nei modi che ha deciso, a
condizioni stabilite da lei, costringendo di fatto a piegarsi alla sua libertà
di dire sì tutto il sistema che la circondava e pretendeva di dettarle legge.
Affonda anche qui l’originaria natura destabilizzante del cristianesimo e Maria
lo capisce molto bene. Il canto liberatorio del Magnificat che l’evangelista le
mette sulle labbra a casa della cugina Elisabetta rappresenta a tutti gli
effetti un inno al sovvertimento dello status quo. Il Dio che ha rovesciato i
potenti dai troni e ha innalzato gli umili ha anche destabilizzato una volta
per sempre la gerarchia patriarcale tra l’uomo e la donna, facendo di una
ragazza la massima complice della salvezza del mondo.
Quel Dio ha fatto di lei, l’ultima delle ragazze di Israele, una il cui nome
sarà benedetto da tutte le generazioni a venire. Maria può permettersi di
cantare quelle parole perché con il suo sì ha fatto saltare il tavolo, ha
stabilito le condizioni del riscatto, ha voltato la carta della storia di
Israele e non c’è più nessuno che potrà farle credere che qualcosa non è
possibile a una donna. Con una simile madre non c’è da stupirsi se Cristo per
tutta la sua vita pubblica ha usato alle donne un’attenzione altrettanto
anticonformista rispetto al contesto in cui è vissuto. Non c’è niente come la Scrittura per rivelarci
quanto sia falsa l’idea di Maria che vogliono darci a bere come docile e
mansueta, stampino perfetto di tutte le donnine per bene.
l’Unità 13.5.11

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